SBK, the “day after”. Il Santerno affoga nelle polemiche

Nell’occhio del ciclone, ancora una volta, c’è finito Imola, l’autodromo che di tutto aveva bisogna meno che di scrivere un’altra pagina negativa, non facile da cancellare


Non è la prima volta e non sarà l’ultima che una gara di motociclismo, anche iridata, viene cancellata, causa maltempo o altro, per motivi di sicurezza. Da sempre, tale decisione presa dai cosiddetti “organi competenti”, suscita posizioni contrastanti – pro e contro – anche perché pesano condizionamenti dei diretti interessati: piloti, ma anche Team, Case, Sponsor, proprietà dei circuiti, promoter di gare e campionati, emittenti tv ecc. Più gli interessi, anche economici, aumentano e più si moltiplicano le divisioni e le polemiche.

Non ripetiamo qui quanto scritto ieri a caldo dopo la cancellazione di Gara 2 della Sbk mondiale di Imola se non ribadire che, nel dubbio, meglio rischiare di sbagliare non dando l’ok alla corsa che pentirsi e piangere dopo per aver voluto sfidare la sorte. La storia del motociclismo è piena di scelte prese fin troppo alla leggera, azzardate quanto avventate, con conseguenze pesanti, addirittura tragiche. Il motociclismo è sport ad alto rischio, sempre e comunque. Il rischio non è eliminabile ma le corse non sono una corrida, né la corsa delle bighe al Circo Massimo dell’Urbe. La linea strategica che da anni viene praticata “pro sicurezza” per rendere il rischio “controllato” e meno “invadente” soprattutto con circuiti diversi dal passato (velocità in curva minori, spazi di fuga, asfalti ampi e drenanti, servizi professionali di pronto soccorso a bordo pista ecc.) non può essere interrotta, tanto meno rimessa in discussione o respinta.

Con gare-trenino iper combattute, con moto dalle potenze e dalle velocità di oggi – pur con le diavolerie dell’elettronica, di pneumatici, telai e sospensioni di gran supporto per il pilota – pensare di correre sui circuiti “old time” tipo i vecchi (affascinanti e probanti) tracciati quali Spa-Francorchamps, Salzburgring, Nurburgring, Abbazia, Sachsenring, Monza, la stessa Imola, significherebbe sfidare apertamente la sorte, spingendo i piloti al gioco della roulette russa. Sulla sicurezza non si può transigere. Indietro non si può tornare, non si deve tornare.

Ieri a Imola non c’era il diluvio ma ciò non toglie che la pista – per mancanza di drenaggio e, in questo caso, per i limiti strutturali già noti relativi alle vie di fuga, ai muretti ecc. - fosse a rischio sicurezza così da far prendere la decisione della cancellazione di Gara 2. Poco conta, adesso, polemizzare perché anche in questo caso c’è chi ha spinto pro e contro, per non correre (Bautista e Ducati e con loro altri) o per correre (Rea e Kawasaki e altri), mossi da legittimi interessi particolari, agonistici e non. Ci sta. Altro è valutare se la decisione presa a suo tempo dagli organi competenti del Wsbk per l’omologazione della pista dando l’ok per il round iridato imolese sia stato dato tenendo conto di tutte le variabili, pioggia compresa, condizione non certo straordinaria nelle corse. Comunque, non è mai cosa semplice, mesi prima, stabilire cosa accadrà il we della gara. Ci sono parametri cui attenersi per l’omologazione. Tali parametri vengono sempre e ovunque pienamente rispettati? Sono tutti attuali e pertinenti o vanno costantemente aggiornati? Ieri a Imola il Circus iridato (questa volta non quello della MotoGP ma quello della Sbk) del motociclismo show-business marcato Dorna con il supino placet della FIM ha mostrato di essere un gigante dai piedi d’argilla, inscenando in diretta tv una commedia al limite della farsa. Meglio farsa che tragedia, questo sì. Ma intanto nell’occhio del ciclone, anzi nel mirino, ancora una volta c’è finito Imola, l’autodromo che di tutto aveva bisogna meno che di scrivere un’altra pagina negativa, non facile da cancellare. Sognare si può, anche di riportare in riva al Santerno il Motomondiale-MotoGP. Ma non è questa la strada.

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