MotoGP: una corsa, doppio show. La battaglia del cronometro

Nel motociclismo, da sempre, la differenza reale in pista fra i piloti la fa il cronometro, non le sparate dei fan o gli urlatori dei commentatori tv. E, di solito, chi gira più forte, alla fine vince.

La controprova, l’ennesima, viene dall’analisi dei tempi sul giro della MotoGP fatti registrare ieri nel GP d’Argentina a Termas de Rio Hondo.

Marquez, il trionfatore solitario, solamente in due dei 25 giri complessivi della corsa ha girato più piano dei suoi avversari, mentre per i restanti 23 giri è stato il più veloce di tutti. Solo al 23esimo passaggio, quando guidava la corsa con oltre 12 secondi di vantaggio (+12.365), il battistrada si è preso una… pausa girando 1’40.664 (il suo secondo peggior giro dopo quello conclusivo) contro l’1.40.328 di Dovizioso, l’1.40.325 di Rossi, l’1.40.638 di Rins, l’1.40.608 di Miller, l’1.40. 557 di Vinales.

All’ultima tornata Marquez gira in surplace: 1’42.886 mentre Rossi segna 1’40.200, Dovizioso 1.41.008, Miller 1.40.376, Rins 1.40.555. In quell’ultimo giro tutti girano più veloci di Marquez. Dal 2° al 15° giro – escluso l’8° in 1.40.034 - Marquez gira sempre sull’1 e 39 mentre tutti gli altri girano sempre sopra l’1 e 40. Dal 16esimo giro anche Marquez sale oltre l’1 e 39 anche se resta il più veloce in pista con l’1 e 40 basso. Ciò dimostra che dopo aver martellato per i primi 14 giri Marquez ha tirato i remi in barca limitandosi a gestire il suo vantaggio, più che sostanzioso. Non è una questione di gomme come dimostrato anche da Rossi che proprio nella battaglia con Dovizioso dell’ultimo giro (il 25esimo) fa registrare il suo quarto giro più veloce in assoluto: 1.40. 200 contro il quinto giro in 1.40.117 e il sesto giro in 1.40.191, il 12esimo in 1.40.165.

dovizioso-ducati-2019

Ciò dimostra anche che conta il manico e la grande determinazione perché nel fuoco della battaglia finale con il Dovi, di fatto Rossi girava sugli stessi tempi dei suoi migliori passaggi precedenti. Chiaro? I tempi dimostrano anche che, stavolta, a differenza del primo GP 2019 di Losail e di altri dello scorso anno, le Michelin hanno tenuto (non solo per la conformazione della pista) permettendo ai piloti di dare sempre il massimo, sostanzialmente per tutto l’arco della gara. Ecco perché si è evitato il rischio della gara-trenino.

In conclusione, la gara ha dato spettacolo almeno su due livelli: il primo, quello di Marquez solitario in fuga martellando giro dopo giro, da mattatore, come fossimo stati ai tempi di Agostini e il secondo, quello del rovente match ravvicinato fra Rossi e Dovizioso. Sono due facce della stessa medaglia che esaltano l’arte di correre in motocicletta. Certo che, per farla apprezzare ai telespettatori, la corsa bisogna anche saperla raccontare. Perché un Gran Premio di moto, si sa, non è il volatone di una tappa di biciclette del Tour de France.

  • shares
  • Mail