Motodays 2019: intervista a Carl Fogarty, il Re della Superbike anni '90

E' stato uno dei dominatori della Golden Age della Superbike, tanto da essersi meritato il soprannome di "King Carl": ospite d'onore a Roma Motodays 2019, Fogarty ha concesso una lunga intervista a noi di Motoblog

59 gare vinte, 109 podi e 21 pole position: i numeri parlano da soli, ma d'altra parte se ti affibbiano il titolo di King, Re della Superbike, un motivo c'è. Carl Fogarty è stato uno dei grandi protagonisti del Mondiale delle derivate di serie nei suoi anni d'oro, quella Golden Age della WSBK che a distanza di molti anni viene ancora evocata nei racconti di chi ne è stato testimone, che ha visto battagliare alcuni tra i piloti più tosti della storia in sella alle moto sportive più belle di sempre.

Forse non si può parlare di dominio totale, ma certo è che quella di Foggy è stata una presenza molto ingombrante nel Campionato mondiale Superbike: con i suoi quattro titoli iridati in sella a bicilindriche Ducati, il pilota di Blackburn ha indissolubilmente legato il suo nome al marchio di Borgo Panigale. Duro - al limite della cattiveria - con gli avversari e freddo come i suoi celebri occhi di tigre, l'asso inglese è diventato uno dei simboli del Motorsport anni '90, nonché una delle icone assolute della SBK assieme a funamboli come Polen, Corser, Bayliss e ovviamente Jonathan Rea, l'unico che è stato capace di eguagliarlo in quanto a numero di Mondiali vinti.

Carl Fogarty debutta in World Superbike all'inizio degli anni '90, dopo molti anni trascorsi a correre (e vincere) nella Formula TT, nelle Road Races e nel Campionato nazionale d'Oltremanica: nonostante ci abbia già disputato alcune wild card sul finire del decennio precedente, il 1991 è la sua prima stagione completa nel neonato Mondiale gestito dai fratelli Flammini. In sella ad una RC30 del team Honda UK chiude al 7° posto finale il suo anno d'esordio, al termine del quale passerà salirà su una Ducati 888: è l'inizio di una lunga storia d'amore con il brand bolognese, che tra alti e bassi durerà fino al suo ritiro.

E' proprio nel 1992, alla sua prima stagione con una Rossa, che Fogarty conquista la prima vittoria (a Donington Park), ma è il 1993 l'anno della consacrazione: con ben 11 successi di manche Carl riesce ad insidiare molto da vicino anche Scott Russell, che a fine anno metterà le mani sulla corona di Campione del Mondo pur avendo vinto meno della metà delle gare rispetto al rivale diretto.

Con questi presupposti il 1994 si preannuncia un anno da brividi, e così sarà: nel frattempo è scesa in pista anche la mitica Ducati 916, quella bellezza senza tempo che ha di colpo fatto invecchiare di almeno un lustro tutte le moto presenti in griglia. In sella al capolavoro di Massimo Tamburini il britannico si prende la rivincita su Russel: a fine Campionato Foggy porta in trionfo la nuova nata, conquistando il primo dei suoi quattro titoli mondiali.

Nel 1995 l'inglese della Ducati fa il bis: più che di una vittoria, si tratta di un dominio assoluto. Quella stagione, per Carl e la 916, è quasi una passerella: Fogarty esibisce una superiorità semplicemente imbarazzante per gli avversari, infliggendo 139 punti al secondo classificato Corser. Un'enormità, in un campionato competitivo e serrato come il Mondiale Superbike.

Va ricordato che, in questi primi anni, Carl mette in scena anche qualche apparizione nel Motomondiale: dopo aver corso qualche wild card in 250, tra il 1990 e il 1994 prende parte ad alcune gare della 500, prima con Honda e Harris Yamaha e poi con Cagiva, che in quel periodo ha la proprietà del marchio Ducati. Il miglior risultato con i prototipi da Gran Premio arriva proprio con la casa di Varese, al GP di Donington del 1993 (4° posto).

Nel 1996, dopo i due Mondiali dominati con la 916, Foggy decide di passare alla Honda: con la VFR 750R RC45, erede della RC30 che aveva già pilotato in passato, il glaciale britannico fa più fatica. Il feeling con la raffinatissima quadricilindrica nipponica non decolla mai, e a fine anno anche la tigre del Lancashire sarà costretta ad arrendersi agli avversari (ivi compreso il compagno di squadra Aaron Slight, che gli arriva davanti). Carl a fine anno è frustrato e fuori dal podio, mentre il titolo prende per la prima volta la strada di Wollongong finendo nelle mani di Troy Corser.

Un anno più tardi, deciso a riprendersi il trofeo di Campione del Mondo, Fogarty torna alla Ducati: ironia della sorte, però, il titolo 1997 va a un John Kocinski che guida proprio la Honda ufficiale, la moto che l'anno prima era stata di Carl.

Beffato e con la rabbia che ribolle dentro, Fogarty vacilla: il 1998 sarà una stagione equilibratissima in cui il ducatista riesce a vincere "solo" - si fa per dire - tre manche. Con una invidiabile costanza, però, riesce ad avere ragione di Slight e del teammate Corser: il binomio Foggy/Ducati è ristabilito, e anche il terzo alloro è finalmente in bacheca.

Nella stagione seguente l'ormai vecchia 916 va in pensione, lasciando il posto all'inedita 996: con questa versione perfezionata della compagna di tante battaglie Fogarty torna a non lasciare scampo alla concorrenza, annichilendo gli avversari che invano tentano di frapporsi tra lui e il titolo. Assieme alle 11 vittorie stagionali, nel 1999 arriva anche quel poker che gli consegna di diritto il soprannome di "King" Carl Fogarty.

Nel 2000 Foggy ha ormai 35 anni, ma la fame è ancora tanta: il primo Campionato del Terzo Millennio inizia in Sudafrica con un terzo posto e un ritiro, ma è a Phillip Island che accade l'irreparabile: in Gara-2 Carl parte male, e nella foga di rimontare incappa in una collisione con l'austriaco Robert Ulm. A causa delle lesioni riportate l'inglese è costretto a uno stop forzato di almeno 40 giorni, ma in realtà non riuscirà mai a recuperare al 100% le funzionalità del braccio destro: a settembre di quell'anno il Re annuncia il ritiro definitivo dalle corse, appendendo il casco al chiodo. Ed è proprio qui che inizia la storia di quello che sarà il suo grande erede, l'australiano Troy Bayliss.

Fogarty, nel frattempo, proverà anche la carriera di team manager con l'ambiziosa ed esotica Petronas FP1, senza però raccogliere troppe soddisfazioni a causa di una moto acerba e non sviluppata a dovere. Si sa, alcuni sono nati per fare solo una cosa: stare in sella e dare gas. Tutto il resto è un ripiego.

Nel week end appena trascorso questo immenso Campione è stato uno degli ospiti d'onore al Motodays di Roma, evento di riferimento per tutti i motociclisti e appassionati della Capitale: in apertura potete trovare la video-intervista che Motoblog ha fatto al fuoriclasse di Blackburn, ora testimonial del piccolo marchio inglese CCM Motorcycles. Buona visione!

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