MotoGP: Marquez-Honda, una spanna sopra tutti?

Solo Marquez rende “questa” Honda così competitiva, solo Marquez vince gare e titoli mondiali. Perché? Questione di manico.

I prossimi due appuntamenti del 19 maggio a Le Mans e del 2 giugno al Mugello, oltre a chiudere il primo terzo del lungo campionato MotoGP 2019 composto da 19 gare, potrebbero già consentire a Marc Marquez di ipotecare il suo ottavo titolo mondiale. Al netto di imprevisti – che però nel motociclismo sono la norma – il 26enne fuoriclasse spagnolo di Cervera da una parte ha il potenziale (pilota-moto-team) per centrare l’ambito traguardo e dall’altra non ha avversari in grado di contrastarlo efficacemente, vuoi perché di fatto si combattono l’un l’altro facendo involontariamente il suo gioco e vuoi perché in campo non esiste oggi un binomio così competitivo come quello Marquez-Honda.

Gli stessi pronostici di fine 2018 che vedevano la Ducati “favorita” e la moto da battere nel 2019 si stanno rivelando quanto meno troppo ottimistici. La Rossa resta una super moto ma non c’è dubbio che non ha saputo sfruttare dal 2016 il vantaggio dato dai nuovi regolamenti con la centralina elettronica (Magneti Marelli) unica. Honda ha saputo risalire la china non solo sul terreno dell’elettronica e oggi non accusa gap significativi nei confronti di nessun’altra moto e fa la differenza grazie al “valore aggiunto” dato dal suo pilota number one. Fra le Case avversarie, solo Suzuki ha fatto un gran balzo in avanti, anche grazie a un pilota qual è oggi Rins. Nessuno, ovviamente, è stato fermo. Gli stessi passi avanti compiuti da Yamaha sono stati però insufficienti nel colmare il divario e tornare a vincere: per le altalenanti prestazioni dei suoi due alfieri, Rossi e Vinales, non in sintonia nell’indicare una precisa via allo sviluppo della loro M1, messa in difficoltà a Jerez persino dalle “sorelle” satelliti degli emergenti Quartararo e Morbidelli. Ktm e Aprilia, pur nel loro diverso iter di sviluppo e di prestazioni, per ora restano fuori gioco.

In MotoGP siamo alla vigilia di un cambio di guardia, con l’affacciarsi ai vertici della nuova generazione di piloti, in primis Quartararo (20 anni), Rins (24 anni),Vinales (24 anni) decisi a scalzare in un futuro non così lontano il 40enne Valentino Rossi ma forse anche il quasi 34enne Dovizioso, il quasi 35enne Crutchlow ecc. E’ vero che oggi le carriere dei piloti si allungano ma i fatti dimostrano che continuando a correre non è poi così facile ripetere le migliori stagioni degli anni “verdi”: si rischia di passare da dominatori a comprimari. In questo quadro, forte della sua classe e dall’alto del suo pedigree, Marquez fa da collante e da sintesi fra le due generazioni di piloti, fra la “vecchia guardia” e i “giovani leoni”. Così, il furetto spagnolo ha ancor di più buon gioco, almeno per ora.

Rossi ha ragione quando prende atto della realtà: “Honda e Marquez è il miglior binomio moto-pilota” anche se non dice l’altra verità, evidentemente più ostica: che Marquez è il pilota più forte e più completo oggi in campo, il più capace a interpretare la sua moto e le evoluzioni tecniche e agonistiche di questa MotoGP appiattita dai regolamenti pro show-business dove solamente gli “extra-super” come Marquez possono fare la differenza. Senza la sbavatura in Texas (si è detto per problemi tecnici della sua moto) Marquez sarebbe già in volo nella classifica mondiale dove comunque è in testa (70 punti) davanti a Rins (69) , a Dovizioso (67) e a Rossi (61). Dove sono gli altri piloti Honda? Nel gorgo della crisi il compagno HRC Jorge Lorenzo, dopo quattro round da dimenticare (14° in classifica, 11 punti). E non brillano neppure Nakagami (8° 29 punti) e Crutchlow (9° 27 punti).

Insomma, senza Marquez Honda non sarebbe dov’è. Poi qui ci si può sbizzarrire nel modo più fantasioso: il ginocchio e il gomito di Marquez che fanno da perno per “sgravare” l’avantreno, la moto pensata progettata costruita ad uso e consumo del corridore di Cervera e si può continuare a lungo. Fatto sta che solo Marquez rende “questa” Honda così competitiva, solo Marquez vince gare e titoli mondiali. Perché? Questione di manico. Si chiama “pilota fenomeno”. Fuoriclasse. Oggi Marquez – certamente non imbattibile perché nessuno lo è e certamente non privo di sbavature in pista e di ruvidità caratteriali – è il pilota “number one”, all’apice della sua evoluzione psico-fisica e del suo processo di maturità tecnico-agonistica supportato per altro, da una Casa e da un Team che non hanno bisogno di aggettivi. Tocca agli avversari di Marquez dimostrare che è battibile. Non con gli annunci. Se qualcuno pensa di disturbare Marquez con la tiritera: “Devi cambiare moto per dimostrare davvero qual che vali” evidentemente non ha compreso la lezione della storia di questo sport. Il pilota migliore con la moto migliore.

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