MotoGP Assen: fermate il “soldato” Marquez!

Nel motociclismo, si sa, tutto può sempre accadere e il “mai dire mai” vale per tutti...

Doppio week end di fuoco per la MotoGP che il 30 giugno si dà appuntamento ad Assen e la settimana successiva al Sachsenring, due circuiti storici tecnicamente superbi dove più volte si sono decise le sorti del Campionato. Sarà così anche stavolta? Possibile. Anzi probabile. Quasi certo. Anche se sono stati disputati solo i primi sette GP e davanti ce ne sono ancora ben dodici (cioè il numero complessivo del Motomondiale degli anni ’60 e ’70), con i suoi 37 punti di vantaggio sul secondo Dovizioso, 39 su Rins, 42 su Petrucci e Rossi praticamente “doppiato” fermo a quota 72 e tutti gli altri fuori gioco, Marc Marquez ha messo le ali, spinto da un forte vento in poppa, ipotecando il titolo 2019, verso l’ottava corona iridata all’età di 26 anni.

Nel motociclismo, si sa, tutto può sempre accadere e il “mai dire mai” vale per tutti: ma oggi questa è la realtà con il binomio “Marquez-Honda” in fuga in piena salute e con i suoi avversari – nessuno escluso – ad inseguire con affanni e zavorre di varia natura e consistenza. Inutile qui, adesso, ripercorre le tappe precedenti di questo inizio di mondiale e tornare a lambiccarsi sui numeri, sulle statistiche, sul labirinto delle possibilità di ogni concorrente. Il fatto principale è uno: Marquez e la sua Honda rappresentano oggi il binomio più forte in campo perché è il pacchetto più competitivo, il più veloce, il più costante, quello che porta a casa più risultati, come dimostrano le classifica di gara e di campionato.

Se dopo sette gare – al netto dello svarione del Texas – il peggior risultato del vessillifero della Casa dell’Ala dorata è stato un 2° posto, non è difficile capire il perché e il percome dello stato della fiera. Marquez è addirittura migliorato in questa stagione, non perdendo in “velocità” e determinazione e acquisendo al contempo sicurezza agonistica e maturità tattica. Prendere atto che per Marquez questo è il miglior inizio di stagione degli ultimi cinque anni non solo è una ciliegina sulla ricca torta del fenomenale spagnolo ma è un monito per i suoi avversari. Ai quali non basta inorgoglirsi per la propria migliore stagione come sta accadendo per il pur regolare Dovizioso (anche se nel 2017 il forlivese dopo 7 gare aveva 104 punti) perché qui poco conta battere i propri record personali se davvero si vuole detronizzare il “cannibale” Marquez e conquistare l’agognato titolo.

Certo, nel complesso, anche il binomio Dovi-Ducati è migliorato ma, ripetiamo, il rapporto va fatto con gli avversari, soprattutto con chi sta davanti, quindi con Marquez-Honda che al passo avanti del binomio italiano hanno risposto facendone uno e … mezzo. Al Dovi serve un cambio di passo, dalla difesa all’attacco e alla Ducati serve un cambio di strategia, mettendo in campo tutta la forza del gioco di squadra utilizzando “pro-Dovi” sia Petrucci ma anche – se si può- Miller. Insistere a presentarsi per quello che non si è, come “anime belle” che lasciano piena libertà ai propri piloti nella logica che “vinca il migliore”, a vincere sarà ancora una volta la Honda con Marquez e non una Rossa. Che poi gli avversari di Marquez possano essere numerosi e non solo in sella alle Ducati – leggi Rins, Vinales, Rossi, Quartararo, Lorenzo ecc. – ciò è vero, ma sono tutti piloti che possono ambire al ruolo di guastafeste, magari vincendo qualche gara, di fatto eliminandosi l’un l’altro nella corsa al titolo e alla fine facendo il gioco di Marquez. Aspettando Assen, dunque. Dove il Dovi, mai salito sul primo gradino del podio della “cattedrale” del motociclismo, è chiamato al miracolo. Ad Assen un solo grido: chi ferma il “soldato” Marquez?

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