Non è la prima volta che la pausa invernale “colpisce” i piloti del motomondiale (e non solo loro), con cadute più o meno gravi durante sedute di allenamento con moto da cross o anche moto da strada, da motard, dirt-track, go kart, auto da rally, mountain bike ecc. La guigne non guarda in faccia nessuno e, abbiamo visto, dopo Nicky Hayden mette momentaneamente ko Andrea Dovizioso. Solo “sfiga” o i piloti se le vanno proprio a cercare?
Forse la risposta sta a metà strada: la sfortuna evidentemente ci mette lo zampino, ma spesso anche fior di campioni si fanno prendere la mano, con sedute di allenamento da far sembrare passeggiate l’ultimo giro di un GP vinto in volata. In un certo senso è come se un campione di pugilato esagerasse in allenamento sul ring e venisse messo ko dal proprio “sparring partner”, magari a pochi giorni da un incontro per il titolo.
Anche in altre epoche noti campioni di velocità si allenavano con moto da cross: uno su tutti Renzo Pasolini (per altro già valente crossista). Più volte chi scrive queste note ha … “assistito” l’occhialuto fuoriclasse riminese – all’epoca driver ufficiale Benelli- impegnato con una MotoBI 250 trasformata, sul campo cross di Vallugola, nel pesarese a ridosso di Gabicce Monte. Il Paso faceva davvero i numeri tant’è che alla fine la moto veniva caricata su un furgone della Casa e riportata malconcia in fabbrica.
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Ci imponiamo di andare oltre la fortissima commozione e il dolore immenso per la perdita di un ragazzo straordinario e di un campione di razza quale è stato Marco Simoncelli. Una caduta in gara stavolta ha avuto un tragico epilogo. La dinamica dell’incidente è chiara, specie osservando la sequenza di immagini dal “davanti”. L’analisi della telemetria dovrebbe dare ulteriori chiarimenti per capire se dopo la caduta il rientro al centro e poi alla destra della pista della moto e del pilota è stata la conseguenza di una spinta impressa dall’elettronica (in pratica dando di nuovo gas e quindi dando trazione alla ruota posteriore che a sua volta ha spinto la moto all’interno dell’asfalto) o la conseguenza del fatto che Marco ha tenuto il gas “aperto” con la moto a terra fin quando è stato investito dagli altri due.
Solo fatalità? Per alcuni sotto accusa sono le attuali tecnologie delle moto. Per altri, l’imputato è solo il motociclismo, la colpa è delle corse. L’incidente mortale di Sepang è l’ultimo di una lunghissima serie di tragedie del motociclismo. L’elenco, purtroppo, è molto lungo e dopo ogni incidente mortale sempre sono esplose feroci polemiche riproponendo gli stessi interrogativi sulla sicurezza e sui rischi delle corse.
Ieri a Sepang, lo ribadiamo, è stata una tragica fatalità a innescare la carambola che ha tolto la vita a Marco: attribuire la colpa a qualcuno è assurdo. Vada a Colin Edwards e a Valentino Rossi la nostra piena solidarietà e l’affetto di tutti gli appassionati. Negli ultimi anni, grazie anche alla Dorna che ha imposto agli organizzatori le richieste dei piloti e dei Team, è stato fatto molto per la sicurezza delle corse. Si può fare ancora di più? Si può fare meglio? Sì. Ma solo se si va alla radice dei problemi interrogandosi sull’identità del motomondiale, in primis della MotoGP: il riferimento alle potenze dei motori, alla cilindrata, all’elettronica, alle gomme è importante ma è solo un aspetto delle corse attuali, basate sostanzialmente sul business, a cui tutto viene sacrificato.
Fotosequenza caduta Simoncelli a Sepang
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Come al solito le giornate di festa mietono più vittime sulle strade di qualsiasi altro weekend dell’anno. I giorni attorno ferragosto sono da sempre a rischio perchè in tanti affollano le strade e autostrade, e soprattutto molti scelgono la moto come mezzo per il divertimento e il viaggio. Nello scorso fine settimana, gli incidenti sono stati meno rispetto al 2010, 756 contro 966, ma incredibilmente il tasso di mortalità è salito, con 31 morti dei quali il 70,4% sono motociclisti. Nel 2010 i decessi sono stati appena 20.
