MotoGP, Jorge sotto accusa: “pazzia” o “incidente”?

L’incidente di ieri al Montmelò al secondo giro nel tornantino da prima marcia non ha provocato danni fisici ai quattro piloti coinvolti ma ha inciso sul risultato della gara, con conseguenze sullo stesso campionato

L’incidente di ieri al Montmelò al secondo giro nel tornantino da prima marcia non ha fortunatamente provocato danni fisici ai quattro piloti coinvolti ma ha inciso sul risultato della gara, con conseguenze sullo stesso campionato. Ecco perché, proprio per il “peso” dei corridori “a terra” (Lorenzo, Dovizioso, Vinales, Rossi), la vicenda ha avuto strascichi polemici tutt’altro che chiusi anche perché non si sa ancora se ci saranno conseguenze disciplinari, con sanzioni per Jorge Lorenzo, ritenuto a gran voce ma non senza eccellenti eccezioni (ad esempio Marquez e Rossi…) il principale e unico responsabile per lo strike di ieri a Barcellona.

Non c’è dubbio che, visivamente, l’incidente sia stato innescato dall’arrembante maiorchino che dopo una pinzata estrema in una staccata a “babbo morto” ha perso l’anteriore finendo ko con la sua Honda impazzita che ha mitragliato sull’asfalto le moto attorno. Ciò detto, l’incidente apre però a diverse interpretazioni sull’evolversi dell’accaduto in quei pochi, incandescenti e convulsi attimi e conseguentemente sulle responsabilità di chi ha innescato il patatrac. Manovra azzardata e sconsiderata di Lorenzo, già troppo “lungo” in staccata, o manovra “obbligata” del maiorchino per l’improvviso ed eccessivo rallentamento di Dovizioso (apparentemente, quasi una inchiodata) nel tentativo di incrociare in traiettoria Marquez?

A caldo e sotto l’urto del tam tam mediatico e messo in croce da ringhiosi esponenti di alcuni box avversari, Lorenzo ha ammesso il proprio errore, chiedendo scusa, a testa bassa. Bene. Ma solo l’analisi della telemetria può fare luce, tecnicamente, sulla vicenda. Il resto sono semplicemente interpretazioni e opinioni. La corsa inizia all’accendersi del semaforo verde e termina sotto la bandiera a scacchi per cui per attaccare non c’è un prima o un dopo: il pilota cerca sempre e ovunque – nel rispetto degli avversari e dei regolamenti – di passare, specie se si trova dietro e se si sente in condizioni di poterlo fare. Di incidenti come quello di ieri è piena la storia del motociclismo, purtroppo non sempre finiti senza conseguenze fisiche per i piloti. Ciò non significa che nel filotto di ieri non ci siano responsabilità e scorrettezze nella logica del: “tutti responsabili, nessun colpevole, tutti assolti”.

Responsabilità sanzionabili o meno spetta alla Fim decidere, anche se qui è da escludere totalmente la intenzionalità. Il regolamento ufficiale (contenuto nel librone giallo Fim) dice: “I piloti devono guidare in maniera responsabile… che non deve causare pericolo agli altri piloti ecc. ecc.”. Jorge ha guidato in modo non responsabile causando pericolo agli altri piloti? Se è così – dimostrato con il supporto dei dati della telemetria - è giusto punirlo. Anzi, secondo la regola del “chi sbaglia paga”, non solo è giusto ma è “obbligatorio”. Nelle corse l’errore ci sta, ma se c’è e provoca danni ad altri, va sanzionato. Qui, va ribadito, non c’è stata intenzionalità alcuna. Resta la questione della “mancanza di lucidità”.
Lo stesso maiorchino ha ammesso di essere stato in quella fase di gara “troppo eccitato”. Cosa vuol dire? Non è questa una condizione “inusuale” per un campione, che può mettere a rischio la lucidità e quindi la sicurezza per se stesso e per gli altri? Probabilmente Jorge, in un eccesso di auto colpevolezza, ha usato l’espressione “troppo eccitato” al posto di quella: “troppo determinato”. C’è da capire anche la delusione e la contrarietà di Dovizioso ma la sua reazione: “Jorge non era lucido” non è degna di un “signor pilota” quale il forlivese è. La palla, anzi la patata bollente, alla Fim. Le regole servono chiare e vanno fatte rispettare non nella logica dei “due pesi due misure”: ma il motociclismo non può essere condizionato dalla burocrazia del “libro giallo” tanto meno snaturato. Le corse sono lotta e rischio e il pilota è in pista per lottare consapevole dei rischi. Il motociclismo con la “mordicchia” muore.

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