MotoGP Ducati: “ping-pong” Dall’Igna-Ciabatti

Dall’Igna smentito da Ciabatti sul ruolo di Dovizioso e Petrucci in MotoGP. Staff, lingua lunga? Ducati, zitti un po’! Non è meglio seguire l’antico adagio “lavorare zitti a testa bassa?”

MotoGP, Ducati: nuovi supporti, vecchi problemi?

Dicevano gli antichi che “chi parla troppo lavora poco”. Un adagio che vale oggi per la Ducati con uno staff dirigente al top ma dalla… “lingua lunga”? No di certo, sarebbe ingeneroso per chi guida una Casa che – qui parliamo di corse – ha raggiunto traguardi significativi a livello mondiale sia in MotoGP che in Sbk, pur mancando in queste ultime stagioni l’obiettivo principale: il titolo di campione del Mondo.

Fatto sta che, di fronte ad “avversari-colosso” quali sono per primi le Case giapponesi, per vincere il titolo iridato non basta sviluppare una moto e renderla competitiva ma occorre non commettere sbavature ed errori in ogni singolo tassello del progetto, a cominciare dalla gestione della squadra, in primis quella dei piloti. Ora, senza voler tornare a rigirare il chiodo su vecchie ferite (la mala gestione di Casey Stoner unico pilota ad aver portato l’iride della classe regina a Borgo Panigale, il flop del biennio di Valentino Rossi, l’ultima fase del 2017-2018 in chiaroscuro con il super pagato Jorge Lorenzo) pare evidente che il punto debole Ducati stia proprio nel “manico”: non quello dei piloti ma quello di chi dirige i suonatori e fa girare tutta la complessa e delicata orchestra racing.

Potenzialmente, alla Rossa non manca niente – c’è anche il supporto diretto tecnico-finanziario di Audi Sport e dello sponsor Phillip Morris con il marchio pesante “Mission Winnow” - per conquistare nel 2019 l’ambito e prestigioso traguardo del titolo MotoGP bissando finalmente l’exploit iridato di Stoner del 2007. Il tallone d’Achille sta forse nei due piloti ufficiali Dovizioso-Petrucci. Per vincere il mondiale serve quella costanza di prestazioni (e di vittorie) ad altissimo livello che Dovizioso – pur pilota di gran livello - fin qui non ha dimostrato di avere al 100% e che Petrucci – manico da non sottovalutare - deve cercare, scrollandosi di dosso, con i risultati, interrogativi e dubbi.

MotoGP, Ducati: nuovi supporti, vecchi problemi?

Ora, che bisogno c’era che l’Ing. Gigi Dall’Igna (cui va gran merito dello sviluppo Ducati) puntualizzasse l’altro ieri che nel 2019 la Rossa in MotoGP ha una squadra “a una sola punta”, cioè Dovizioso capitano e Petrucci “gregario” di lusso? Voler dimostrare che un Team è più forte con un solo “number one” perché i “due galli” nello stesso pollaio fanno solo danni è una teoria legittima ma usata dai … perdenti: lo dimostra la storia del motociclismo e forse anche la stagione 2019. Non torniamo qui su quanto già più volte scritto sull’inedito binomio Honda, Marquez-Lorenzo. 

Una domanda s’impone: perché, puntuale come un treno svizzero, è arrivata la dichiarazione del DS Ducati Paolo Ciabatti che di fatto smentisce quanto affermato poche ore prima da Dall’Igna: “Non ci sarà una Ducati ad una punta”?. Aggiungere che: “Petrucci avrà tutto ciò che serve per provare a lottare per la vittoria, ma la sua priorità non sarà battere Dovizioso come era nel caso di Lorenzo” pare, oltre che una banalità, la riproposizione della classica arcinota “excusatio non petita, accusatio manifesta”. 

Ora, Dall’Igna è il direttore generale di Ducati Corse e Ciabatti il direttore sportivo. Chi detta la linea? Stando ai gradi sulla giubba non è difficile rispondere. Il “ping-pong” Dall’Igna-Ciabatti non è inutile, è un errore. Chissà che ne pensa l’AD Ducati Claudio Domenicali, protagonista suo malgrado di precedenti … lunghi e … “fuori pista” verbali? Senza tornare a riproporre questioni arcinote, non c’è che da prendere atto ancora una volta della solerzia (eccessiva?) dei dirigenti della Rossa nell’uso della lingua.

Tutto legittimo, per carità, anche gli svarioni. Ma il troppo stroppia. Ducati, zitti un po’! Non è meglio seguire l’antico adagio “lavorare zitti a testa bassa?”

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