Non ha neanche 20 anni Josh Herrin, l’americano che ha vinto la 200 miglia di Daytona. “Trovarsi davanti da solo è uno stato di pace difficile da descrivere - ha raccontato il pilota alla fine della gara - sentivo di non dovermi preoccupare di nulla“. Già nel 2009 aveva puntato alla vittoria alla Daytona 200 chiudendo secondo.
Diciassettesimo il primo italiano, Andrea Padovani, e diciannovesimo Dario Marchetti, entrambi su Ducati 848 ed entrambi a 3 giri dal primo. Al secondo posto Dane Secco su Yamaha e al terzo Steve Rapp su Ducati. Dopo il salto un video amatoriale lungo le strade di Daytona durante la Bike Week 2010.
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Tutto pronto per la 200 miglia della Bike Week di Daytona. Anche Dario Marchetti, dopo i buoni risultati ottenuti nei giorni scorsi, si prepara al gran finale. Il motore di serie che si è dimostarto sufficiente per la Battle of Twins e la Sound of Thunder, ora fatica parecchio.
“Abbiamo fatto un passo avanti nell’ultimo turno, quello in notturna - è il suo commento - ma siamo ancora lontani dai primi. Il problema principale è che manca velocità: nelle prove non sono mai riuscito a sorpassare qualcuno sul dritto, anche i piloti lenti quando aprono il gas mi vanno via. Lavorando sulla forcella abbiamo migliorato il grip e questo mi consente di guidare più aggressivo, resta un po’ di chattering ma è controllabile. Nel warm up proveremo anche una mappatura diversa e un intervento sul cambio che mi ha dato qualche problemino, e poi vedremo“.
C’è ancora un jolly da giocare, e sono i rifornimenti. “La mia moto consuma meno delle altre e il regolamento permette un serbatoio con mezzo gallone in più di capienza, penso di poter fare un paio di rifornimenti meno di loro. Visto che nella corsia box c’è un limite di velocità di 50 miglia, ogni sosta costa 50” e sono tanti. Potrebbe essere la chiave…“.
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La bicilindrica di Noale si è aggiudicata la gara che si svolge sulle montagne del Colorado (USA). La più famosa, massacrante e spettacolare gara in salita del mondo, realizzando il miglior tempo assoluto tra tutte le classi moto e lasciandosi alle spalle (di oltre 23 secondi) persino la vincitrice della categoria fino a 1200cc.
La Pikes Peak è, infatti, un banco di prova senza eguali per uomini e macchine. Da 2.835 a oltre 4.300 metri, in 20 chilometri di salita pazzesca, su asfalto e – nell’ultimo tratto – sullo sterrato (il mitico Devil’s Playground) di una delle montagne più alte degli Stati Uniti. 156 curve mozzafiato sempre sull’orlo del precipizio, fianco a fianco alle nuvole.
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