La seconda tappa del nostro viaggio fra le strade più belle della Sardegna ci porta verso la costa ovest, senza mai toccare l’acqua ma percorrendo le zone montuose dell’Iglesiente e del Sulcis, seguendo un percorso dal panorama e dalle curve mozzafiato, ripercorrendo le strade che un tempo erano ad uso esclusivo dei minatori, categoria ormai scomparsa dopo la chiusura di tutti gli impianti minerari della zona.
Nel primo dopoguerra l’industria mineraria sarda era in piena attività. L’isola è una delle più antiche terre emerse d’Europa, e l’unicità e antichità delle sue rocce ha portato alla nascita di numerosissimi impianti d’estrazione di piombo, zinco, argento e altri minerali pregiati. Con gli anni però è diventato sempre più difficile rimanere in attivo, e verso gli anni ’70 hanno cominciato a cedere le più piccole, che non riuscivano a far combaciare costi con ricavi.
Nel giro di qualche anno pure le più grosse miniere sarde hanno gettato la spugna, prima con una gestione privatizzata dell’Eni e poi con una gestione regonale e conseguente abbandono di tutte le strutture, che ora rappresentano uno degli esempi più interessanti di archeologia industriale d’Italia. Il nostro giro ripercorre i luoghi più rappresentativi dell’età dell’oro mineraria, in cerca dei ruderi e delle più belle testimonianze di un’epoca dimenticata.
Chilometri su chilometri, percorsi attraverso paesaggi mozzafiato, inseguedo strade dalle caratteristiche uniche, alla ricerca di meraviglie storiche e geografiche di una terra fin troppo sottovalutata dal punto di vista turistico, e più nel dettaglio di quello affrontato in moto. Quattro itinerari da fare almeno una volta nella vita, ma dimenticatevi delle spiagge dorate e del mare cristallino: il bagno nel mare più bello del Mediterraneo sarà soltanto un premio dopo aver affrontato l’entroterra e i rilievi montuosi della Sardegna.
Il primo itinerario percorre le strade del sughero nella prima parte, per poi arrampicarsi sulla parte ovest del Gennargentu e raggiungere la località di Tonara, famosa per il torrone di miele più buono del mondo, per poi riscendere e rituffarsi fra gli arbusti bassi e la macchia mediterranea del Sarcidano.
La nostra moto è stata la Honda CBF600S ABS, una fida compagna facile, leggera e dall’attidudine turistica, troppo spesso sottovalutata e relegata a semplice commuter. La realtà è che anche noi siamo partiti prevenuti con lei, salvo poi ricrederci e valutarla come una delle migliori soluzioni per affrontare il misto stretto senza fine dell’isola.
Honda ha recentemente presesentato al Salone della Moto di Parigi tre nuovissimi modelli: CBR1000RR Fireblade, XL700V Transalp e il CBF600 nella versione naked e semi-carenata.
Quelli che vedrete sono i nuovi video promozionali dei tre nuovi modelli. Il primo è quello della Fireblade. Nel seguito quello della XL700V Transalp e del CBF600.

La Honda CBF600 2008 (nelle versioni CBF600S, semicarenata, e la CBF600N, naked) è dotata do un motore più piccolo e brillante, derivato da quello che equipaggia la CBR600RR, con un innovativo telaio in alluminio (più leggero rispetto al precedente) ed un look più sportivo.
Con queste caratteristiche la CBF600 2008 ha scelto di sfidare direttamente le altre moto stradali di media cilindrata.
Il look è più snello, le prestazioni più vigorose e sono aumentate anche sportività e maneggevolezza.
Lo stile tipicamente europeo e le dimensioni snelle e filanti sono concepite per adattarsi “su misura” ad ogni tipi di motociclista.
Elevato è il comfort di guida anche sulle lunghe distanze. L’erogazione della potenza è ora più rapida, ma anche continua e (sempre) facilmente gestibile.
Nuda o semicarenata, la CBF600 si conferma la risposta ideale per un’ampia clientela, sia per coloro che si avvicinano per la prima volta ad una vera moto di media cilindrata oppure per chi preferisce guidarla nel weekend per fare mototurusmo. A seguire le caratteristiche tecniche.
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