SBK: Bau-Bau disastro. Bautista-Ducati, addio mondiale?

Nelle corse chi cade quattro volte di seguito in otto gare perde un mondiale dopo averlo dominato nella prima parte di stagione e apre interrogativi sul reale valore del pilota e della moto

Se, come recitava l’antico adagio, “chi dorme non piglia pesci”, nelle corse chi cade quattro volte di seguito in otto gare perde un mondiale dopo averlo dominato nella prima parte di stagione e apre interrogativi sul reale valore del pilota e della moto, quanto meno sulla loro gestione. Parliamo, evidentemente, di Alvaro Bautista che anche in Gara1 a Laguna Seca è andato di nuovo a terra gettando probabilmente i suoi sogni iridati (e quelli della Rossa) nel ghiaione, con Rea (+ 49 punti in classifica su Bautista) magnifico, di nuovo protagonista nella sua ennesima marcia trionfale (ottava vittoria stagionale e 79esima vittoria nel Wsbk!) e capace di riacciuffare questo titolo mondiale, come dire, di “fare l’impresa”.

Perché di impresa si tratta dopo che l’inedito binomio Bautista-Ducati V4 stava sbancando il campionato con un filotto di vittorie dorate impressionante per regolarità e superiorità sin dalla prima gara del 24 febbraio a Phillip Island, su su, passando per la Thailandia, Aragon, Assen, cioè fino al primo inghippo di Imola dove arrivava il primo allarmante segnale per Bau-Bau e da dove ripartiva la rincorsa di un Rea più che superbo, che mai aveva mollato l’osso. Il resto è noto, con il contrattacco feroce del 32enne nordirlandese e della Kawasaki, capaci di reagire a un inizio di stagione che pareva travolgerli: binomio non a caso vincitore in carrozza degli ultimi quattro titoli mondiali e ora lanciati verso il titolo numero cinque. Inutile, qui, infilarsi nel ginepraio delle disquisizioni tecniche e anche di quelle legate ai regolamenti Sbk che abbiamo sempre definito “farlocchi”.

C’è evidentemente una “questione” Bautista in Sbk e c’è una “questione” Ducati sia in Sbk ma anche in MotoGP. Al suo debutto in Sbk Bautista ha guidato alla grande, l’unico a rendere vincente la nuova Panigale V4, ma – evidentemente - non ha retto alla distanza, entrando in un buco nero, errori su errori, davvero inconcepibili per un pilota 35enne della sua esperienza (anche nel Motomondiale e in MotoGP) e del suo valore. Il delicato quid che porta un pilota a esprimere tutto il proprio potenziale e ad essere vincente in questo caso si è inceppato innescando gli errori che stanno portando al disastro il pilota spagnolo e la Casa di Borgo Panigale.

Cosa è successo? Perché è successo? Eccessiva pressione e incapacità di reggerla? Sopravalutazione di se stessi e della propria moto e sottovalutazione di un binomio quale Rea-Kawasaki? Solita tensione in casa Ducati fra piloti e Team causata dal solito tira e molla per la definizione contrattuale tant’è che Bautista non è stato ancora confermato dalla Rossa? La causa sta in uno di questi problemi sollevati o in un mix degli stessi? Resta il fatto dell’amaro in bocca, dal sapore di una vera e propria disfatta, per aver illuso e aver probabilmente gettato alle ortiche un campionato troppo frettolosamente e troppo ingenuamente dato per acquisito. Non è questa l’occasione sia per Bautista ma soprattutto per Ducati per “fare il punto” con umiltà e tanta autocritica, mettendo tutto e tutti sotto esame? La rivincita domenicale cambia qualcosa? Il mondiale è ancora lungo e mai dire mai. Fatto sta che adesso è Rea-martello, con la sua pesante quanto sonante leadership, ad aver messo la propria ipoteca su un Mondiale che vede Bautista e la Ducati passati dagli altari alla polvere.

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