Il comunicato ufficiale Suzuki che annunciava l’addio alle corse della Casa di Hamamatsu ha destabilizzato il mondo delle corse, da quello della MotoGP a quello della Superbike. Non c’è solo in ballo una moto che compone la già risicata griglia della MotoGP, bensì l’ombra della crisi che sta sgretolando il castello di cartone e la perdita di un’altra casa ufficiale dalla classe regina del motociclismo ne è la riprova.
Il ritiro della Suzuki dalla corse in pista ha colpito come detto anche la Superbike. Francesco Batta, patron dello storico Team Alstare ha infatti a sua volta annunciato il ritiro dalla corse tenendo fede alla promessa fatta nell’estate scorsa “In SBK solo con la Suzuki oppure mi ritiro“. E’ un segnale forte, importante, che deve far riflettere i Flammini. Forse di doveva far qualcosa per supportare lo “squadrone” che per anni ha sostenuto e contribuito direttamente alla causa SBK.
L’idea della Suzuki è di tornare alle corse nel 2014. Il prossimo bienno consentirebbe alla Suzuki di concentrarsi sullo sviluppo di un nuovo competitivo prototipo per la massima categoria. Nello stesso comunicati la Casa giapponese ha annunciato che porterà avanti le attività legate al motocross e ad offrire il proprio supporto nelle gare su strada utilizzando moto di serie, ottenendo così l’omologazione FIM e la collaborazione con i suoi distributori di kit di sviluppo e componenti.
Ad ogni modo il comunicato dalla Casa di Hamamatsu parla di sospensione delle attività legate alle corse su pista per far fronte alle difficili conseguenze della grave crisi economica che ha colpito i paesi sviluppati, allo storico deprezzamento dello yen giapponese, e ai drammatici disastri naturali che hanno colpito il Sol Levante. Sarà vero? Forse, crisi economica permettendo… si, ma attenzione perchè potrebbe non essere l’unica casa/squadra a maditare il ritiro. Ne sapremo di più entro fine anno… stay Tuned!

Dopo il forfait della Suzuki, la MotoGP 2012 vedrà al via solamente tre Case ufficiali: Honda, Yamaha, Ducati. Anche il motociclismo non sfugge alla tenaglia della crisi economica internazionale che colpisce pure il Mondiale SBK e non lascia indenni i campionati di ogni livello e specialità. Il livello generale si abbasserà: minore spettacolo, quindi minore interesse da parte di media, pubblico, sponsor.
Il Motomondiale paga di più il peso della crisi perché la rivoluzione imposta dalla Dorna al massimo campionato iridato nato nel 1949 mostra oggi i suoi limiti. Di fatto si è puntato tutto sulla classe regina, cioè la MotoGP, alias Moto uno. Eliminate prima la 250 poi la 125 e devitalizzate la Moto 2 e la Moto 3 (intese poco più come classi monomarca depotenziate sul piano tecnico-tecnologico e su quello dei Marchi delle Case) per convogliare tutto l’interesse - e i soldi - su una sola classe regina, oggi senza più corona.
Se questa categoria non raccoglie il fior fiore di Marche e piloti mondiali, non riesce a fare da traino, il volano rallenta e tutta l’impalcatura ne risente e rischia di crollare. In altre epoche di crisi la massima cilindrata (500) è andata in pista con una sola Casa ufficiale (MV Agusta) guidate da uno-due piloti. Come reggeva il motomondiale? Con una 500 dove era scontato il vincitore (sempre un fuoriclasse che lottava contro se stesso battendo i record della pista) ma non il podio, per il quale lottavano 40 piloti con moto inferiori ma di almeno dieci Marche prestigiose. Soprattutto reggeva perché lo spettacolo, anche sul piano tecnico-tecnologico, era offerto dal ventaglio di cilindrate: 50, 125, 250, 350, tutte su un piano di pari dignità fra loro e con la 500.
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Le brutte notizie di solito arrivano come i temporali, annunciati da un tuono. Nelle competizioni motoristiche, specificatamente nel campo degli autodromi, tuoni e temporali da tempo avevano preannunciato crisi che puntualmente si stanno verificando. Oggi si parla dei bilanci fallimentari che mettono in discussione addirittura la vita di impianti storici e di grande prestigio quali il Nurburgring (Germania) e Jerez de La Frontera (Spagna). Motoblog ha già affrontato l’argomento.
Restando in Italia, per anni autodromi quali Imola, Monza, Misano, Vallelunga, Pergusa ecc. si sono divincolati in situazioni di gravi difficoltà economiche con cambi di gestione, di proprietà e anche con libri portati in tribunale. Per non parlare delle montagne di soldi pubblici erogati per coprire le voragini dei debiti e anche quelli per i “normali” contributi annui. Gli autodromi permanenti, chi più chi meno, sono in una situazione di pesante crisi, ne è la dimostrazione proprio il circuito di Imola che, dopo infiniti stop and go, nonostante la sua tradizione e bellezza, per sbarcare il lunario fa il Sonisphere Festival (musica heavy metal) ma non è più riuscito ad organizzare la Formula 1, e non solo.
Si sa che la crisi economica generale incide e morde anche nel mondo delle corse, dove oramai è tutto pericolante: Case, Team, Autodromi, Organizzatori, piloti ecc. Ma è tutta colpa della crisi economica mondiale? No. I costi delle corse, in questo caso del motociclismo, sono aumentati al di là di ogni ragionevolezza. Qui ci limitiamo al nodo autodromi e al rapporto con chi gestisce i mondiali e con chi organizza le singole tappe iridate. La ventata di novità portata nel motomondiale dalla Dorna con lo slogan “torta più appetibile per tutti” si è sgonfiata e oggi i conti tornano solo per la multinazionale del patron Ezpeleta e per qualche pilota.
