MotoGP 2019, la conferma dei “vecchi leoni” o l'exploit dei “nuovi”?

Visti gli ultimi test in Qatar con quindici piloti dentro un secondo (1’54.208 il miglior tempo di Vinales, 1’55.205 il 15° tempo di Dovizioso) è facile prevedere un campionato tirato anche se un conto è un giro lanciato e un altro conto è una corsa con tutti gli annessi e connessi.

MOTOGP 2019, LA CONFERMA DEI “VECCHI LEONI” O L’EXPLOIT DEI “NUOVI”?

La nuova stagione MotoGP che prende il via questo week end con la notturna di Losail si preannuncia aperta e combattuta non escludendo colpi di scena. Visti gli ultimi test in Qatar con quindici piloti dentro un secondo (1’54.208 il miglior tempo di Vinales, 1’55.205 il 15° tempo di Dovizioso) è facile prevedere un campionato tirato anche se un conto è un giro lanciato e un altro conto è una corsa con tutti gli annessi e connessi.

Vista così, pare proprio che il promoter Dorna abbia oramai conseguito passo dopo passo quel che voleva: cioè lo show in pista, portatore di pubblico e di sponsor, quindi di business. Tutto legittimo, per carità. Chi siede sugli spalti di un autodromo e chi sta sul divano di casa davanti alla tv vuole lo show e tutto si fa per questo obiettivo. La domanda sorge spontanea: è vero show? Ovvio che in pista non c’è trucco e ogni pilota corre per vincere. Fatto sta che la lotta in pista spesso così serrata è dovuta soprattutto al livellamento tecnico imposto da regolamenti particolarmente restrittivi che portano all’appiattimento delle prestazioni dei mezzi obbligando team e piloti a strategie di corsa “conservative” per non bruciare anzitempo le proprie chances conservando ad esempio le gomme.

Da qui le gare-trenino (tipo Moto3) già viste nel 2018 dove lo spettacolo è solo apparente dato che la corsa “vera” si svolge nelle ultimissime tornate. Si ripropone cioè l’interrogativo se è davvero più bella e avvincente (e anche più valida tecnicamente) una corsa combattuta dall’inizio alla fine fra due-tre piloti che tirano fuori tutto da se stessi e dalla propria moto senza l’assillo dell’usura gomme ecc. o una corsa con oltre 15-20 piloti che di fatto si rendono protagonisti di schermaglie “apparenti”, lottando sostanzialmente per mantenere la propria posizione. Tant’è.

MOTOGP 2019, LA CONFERMA DEI “VECCHI LEONI” O L’EXPLOIT DEI “NUOVI”?

Questo passa il convento e questo ci teniamo. In un motociclismo che fa dello show e del business il proprio totem cosa serve perché questa stagione che si apre a Losail si arroventi creando ancor più interesse e dia un ulteriore spinta al nostro sport? Si entra, così, in un ginepraio minato alimentando vecchie e nuove polemiche. Nel motociclismo l’interesse del grande pubblico generico è dato – oltre che dalla lotta in pista in ogni round - o dalle ripetute vittorie di gare e titoli dello stesso campione (ad esempio in passato Giacomo Agostini) quando scatta l’appellativo di “campionissimo”, di “dominator”, di “cannibale” o dalla novità, dall’outsider che sconfigge il “re” consacrato, togliendogli lo scettro e diventando il nuovo protagonista. Quante volte è successo? Poi c’è la… terza via.

Qual è? Quando un grande campione consacrato ritenuto l’emblema stesso di quello sport , torna in vetta conquistando un’ultima corona iridata ritenuta oramai una chimera. E’ facile capire che nel nostro caso ci si riferisce a Valentino Rossi. All’età di 40 anni compiuti, un Rossi combattivo, competitivo, vincente in qualche round di inizio stagione, alla fine campione del Mondo MotoGP per la decima volta farebbe esplodere l’interesse per il Motomondiale, andando ben oltre le anchilosate diatribe fra fan. A vincere sarebbe il motociclismo tutto.

E se, all’opposto, proseguisse il filotto iridato di Marc Marquez? Il 26enne asso della Honda è oggi il pilota più forte e una sua nuova vittoria, oltre a confermare il suo valore di pilota immenso, non costituirebbe però un valore aggiunto per il motociclismo 2019. Altro discorso è quello su Dovizioso (33 anni) e su Lorenzo (32): per il binomio italiano sarebbe una “prima volta” di grande interesse anche extra sportivo, per il maiorchino su Honda un rilancio da “fare notizia” dopo le ultime stagioni discutibili.

Alternative? Sì: il lancio e il trionfo iridato di un “giovane”. Potenzialmente è possibile anche se nei fatti il discorso diventa più complicato. In MotoGP ci sono quest’anno otto piloti sotto i 25 anni: Quartararo (20 anni), Mir (22), Bagnaia (22), Vinales (24), Rins (24), Oliveira (24), Miller (24), Morbidelli (25) e ci aggiungiamo Petrucci (29) e, proprio in zona Cesarini, Iannone (30 anni). Sono piloti diversi fra loro in tutto e lo sanno anche i bambini che le loro possibilità di vincere il titolo sono residue, escludendo Vinales pronto all’exploit.

Un giovane-giovanissimo capace di detronizzare un marziano come Marquez potrebbe sostituire Rossi nell’immaginario collettivo prendendone in mano il testimone. Utopia? Mai dire mai! Non fu così proprio per lo sconosciuto giovanissimo Giacomo Agostini che detronizzando i mostri sacri di allora diventò per tutti il mitico “Ago”?

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