MotoGP: Ducati, la “questione” piloti


Dai test Irta di Jerez del lunedì Ducati esce a testa bassa, peggio di come era uscita dopo la gara di domenica con Dovizioso quarto e Petrucci quinto. I test hanno un valore relativo ma nessun pilota scende in pista per andare piano e alla fine è sempre il cronometro a fare testo e qui l’11esimo tempo di Dovizioso (1’37.601) a 1.222 dal miglior tempo fatto segnare da Quartararo (1’36.379) e il 14esimo tempo di Petrucci (1’37.720) + 1'341 fanno capire l’aria che tira, con nuvoloni all’orizzonte.

Dopo i primi quattro round stagionali, la classifica, pur ancora a maglie strette, vede Dovizioso sfilarsi dal primo al terzo posto (67 punti contro i 70 del nuovo leader Marquez) con Petrucci quinto (41). Un gap contenuto che però senza lo “zero” di Marquez in Texas per un suo peccato di … esagerazione sarebbe stato oggi già allarmante. Non solo. Il Dovi e il Petrux procedono col passo del gambero, quando va bene segnando il passo, comunque fuori dal podio. Appellarsi dicendo che al Dovi sono mancati solo quattro decimi per agganciare il podio è non cogliere il nesso del problema e il gap qualitativo che il binomio italiano ha dimostrato a Jerez e non solo lì. Ogni decimo ha una sua storia e quattro decimi possono essere il niente che separa dal trionfo o il tutto che fa precipitare ogni velleità, portando al ko. Il binomio Marquez-Honda ha messo le ali e pare proprio che Marc possa essere battuto solo da … se stesso. Fatto sta che anche la Suzuki con Rins (adesso secondo in classifica (69 punti), la Yamaha Casa con Vinales (Rossi è una mina vagante) e addirittura le Yamaha satelliti con Quartararo e Morbidelli possono diventare per la Rossa ben più che uno spauracchio. A parte (si fa per dire) la straordinaria pole, senza l’inconsueto inconveniente al rinvio del cambio, Quartararo sarebbe arrivato a podio facendo retrocedere di una posizione il binomio italiano della Ducati. Insomma, non si può pensare di conquistare il mondiale MotoGP vincendo una corsa ogni morte di papa o aspettando il circuito “giusto”.

Che succede? Che anche Honda, senza il manico di Marquez il “marziano” non vincerebbe. Che senza la guida “oltre i problemi” gli outsider Quartararo e Morbidelli rimarrebbero tali con le Yamaha satelliti non così competitive. Che senza la giornata in palla dei suoi piloti (una volta Rossi, un’altra Vinales) le Yamaha ufficiali non andrebbero oltre il ruolo di comprimari di lusso. Che senza un Rins così determinato e talentuoso la Suzuki non sarebbe oggi lo spauracchio che è, oramai solo dietro alla Honda (di Marquez). Che vogliamo dire? Che, a forza di parlare di gomme, di cucchiai, di elettronica, di beghe varie, di annunci spesso a vanvera, anche in questa MotoGP non priva di appeal tecnico e agonistico, c’è una “questione piloti”. Tradotto vuol dire che – per fortuna – è il pilota a fare la differenza. Nel nostro caso, c’è in Ducati una questione piloti. La controprova viene anche dal mondiale Sbk dove la nuova V4 domina anche (o soprattutto?) grazie all’arrivo a Borgo Panigale di un bel manico proveniente dalla MotoGP qual è Alvaro Bautista. Inutile, qui, addentrarci nei meandri di disquisizioni tecniche cervellotiche, fatto sta che dove i circuiti hanno meno “dritti” e sono più guidati, la Rossa “fatica” e sta dietro, e non solo alla Honda di Marquez. E’ soprattutto un problema legato alla caratteristica strutturale della moto o c’è un “problema” piloti? Forse, a monte, c’è una questione nel “manico” di chi dirige l’orchestra della Casa bolognese, cui nn vanno lesinate le qualità ma nemmeno sottaciuti i limiti, specie riferiti alla gestione dei suoi piloti.

Con tutto il rispetto che si deve a Dovizioso e a Petrucci, pare proprio che al Dovi manchi quel “quid” – la zampata vincente sempre e ovunque – che fa la differenza fra il fuoriclasse vincente e il bel campione che alla fine porta a casa più delusioni che … titoli. E al Petrux non basta certo collezionare sesti o quinti posti per assicurarsi il posto nel Team ufficiale e soprattutto per essere annoverato fra i “number one”. Le dichiarazioni post Jerez e post test del giorno dopo, sia di capitan Andrea che dello scudiero Danilo, oltre a non convincere, rischiano di diventare la cartina del tornasole di una situazione che può portare dalla difficoltà passeggera a una crisi senza via d’uscita. A Le Mans e poi al Mugello o c’è la sterzata decisa, o si imbocca il tunnel. Dovizioso e Petrucci sono dei “signor piloti” e fanno gare dignitose e di più. Oggi, però, Ducati non può accontentarsi di piloti “dignitosi” che fanno corse “dignitose”. Non è così che il mondiale torna a Borgo Panigale. E’ anche una questione di mentalità vincente che, al di là delle apparenze e delle dichiarazioni, pare latitare sia nel pilota forlivese che nel pilota ternano. Aridatece Stoner? Indietro non si torna. Ma oggi sulla Rossa a mancare è proprio un pilota alla Stoner.

  • shares
  • Mail