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Questa infatti la proposta della Commissione Europea circa l’omologazione per le moto di cilindrata superiore a 125cc. Un passo addiritura azzardato in tempi di crisi come questi che stiamo attraversando. Già, perchè se da una parte è giusto uniformarsi alle normative comunitarie in tema di emissioni, lo è altrettanto per questioni di sicurezza che potrebbero ridurre sensibilmente gli incidenti. Ma a che prezzo? E’ proprio il caso di dirlo. Gli obiettivi del legislatore infatti lasciano poco tempo all’industria per adattare la produzione in un momento in cui tutto il settore sta accusando gli effetti della crisi economica.
A scendere in campo anche l’ACEM (Associazione Europea Costruttori Motocicli): “Temiamo che l’approccio della Commissione sia lo stesso adottato per l’automobile. Purtroppo nel nostro caso le risorse a disposizione sono considerevolmente inferiori e il mercato rischia di non assorbire prodotti che aumenteranno inevitabilmente di prezzo. I motocicli di domani, secondo la Commissione Europea saranno dunque meno inquinanti, più tecnologici ma anche più cari. “.
Lo scottante tema della nuova normativa UE sull’obbligatorietà dell’ABS per l’omologazione, verrà affrontato dall’ACEM proprio all’Eicma, dove i diversi esponenenti dei costruttori europei si riuniranno il 2 novembre in un workshop e presenteranno la propria posizione ai rappresentati dei ministeri.
via | Repubblica
Le ultime notizie riguardanti il bilancio Harley Davidson sono state a dir poco tragiche: nell’ultimo trimestre 2009 l’azienda ha segnato una perdita di ben 218 Milioni di Dollari, un risultato talmente negativo da aver indetto i boss di Milwaukee ad una completa ristrutturazione finanziaria dell’azienda, che nel trimestre appena concluso ha portato i suoi benefici.
Il profitto in positivo del primo quarto di 2010, è di 68,7 Milioni di Dollari, a conferma dell’ottimo lavoro svolto nella revisione dei bilanci e delle spese dell’azienda, che rimane comunque sotto del 18,2% rispetto allo stesso periodo del 2009. “Siamo incoraggiati dal nostro progresso nel primo trimestre” ha commentato Keith Wandell, presidente e CEO di HD.
“Stiamo effettuando dei miglioramenti nella nostra rete vendita, e seppure la crisi economica continua, crediamo di poter rimanere sulla stessa competitiva linea per tutto l’anno, e continueremo su questa linea di gestione del business” Conclude Mr. President.
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Yamaha nel 2009 ha vinto praticamente tutto: MotoGP, WSBK, WSS, Cross e chi più ne ha più ne metta. Benchè questo fattore abbia senza dubbio portato capitale fresco nelle casse, il 2009 è stato il peggior anno nella storia dei tre diapason: le perdite fatte segnare nell’ultimo bilancio sono le più importanti mai registrate nei 55 anni di storia; un piano biennale di ripresa è stato approvato ed entrerà in vigore da subito, per concludersi nel 2012.
Riduzione dei costi: questo è il leitmotif della nuova sfida Yamaha, che conta di ridurre le spese fino a 35 miliardi di Yen nel 2011 e 60 miliardi nel 2012. Come rendere tutto ciò possibile, lo spiega una lunga sequenza di nuovi progetti: riduzione dei siti di produzione, che passeranno da 12 a 7 in Giappone e da 10 a 7 nel resto del mondo; la chiusura delle fabbriche comporterà una riduzione della forza lavoro,e ai 1700 licenziamenti del 2009 seguiranno altri 1000 nell’anno in corso, precisamente 800 in Giappone e 200 in Europa.
Anche i manager verranno toccati dal provvedimento, e tutti i pezzi grossi dell’azienda troveranno un compenso mensile netto più basso nella busta paga: Bonus di produzione sospesi e una riduzione dal 15 al 30% della stipendio, a seconda della carica ricoperta. Putroppo anche molti dipendenti che non ricoprono ruoli importanti all’interno dell’azienda vedranno uno stipendio ridotto del 10%
Continua a leggere: Yamaha: approvato il piano biennale di riduzione dei costi
I test di Sepang sono stati scelti da Yamaha per lanciare la stagione 2010, con l’unveiling della nuova M1 nella mattinata e la conferenza stampa nel pomeriggio, che ha visto coinvolti i rappresentanti del Team Fiat Yamaha e del Team Tech 3, assieme alle figure pi˘ alte di Yamaha Racing.
L’esordio Ë stato istituzionale, con i vertici di Yamaha Racing che hanno risposto alle domande dei giornalisti riguardo il campionato che sta per partire: “La crisi economica ci ha messo in difficolt‡ - ha commentato Lin Jarvis - come Ë successo a tante altre aziende del nostro settore, soprattutto nel mercato europeo e americano. Nonostante ciÚ siamo in un momento positivo, e abbiamo nuovi sponsor per i nostri team che ci consentiranno di affrontare una stagione al massimo”
Entrambi i team manager del Fiat Yamaha team si sono dimostrati entusiasti della nuova avventura, soprattutto Wilco Zeelenberg, esordiente al comando del team di Jorge Lorenzo e motivato nella nuova missione: “tutto oggi Ë andato molto bene, abbiamo lavorato con Jorge quest’inverno per prepararlo fisicamente, facendo cross e altre attivit‡, ora siamo pronti ad affrontare la pista al massimo”