MotoGP, piloti “Paperoni”? Quanto guadagnava Nuvolari? E Agostini?

Nel motociclismo si gareggia per passione ma non per partecipare, bensì per vincere e si vuole vincere anche per guadagnare tanto


Di fronte ai guadagni dei piloti MotoGP chissà cosa direbbe il padre dei Giochi Moderni Pierre de Coubertin immortalato per la sua frase: “Nello sport l’importante non è vincere, ma partecipare”? Non solo, da sempre, nel motociclismo si gareggia per passione ma non per partecipare bensì per vincere e si vuole vincere anche per guadagnare tanto. Non è così in tutti i grandi sport professionistici come nel calcio, nel golf (sì nel golf…), nel tennis, nella boxe, nel basket, nel ciclismo, nella F1 ecc.?

Qui sotto c’è l’elenco di quanto più o meno guadagnano i “nostri” beniamini (fonte rivista Deshibiker): aggiungiamo solo che nel biennio in Ducati Jorge Lorenzo intascò circa 26 milioni di euro e che alcuni piloti, oltre a correre, sono impegnati in altre attività imprenditoriali, come Valentino Rossi con la sua VR46 Racing, con un fatturato di oltre 20 milioni annui. Cifre da capogiro, comunque le si guardi. Cifre comunque assolutamente fuori dalla portata dei comuni mortali ma anche assai più alte di quelle percepite dai grandi campioni in passato. Di fronte a tali numeri si può dire tutto e il contrario di tutto ma non possono essere valutati con il metro di misura dell’etica spicciola o nella logica di un “comunismo utopistico” perché si sconfina nel moralismo, senza capo né coda. Tali cifre arrivano nelle tasche dei piloti per due motivi: il primo perché i grandi campioni producono “emozioni” anche derivate dall’alto rischio di questa disciplina sportiva, emozioni “monetizzabili” nel libero mercato. Ti dò uno se produci due. Ti dò due se produci quattro ecc. Il secondo, appunto, perché il loro guadagno è in relazione a quanto lo status di campione produce in termini di business dell’intero Circus (mercato moto, biglietti ingresso circuiti, diritti tv, sponsor ecc.).

Ovviamente, tale montagna di soldi riguarda l’iceberg dell’intero “sistema” del motociclismo, dove alla base della piramide la stragrande maggioranza dei piloti non guadagna niente o quasi niente o quasi tutti pagano per correre. Quindi una medaglia a due facce. In passato, anche i grandi campioni guadagnavano cifre assai minori a quelle di oggi del motociclismo show-business. Una eccezione? Sì, Tazio Nuvolari, il più grande di tutti e il più pagato di sempre. Nel 1935, Nivola firmò un contratto per correre con l’Alfa Romeo attraverso la Scuderia Ferrari di 250 mila lire l’anno. Un operaio della stessa Casa milenese prendeva poco più di 2000 lire l’anno, un Kg di pane costava circa 1,5 lire. Fra ingaggi, premi, gettoni vari Tazio guadagnava circa mezzo milione di lire l’anno, che sembrano pochi, ma sono addirittura di più dei guadagni del maiorchino a Borgo Panigale. A fine ’68, Mike Hailwood guadagnò più per non correre che in precedenza in pista: la Honda diede forfait e lo pagò profumatamente perché anche il suo pupillo abbandonasse il Motomondiale. Lo stesso Agostini, il pilota più titolato di tutti i tempi e il più pagato della sua epoca, guadagnò tanto rispetto a un impiegato di banca, ma molto, molto meno di un pilota MotoGP odierno della top ten, figurarsi se rapportato a Lorenzo, Rossi, Marquez! Tarquinio Provini, leader a metà anni ’60, alla Benelli guadagnava 10 volte lo stipendio di un operaio della Casa pesarese, più ingaggi. L’iridato Mario Lega aveva un ingaggio dalla Morbidelli di circa 250 mila lire a gara e gli sponsor elargivano gratis il materiale, tuta, casco ecc. Inezie! I pochi italiani ufficiali anni 60 e 70 ringraziavano per poter disporre di moto e assistenza e addirittura passavano alla Casa l’ingaggio che ricevevano ogni corsa. Tutti gli altri, la stragrande maggioranza, ricevevano una diaria dopo ogni corsa: in Italia di 30 mila lire, che non copriva le spese. Nel mondiale poco più.

Sono solo flash. Oggi va assai meglio, per chi è ai vertici ma anche per qualche giovane di buona speranza, messo sotto contratto da chi detiene i diritti tv, gruppi multinazionali che puntano sulle “promesse” vincolandoli per diverse stagioni, sperando nel miracolo. E se poi i “delfini”… affogano? Soldi buttati. Chi guadagna oggi di sicuro con il Motomondiale? Chi ha in mano il giocattolo, cioè il promoter Dorna. Lì si decide come si forma e si divide la torta. Non è difficile capire a favore di chi.

STIPENDI PILOTI MOTOGP 2019/2020
1° Marc Márquez – Tra 13.300.000 e 16.000.000
2° Valentino Rossi – 8.900.000
3° Andrea Dovizioso – 6.200.000
4° Maverick Viñales – 4.450.000
5° Jorge Lorenzo – 4.200.000
6° Danilo Petrucci – 2.500.000 (altre fonti: 300.000)
7° Johann Zarco – 2.200.000
8° Cal Crutchlow – 2.200.000
9° Alex Rins – 1.800.000
10° Joan Mir – 1.111.000
11° Andrea Iannone – 1.100.000
12° Pol Espargaró – 890.000
13° Aleix Espargaró – 800.000
14° Hafizh Syahrin – 800.000
15° Miguel Oliveira – 669.000
16° Franco Morbidelli 656.000
17 ° Jack Miller – 534.000

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