MotoGP e SBK: incidenti e penalizzazioni, due pesi e due misure?

Alla vigilia di tre importanti appuntamenti quali in questo week end il Wsbk a Misano e il prossimo il Motomondiale ad Assen seguito la settimana dopo dal GP di Germania al Sachsenring, si ripresenta il tema della sicurezza, degli incidenti, dei sorpassi azzardati, delle penalizzazioni. Una questione assai delicata, complessa, controversa dove i confini – specie per le responsabilità di quanto accade in pista – sono labili e dove la stessa giustizia civile e penale fatica a districarsi emettendo sentenze che anche dopo decenni lasciano dubbi legali e strascichi polemici. Un esempio? Due, fra i tanti. Nel motociclismo la tragedia di Monza del 20 maggio 1973 con la caduta nel curvone al primo giro che provocò, oltre al ferimento di numerosi piloti, la morte di Renzo Pasolini e di Jarno Saar

Nel nostro caso, fortunatamente, parliamo di contatti e di incidenti senza drammatiche conseguenze: in particolare il riferimento è quello della collisione nella Sbk di Jerez fra Melandri e Davies e anche quello di Rea (doppia sanzione) che sbagliando frenata ha mandato ko Lowes, soprattutto il patatrac innescato da Jorge Lorenzo in MotoGP al Montmelò provocando la caduta del tris d’assi Dovizioso, Vinales, Rossi. Non torniamo sui particolari delle due vicende, ampiamente affrontati e discussi anche dai nostri lettori. Gli strascichi polemici proseguono perché nel primo incidente, quello della Sbk, Melandri è stato penalizzato mentre nel secondo, quello della MotoGP, Lorenzo è stato assolto. C’è stato un metro di giudizio dei commissari “diverso” nei due incidenti? Ufficialmente no, anche perché il “sistema” di controllo e quello delle sanzioni è identico fra i due campionati (Dorna unico promoter) ed è gestito dalla FIM. Senza entrare in una spirale da cui non se ne esce, la sostanza è questa: Lorenzo non è stato “punito” perché il caso rientra in un normale incidente di corsa, di fatto ci sta che un pilota in una staccata al limite può commettere un errore (anche esagerando) perdendo l’anteriore e finendo a terra, da solo. Che poi la moto in pista scivoli e piroetti travolgendo chi è nei… paraggi non riguarda la responsabilità di chi ha innescato con un suo errore – qui l’intenzionalità non c’era – per cui quel pilota non va sanzionato. A Jerez in Sbk Melandri si è infilato nella curva 5 di Jerez nel varco lasciato aperto da Davies che poi, chiudendo la traiettoria, ha innescato il contatto con la caduta di entrambi. Qui Melandri è stato penalizzato per la manovra ritenuta “pericolosa”.

Evidentemente, il FIM Steward Panel ha usato due pesi e due misure, e decidendo anche in tempi diversi. Il motivo? In questi casi non è mai facile verificare e giudicare ma evidentemente nelle decisioni pesano, se non la superficialità, il contesto, le pressioni, chi è coinvolto, chi è da sanzionare o meno. Oggi non mancano gli strumenti di verifica (grazie alle riprese tv da diverse angolazioni, il rallenty ecc, e soprattutto grazie alla telemetria in grado di “tradurre” quel che il pilota fa in ogni momento di gara…), caso mai manca a volte quella che anche qui si può definire la “volontà politica”, cioè decidere in piena autonomia, “super partes”, limitandosi alla verifica tecnica dei fatti, senza subire pressioni di sorta. Detto in altro modo, è più facile, evidentemente, sanzionare il rookie della Moto3 di un Team “privat” che un pluri iridato di un top Team di una grande Casa. Il problema dei contatti e delle conseguenze per i piloti non è comunque eliminabile perché c’è sempre l’elemento dell’errore e della imprevedibilità dell’iter di una caduta, come ad esempio accadde per Marco Simoncelli.

Il FIM Steward Panel può migliorare per efficienza, tempestività, imparzialità ma la questione non si risolverà mai al 100% perché alla base del motociclismo c’è il rischio, ineliminabile, e alla base delle corse c’è lo show, derivante anche dalla lotta in pista, con tutti gli annessi e connessi. Solo in caso di evidente intenzionalità del pilota di voler causare l’incidente si può (anzi si deve) procedere con la massima severità, fino al ritiro della licenza e anche al ricorso dei tribunali. Ma negli ultimi decenni quando mai un pilota si è reso responsabile intenzionalmente di una caduta? I piloti devono sapere – e sanno – che in pista c’è chi li controlla ma devono continuare a fare i piloti. Ai tempi del motociclismo de “I giorni del coraggio”, a tre minuti dal via di ogni gara, nel silenzio assoluto dei motori spenti, lo speaker gridava: “Signori piloti, lottate con la massima combattività dando tutto voi stessi con il massimo di sportività rispettando i vostri avversari”. Ecco. Guai se il pilota frenasse il proprio talento e il proprio livello di combattività, la propria volontà di primeggiare, perché sotto la “spada” dei giudici e delle loro sanzioni. Il motociclismo non può essere snaturato, pena la propria estinzione.

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