Imola autodromo, rischio chiusura per “rumore”?

La società che gestisce l’attività del circuito motiva la propria decisione con la “totale mancanza di una logica di collaborazione da parte istituzionale”.

La notizia dello scontro, anzi della rottura della trattativa, sul nodo “rumore” fra chi gestisce l’Autodromo di Imola e il Comune non è una notizia. Perché è l’epilogo – si spera non definitivo – di un tira e molla fra le parti arroccate ognuna sulle proprie posizioni “ideologiche”.

La società che gestisce l’Autodromo pensa che la storia gloriosa dell’impianto e il business che produce ancora permettano di proseguire l’attività come ai bei tempi andati, con qualche leggera concessione. Dall’altra parte, la (nuova) amministrazione municipale strumentalizza un problema reale per fini di bottega, politico-elettorali spingendo sull’onda ecologista e cercando di mettere i cittadini contro il loro autodromo, isolando il gestore.

Così si è arrivati alla rottura con “Formula Imola” che ha deciso di abbandonare il tavolo tecnico sul rumore, annunciando di recedere dall’attuale protocollo operativo in materia di inquinamento acustico. La società che gestisce l’attività del circuito motiva la propria decisione con la “totale mancanza di una logica di collaborazione da parte istituzionale”.

Una mancanza che, sempre secondo Formula Imola, sarebbe emersa ieri mattina “dalla lettura della bozza del nuovo protocollo operativo dal carattere impositivo e sanzionatorio sottoposta alla firma del gestore da parte del Comune”. I dettami dell’amministrazione comporterebbero, a detta della Spa imolese, “una preclusione di fatto dell’attività caratteristica dell’Autodromo a livello degno di un impianto internazionale; nonché l’impossibilità di raggiungere i risultati previsti dalla legge Madia in riferimento alle società partecipate pubbliche se non a pesante scapito degli eventi sportivi più rinomati”.

In sostanza – sempre secondo Formula Imola - l’Amministrazione comunale «ha deciso di non tenere conto delle indicazioni fornite dal gestore nel corso dei lavori del tavolonon ritenendo necessari gli interventi di mitigazione acustica passiva”. Ma la rilevazione dei dati fonometrici “in base all’attuale sistema di monitoraggio”, senza la realizzazione della barriera anti-rumore (scelta della passata amministrazione non riconosciuta dalla nuova Giunta), si dimostra secondo il gestore“del tutto illogica e produce una paradossale situazione di stallo che condiziona perfino la gestione dell’attività che fino a qualche tempo fa veniva considerata ‘ordinaria’ in pista”.

In altre parole, l’obiettivo della nuova amministrazione comunale – coerentemente con gli impegni presi in campagna elettorale con l’elettorato – è quello di ridurre drasticamente l’attività motoristica del prestigioso e affascinante impianto imolese utilizzandolo per altri sport e per un uso quotidiano più “a misura” dei cittadini con attività ricreative ecc. comunque slegate dal Motorsport, ridotto al ruolo di “bella statuina”.

Una posizione che, se esasperata, diventa insostenibile producendo danni ingenti per l’immagine di Imola e per l’economia dell’intera regione. D’altronde chi gestisce l’Autodromo non può continuare a incrementare l’attività motoristica sic et simpliciter ben sapendo che basta una moto da corsa che gira in pista perché il rombo si espanda in tutta la città.

Serve il buon senso delle parti cercando una mediazione. La questione dell’inquinamento acustico è un fatto che riguarda particolarmente l’autodromo di Imola così come altri circuiti situati nei centri cittadini o a ridosso di zone abitate come quello di Misano e anche, in misura diversa, lo stesso Mugello e pure Monza.

Il problema vero non è la realizzazione di poche e qualificate gare ogni anno (il disturbo è limitato e di fronte al giro economico indotto nessuno protesterebbe) ma quello di usare i circuiti per prove quasi quotidiane per motociclisti semplici appassionati facendo così sfogare in pista la loro passione e gonfiando le casse degli autodromi.

Fatto sta che si sta esagerando e non basta ridurre i decibel dei partecipanti a questi test in pista per risolvere la questione. La soluzione non è però quella che il Comune di Imola vorrebbe imporre perché significherebbe di fatto la chiusura dell’impianto. Le federazioni di moto e di auto non hanno nulla da dire?

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