Motorsport, Hamilton critica la F1. “Lezione” anche per la MotoGP?

Il Motorsport ha nella Formula1 e nel Motomondiale i due poli principali, con tanti elementi che li accomuna ma anche molto diversi fra loro sul piano tecnico e agonistico, nonché su quello organizzativo, della promozione, dello show-business

Il Motorsport ha nella Formula1 per le quattro ruote e nel Motomondiale per le due ruote i due poli principali, con tanti elementi che li accomuna ma anche molto diversi fra loro sul piano tecnico e agonistico, nonché su quello organizzativo, della promozione, dello show-business. Negli ultimi anni, su impulso del promoter Dorna, il Motomondiale ha avuto come punto di riferimento la Formula 1 (prima in mano a Ecclestone poi a Liberty Media) perché ritenuta più “moderna”, cioè più appetibile come sport capace di produrre grande spettacolo, quindi grande interesse mediatico e di pubblico, il tutto volano di business. Anche Dorna aveva tentato di ridurre il Motomondiale dalle classiche cinque categorie delle origini a una sola classe – così come è la F1 per il mondiale auto – limitandosi poi a sforbiciarlo anche se puntando tutto sulla MotoGP, con le due nuove Moto3 e Moto2 ridotte a contorno, per lo più come “vivaio” per la classe regina. Non solo.

C’è stata una rivoluzione anche per quel che concerne la collocazione geografica del Motomondiale (sempre meno europeo) e il numero dei round (presto oltre 20 tappe), per quel che riguarda la conformazione dei circuiti (sempre più fatti col copia-incolla, per motivi di sicurezza ma soprattutto per esigenze mediatiche e di sponsoring). In particolare si è agito e si agisce sui regolamenti tecnici, con la MotoGP dotata di motori sempre più potenti ma pervasa dall’elettronica (con centralina unica), da pneumatici monomarca ecc., insomma da regolamenti restrittivi che, di fatto, “appiattiscono” il tutto, rendendo anche “meno difficile” la guida di questi bolidi, con minor rischi per i piloti, per avere più battaglia (apparente) in pista – i trenini – quindi più show, più o meno reale. Come dimostrato anche nell’ultimo GP del Mugello (guarda caso su uno dei pochi circuiti ancora old style) c’è anche corsa vera e c’è vero spettacolo, anche perché nel motociclismo ancora il pilota – pur “robotizzato – fa la differenza e conta di più del mezzo che guida e questo, in particolare, lo distingue dalla F1. Da quella Formula uno sempre più tecnologica, piatta, monotona, noiosa, alla fin fine … “inutile”.

A dirlo è adesso (anche) il 34enne cinque volte campione del Mondo Lewis Hamilton:La Formula 1 dovrebbe essere una cosa da uomini. La gara dovrebbe imporre ai piloti quasi un esaurimento fisico, come fossero maratone. La F1 dovrebbe essere molto difficile a livello fisico, invece i giovani arrivano e si adattano presto. A guardare gli ultimi 12 anni e forse anche più indietro, ci sono sempre stati tentativi di cambiare i regolamenti soprattutto per ridurre i costi e favorire i sorpassi. Ma non mi pare che in generale le scelte si siano rivelate positive. Non basta cambiare il regolamento, bisogna cercare anche di migliorare lo spettacolo”. Già. La soluzione? Hamilton ce l’ha: “ Se potessi scegliere io, riporterei i motori V12 aspirati, il cambio manuale, renderei tutto più complicato e difficile. Toglierei le vie di fuga enormi e il servosterzo”. Anche in Ferrari, non solo da oggi, la pensano così. Poi ci si è sempre accodati a chi ha in mano i cordoni della borsa, obbedendo per questione di interesse strategico, leggi business.

Non è così anche nel Motomondiale (e in SBK)? Ripetiamo: il motociclismo non è l’automobilismo e non ha (ancora) raggiunto la deriva della Formula uno. Ma i “segnali” di preoccupazione – se non proprio di allarme – ci sono perché la stessa punta dell’iceberg (MotoGP) ha fin qui retto nella sostanza sul campione/dominatore/star “bucaschermo” e la base (Moto3 tecnicamente tutte uguali e Moto2 di fatto monomarca, categorie tipo play-station) è costruita nella logica di semplice supporto della classe regina, logica che però sta bene a tutti perché tutti ricevono una fetta (o una briciola) della torta distribuita dalla Dorna, principalmente derivata dai diritti televisivi e dagli sponsor grazie al traino della MotoGP. Il resto del motociclismo – ma ciò vale anche per l’automobilismo fuori dalla F1 con rarissime eccezioni – è nel pantano, come dimostrano i campionati nazionali tenuti in piedi dai piloti con la… valigia. Insomma, c’è – anzi ci sarebbe – materia di riflessione. Ma tutto tace. Vietato disturbare il manovratore.

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