Il 33,3 % dei sinistri mortali è derivato da perdita di controllo del veicolo da parte del conducente. I sinistri mortali verificatisi nella fascia oraria notturna 22/06 sono stati 8 con 11 deceduti. Delle 31 vittime 14 avevano un’età inferiore ai 30 anni. Nell’ultimo fine settimana Polizia Stradale ed Arma dei Carabinieri hanno attivato i consueti dispositivi di prevenzione e di vigilanza stradale impiegando in totale 35.724 pattuglie. Le stesse hanno proceduto alla contestazione di 19.722 violazioni del Codice della strada, con 903 patenti di guida e 505 carte di circolazione ritirate.
via | Asaps

Il sito dell’ASAPS ci fornisce sempre interessanti studi riguardo la sicurezza stradale in italia, e generalizzati o no, riguardano sempre anche noi motociclisti che sulla strada abbiamo gli stessi diritti degli altri utenti. L’ultimo, preoccupante dato riportato dal portale sulla sicurezza riguarda i casi di pirateria stradale, in aumento addirittura del 39% nel primo semestre 2011.
Nello specifico sono stati ben 347 i casi registrati, che hanno lasciato sulle strade 55 morti (+44,7%) e 418 feriti. Sono già 67 le vittime a fine luglio. Come dire più di 2 morti e 16 feriti per ogni settimana. Nello stesso periodo di riferimento del 2010 si erano registrati 249 eventi che avevano provocato 38 vittime e 346 feriti. Gli incidenti con lesioni significative sono stati invece 293, mentre nel 2010 erano stati 212: 81 eventi in più, pari ad una crescita del 38,2%, con 418 accessi al pronto soccorso, rispetto ai 346 del precedente periodo di rilevazione (+20,8%).
Il 66,3% degli autori identificati è stato rintracciato ed identificato, e il 20% di questi ha commesso il crimine in stato d’ebbrezza, 17% invece la percentuale di quelli sotto effetto di stupefacenti. Gli arresti sono stati 77, 12 in meno rispetto al 2010, mentre sono stati denunciati a piede libere il 66,5%. Altro elemento non trascurabile è la nazionalità, gli stranieri immigrati o turisti che commettono episodi di pirateria sono passati dal 24,1% del primo semestre 2010 al 23,5% dell’ultimo periodo disponibile, mentre aumentano le donne in fuga a seguito di un incidente, ora salite al 9,1% del totale.
Non sappiamo in quale percentuale i dueruotisti sono vittime, e in quale invece carnefici, ma ci rendiamo conto che il problema - seppure in maniera più limitata - è esteso anche all’utenza delle due ruote, che pagano il prezzo più alto quando vengono coinvolti in incidenti per colpa di pirati stradali. Bastano più controlli? E’ notizia di questi giorni, che il governo sta prendendo seriamente in considerazione l’introduzione del reato di omicidio stradale, che ci sentiamo di appoggiare a pieno.
Nel variegato mondo delle competizioni a due ruote esistono anche le gare riservate ai cancelli, in questo caso si parla di Harley Davidson 883 di circa 20 anni fa, quando negli stati uniti (e dove se no?) si correva il monomarca 883 Road Racing Series. Sbacchettate ovviamente finite male, gomme e sospensioni che non tengono a centrocurva e impossibilità di riprendere il controllo una volta perso. In questo video possiamo osservare tutto quello che una moto da competizione non dovrebbe mai fare.
Per fortuna i tempi sono cambiati, e le gare riservate alle Sportster continuano ad esistere ma ad un livello totalmente diverso: L’XR1200 Trophy è figlio di questo campionato e di tante altre sperimentazioni fuorilugo ma finalmente gli appassionati di HD possono vivere l’esperienza di correre con mezzi decisamente più adeguati.

L’estate come al solito ci porta le peggiori notizie su incidenti stradali mortali e non, ma questo weekend ha superato anche tutte le statistiche degli ultimi due anni, con un record negativo che riguarda gli incidenti rilevati da Polizia Stradale e Carabinieri sulle strade della nazione: 980 incidenti, 827 feriti e 40 morti, ai quali si dovrebbero aggiungere quelli rilevati dalle polizie locali.
