Moto3, “trenino” rovente. Prima vittoria di Masia, primo podio per Arbolino.

Nel rush finale, il poleman 19enne spagnolo Jaume Masia (a terra nel wu), corsa perfetta, e lo “schiacciasassi” sudafricano fratello di Brad, Darryn Binder – un boxeur - beffavano in volata i nostri, soprattutto il più agguerrito, Arbolino...

Moto3, “trenino” rovente. Prima vittoria di Masia, primo podio per Arbolino.

Bisognerà abituarsi, nel bene e nel male, a queste corse-trenino della Moto3 come è già accaduto nel primo round di Losail, come è stato oggi nel secondo appuntamento stagionale di Termas de Rio Hondo, come sarà per tutto il 2019.

Intendiamoci, trattasi non di un treno-merci ma di un Freccia rossa, anzi di un treno-missile con i passeggeri – i piloti – che non si risparmiano colpi, l’un contro gli altri armati. Show. Superfluo dirlo, ma lo ripetiamo ugualmente: queste corse che per più di metà gara vedono uno in fila all’altro una ventina di piloti e che si chiudono con un volatone finale con una decina di potenziali vincitori non sono (solo) il frutto della bravura dei piloti o, all’opposto, della loro incapacità di fare la differenza e di dare strappi, bensì il prodotto di moto sostanzialmente tutte sullo stello livello di competitività dovuto ai regolamenti restrittivi che appiattiscono e non consentono la selezione.

Tutto qui. Per fortuna che Giove Pluvio, annunciato, non s’è poi visto, rinunciando ad aprire e chiudere i rubinetti del cielo argentino e consentendo una gara asciutta. Non sono comunque mancate cadute, fra le altre quelle di Kornfeil, Oncu, McPhee, Lopez, Perez, che ogni tanto creavano qualche vuoto nel serpentone che subito dopo si ricomponeva sprizzando fuoco e fiamme in una lotta senza quartiere dove però dominava il gioco delle scie con i corridori a ventaglio sulla dirittura d’arrivo.

I giovani leoni italiani ci hanno provato più volte a prendere la testa dell’indiavolato gruppone e tentare l’allungo, ma invano, sempre risucchiati nel trenino. Nel rush finale, il poleman 19enne spagnolo Jaume Masia (a terra nel wu), corsa perfetta, e lo “schiacciasassi” sudafricano fratello di Brad, Darryn Binder – un boxeur - beffavano in volata i nostri, soprattutto il più agguerrito, Arbolino, rimonta da incorniciare, cui la medaglia di bronzo gli sta sul gozzo, perché avrebbe davvero meritato almeno l’argento, se non l’oro.

Arbolino, comunque al suo luccicante primo podio iridato, è stato show nello show, più volte in testa, una conferma, oggi il migliore italiano in pista, se non il migliore di tutti. Bravo Antonelli, capace nel tira e molla dell’elastico, di tornare alla fine sui primissimi finendo a un soffio dal podio (+0.386) regolando Sasaki e Rodrigo.

Peccato per Dalla Porta, primo a tre giri dalla chiusura e solo settimo (+0.588) sotto la bandiera a scacchi davanti a Foggia (anche lui in testa a otto giri dal termine), comunque entrambi gran protagonisti. Va anche detto che Dalla Porta è stato “accompagnato” fuori traiettoria dal lungo in staccata di Binder, un contatto malandrino perché il “kamikaze” Binder non perdona. Succede.

In zona punti Migno e Vietti. Delusione ancor maggiore per Fenati, fuori dalla zona punti, 16esimo (+2,273), mai con i primissimi e ultimo vagone del treno di testa, che forse ha pagato l’azzardo della gomma media posteriore. L’ascolano si rifarà presto. Chiude la top ten Kaito Toba, coinvolto in un contatto all’inizio, che però resta leader della classifica con 31 punti davanti a Dalla Porta (29) e a Masia (25) seguiti da Antonelli (21), Binder, Canet, Ramirez (tutti con 20 punti), 8° Arbolino (16), Vietti (13), 14° Foggia (8), 15° Fenati (7), davanti a Migno (7)

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