Per quanto riguarda la nostra sola categoria, i motociclisti morti nel weekend sono 25, ovvero il 66% del totale. Quest’anno solo nel primo weekend di giugno è stato superato questo valore con 27 incidenti mortali. 10 di questi 25 sfortunati, sono giovani sotto i 30 anni, e 17 dei 40 decessi totali sono accaduti nelle ore notturne, un dato che l’ASAPS fa bene ad evidenziare come sproporzionato per il traffico di quelle ore.
Ironia della sorte, proprio il weekend appena trascorso è stato scelto dai motociclisti come giornata nazionale contro i guard rail assassini. Abbiamo visto molti motociclisti con il nastro rosso ma a quanto pare il fato gioca sempre in modo scorretto. La colpa, ovviamente, non è solo dei guard rail e delle condizioni dell’asfalto, ma anche del sovraffollamento delle strade (da parte sia di auto che moto) e della condotta spesso irrispettosa di alcuni motociclisti.
Questo non significa che la battaglia per una migliore condizione delle nostre strade non debba essere combattuta, e allora ben vengano i fiocchi rossi, le raccolte di firme e i cortei di motociclisti. Le istituzioni prima o poi dovranno ascoltarci.
L’ultimo rapporto dell’ASAPS sottolinea l’andamento delle statistiche sugli incidentri stradali che hanno coinvolto le due ruote nel primo semestre dell’anno. Il 2011 fa registrare un calo del numero di sinistri rispetto allo stesso periodo del 2010, ma il numero dei morti sulle strade è salito, con un leggero aumento rispetto al 2010.
Entrando nel dettaglio, i dati forniti da Polstrada e Carabinieri parlano di 19.736 incidenti stradali, in calo del -13,7% rispetto ai 22.863 sinistri nei primi sei mesi dell’anno scorso. Positivo anche il dato dei feriti, che sono stati 2.218 in meno, pari al -12,5%: 15.500 contro 17.718 del 2010. Non solo, perchè in senso assoluto, abbiamo una diminuzione del -9,4% degli incidenti mortali, che diventano -15,9% nel caso dei giovani sotto i 30 anni.
Non va tanto bene, invece, per la nostra categoria, i motociclisti, che nella prima metà dell’anno hanno registrato 191 decessi contro i 188 del 2010. 3 motociclisti morti in più sulle strade, che sembrano molti di più considerando l’andamento positivo delle statistiche nazionali degli incidenti. Come al solito, la categoria dei dueruotisti continua con il trend negativo, ma escludendo le cause di decesso per velocità elevata, dove sono le istituzioni? io vedo ancora tutti i guard rail ghigliottina e buche grosse come crateri nelle strade.
Forte e duplice il dispiacere nel team San Carlo Honda Gresini: sia per il contatto con Pedrosa e che è costato allo spagnolo la frattura della clavicola, sia per il mancato risultato ampiamente alla portata del Sic. La buona fede del pilota si legge nelle sue parole e quando afferma di aver staccato nel solito punto e nell’aver anticipato Pedrosa nell’entrata in curva lasciando al pilota un metro di spazio. Nessuna polemica che alimenti ulteriori disappunti quindi ma sicuramente sulla penalità inflitta, conseguenza forse di quanto rumoreggiato nei giorni precedenti.
Marco Simoncelli - 5° - “Sono dispiaciuto per quello che è successo per il risultato mancato e che era alla mia portata e soprettutto per il fatto che a causa dell’incidente Pedrosa si sia fatto male alla spalla. A mio parere la dinamica dell’incidente è andata così: Pedrosa era un po’ in difficoltà ed infatti in soli tre giri lo avevo avvicinato e superato, poi nel dritto mi ha risuperato ed io non volevo resistergli intenzionalemente, infatti dalla telemetria si legge che ho staccato nel punto esatto dei giri precedenti però credo che lui abbia frenato molto prima ed io mi sono trovato all’esterno, entrando in curva, davanti a lui. Io non lo volevo chiudere e gli ho lasciato un metro dal cordolo per poter entrare ma ho visto che si è scomposto e malgrado io abbia tentato di radrizzarmi mi ha toccato nella gamba e nella ruota dietro perdendo l’equilibrio e andando per terra. Ripeto mi dispiace e sulla penalizzazione non voglio fare assolutamente polemica anche se ritengo che sia una conseguenza di tutto il rumore che si è fatto nei giorni precedenti.”
Fausto Gresini - “Io principalmente credo nella buona fede del nostro pilota. E’ un incidente di gara che può accadere e sicuramente non voluto nel momento in cui Marco dopo aver recuperato aveva superato Pedrosa e credo che ci sia l’involontarietà nell’l’incidente. Naturalmente siamo fortemente dispiaciuti soprattutto per il fatto che Dani si sia fatto male alla spalla. Non ci voleva e penso che tutte le polemiche di questi giorni hanno alimentato ed alimenteranno una situazione non certo piacevole. Non ci voleva perché Marco avrebbe ampiamente meritato il podio e questo secondo. Purtroppo ancora una volta per motivi diversi non lo ha realizzato e mi auguro che possa centrare l’obiettivo a Barcellona. Bene Aoyama che continua a raccimolare punti preziosi facendo buoni progressi.”

Se per le auto la situazione dei sinistri è molto positiva, con un netto calo di feriti e morti rispetto al primo periodo del 2010, non possiamo dire lo stesso di moto e ciclomotori. Il precoce arrivo della primavera ha portato molti motociclisti sulle strade, e tantissimi incidenti in più nel primo quadrimestre dell’anno. I dati sono a dir poco allarmanti, e forse non basta il bel tempo a giustificare un +34,4% di incidenti mortali.
I dati sono stati rilevati fino allo scorso weekend, con un conteggio di 86 sinistri mortali con moto/scooter/ciclomotori coinvolti, ovvero 22 in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, un aumento di 1/3. Solo negli ultimi 3 weekend sono morti sulle strade rispettivamente 12, 11 e 9 motociclisti, che corrispondono al 57% e 48% di percentuale di morte sul numero complessivo degli incidenti. Un dato decisamente allarmante.
L’Asaps, che ha condotto lo studio, non da tutta la colpa al clima favorevole, ma punta il dito anche contro le infrastrutture. Guard rail, buche, segnaletica insufficiente e chi più ne ha più ne metta. Ovviamente lo stato non sembra lavorare tanto per garantire la sicurezza sulle nostre strade, e la situazione peggiora di anno in anno.
Ma un appello al buonsenso di chi va in moto è giusto rivolgerlo. E’ difficile privarsi del divertimento di una sana sgroppata quando le curve si fanno fitte e l’asfalto tiene, con qualsiasi mezzo abbiamo sotto, ma tenere il cervello sempre acceso e mai esagerare ci sembra il miglior consiglio, forse l’unico che possiamo dare senza fare prosopopea.
Fra le mille emozioni del terzo GP della stagione Superbike, ovviamente, ci sono i piloti che ad uno scarso punteggio conseguito associano un brutto voto in pagella. Senza rimescolare i voti che già abbiamo dato, ci limitiamo ad analizzare le performance deludenti di alcuni protagonisti, in un round che ha brillato per la grande impresa dei piloti di testa e ci ha fatto dimenticare gran parte dei piloti presenti in pista.
Perchè se proprio dobbiamo trovare del marcio ad Assen, dobbiamo andare a guardare i distacchi. In Gara1 abbiamo visto una bella bagarre nei due gruppetti formatisi in testa, distaccati fra loro di poco per la maggior parte della gara, mentre in Gara2, fra il primo e il quinto classificato (Haslam), sono trascorsi ben 15 secondi. In entrambi i casi le volate tipiche di questo round sono venute a mancare, e nonostante il grande spettacolo dato dalla coppia di testa negli ultimi giri, il resto del gruppone non ci ha emozionato particolarmente. Assen è diventato una laurea breve.
Team Liberty, quelli della Ducati color birra. Abbiamo assistito ad una sorta di sfortunato suicidio di coppia in Gara1. Vedere un team intero autoeliminarsi alla stessa curva durante lo stesso giro, fa sempre un certo effetto. La sfortuna ovviamente ci ha messo lo zampino, mentre Kuba, che sembrava così veloce in prova, ha deluso le aspettative rovinando anche la gara del compagno, in piena rimonta e recupero di forma dopo l’infortunio.