MotoGP, Honda cerca il poker iridato con Marquez-Lorenzo. Miracolo Ducati?

Saprà Ducati mantenere quel vantaggio tecnico che già in non poche gare del 2018 si era assottigliato? Soprattutto, sarà in grado la nuova coppia delle Rosse Dovizioso-Petrucci di contrastare l’inedito binomio Marquez-Lorenzo, sulla carta super favorito?

MotoGP, Honda cerca il poker iridato con Marquez-Lorenzo. Miracolo Ducati?

Non è un vero e proprio vespaio quello mosso dal Team Manager della HRC Alberto Puig con le sue ultime dichiarazioni, ma il fuoco delle polemiche si è riacceso proprio alla vigilia di un campionato MotoGP 2019 di grande interesse sul piano tecnico e agonistico.

Cosa ha detto, in sostanza, Puig? Ne ha dette tante (troppe?), anche con l’obiettivo di mettere pressione agli avversari dei piloti della HRC, ma il succo è questo: Honda ha vinto l’ultimo campionato del Mondo (anzi almeno gli ultimi tre) più per le qualità del suo pilota Marquez che per quelle della sua moto, spesso in evidente difficoltà rispetto alla concorrenza.

Che Marquez sia un fenomeno, non ci piove. Che Honda abbia avuto fasi di difficoltà dagli inizi del 2016 è altrettanto vero. Fatto sta che quando si parla della Casa dell’Ala dorata bisogna togliersi il cappello e quando la si critica bisogna prima contare fino a dieci. Honda, dal 1961, ha vinto ben 36 campionati del Mondo-piloti (più altri titoli Marche), di cui 9 titoli iridati in MotoGP, ben cinque con Marquez, il quale ha portato a casa il tris nelle stagioni 2016, 2017, 2018. Visti così, nudi e crudi, i risultati dimostrano l’imbattibilità (almeno in questi ultimi tre anni) del binomio Honda-Marquez.

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La realtà è stata più complessa e articolata dovuta soprattutto dalla “rivoluzione” dei nuovi regolamenti tecnici imposti dalla stagione 2016. Le Case giapponesi hanno dominato in MotoGP: 2002 e 2003 Rossi-Honda; 2004 e 2005 Rossi-Yamaha; 2006 Hayden-Honda; 2008 e 2009 Rossi-Yamaha; 2010 Lorenzo-Yamaha; 2011 Stoner-Honda; 2012 Lorenzo-Yamaha; 2013 e 2014 Marquez-Honda; 2015 Lorenzo-Yamaha; 2016, 2017, 2018 Marquez-Honda.

Il dominio delle Case del Sol Levante è stato interrotto solo nel 2007 dal trionfo di Stoner-Ducati, in particolare grazie alle doti del fuoriclasse australiano. Fuori Stoner per l’ingresso a Borgo Panigale di Rossi (un fallimento!), la Casa italiana non è più stata in grado di lottare per il titolo fino al 2016. Cioè l’era dei nuovi regolamenti tecnici con novità non certo di poco conto riguardanti in particolare l’elettronica (centralina unica e software unificato) e le nuove gomme Michelin da 17 pollici al posto delle precedenti Bridgestone da 16,5”.

Diversamente da quanto si poteva pensare all’inizio, centralina (elettronica) e gomme hanno costituito – in negativo - un unico problema e all’opposto – in positivo - una unica opportunità per fare la differenza. Con le novità su centralina e gomme, Team e piloti hanno faticato di più nella messa a punto ottimale della moto, dovendo cercare un diverso equilibrio, in particolare rispetto ai classici problemi della frenata, della percorrenza in curva, dell’accelerazione.

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Ma c’è chi è entrato nelle sabbie mobili non riuscendo a trovare il bandolo della matassa (Yamaha), chi ha avuto momenti di sbandamento ma poi si è ripresa (Honda), chi, all’opposto, dalla nuova situazione ha trovato giovamento e una nuova competitività (Ducati). Non torniamo sulla questione gomme, più volte affrontato, ma sul nodo elettronica. L’obiettivo della Dorna era quello di rendere le corse più spettacolari (per avere più audience tv, quindi più business) diminuendo, anzi annullando, il gap tecnico fra le varie moto. Una centralina unica con un software unificato e meno evoluto, “livella” – almeno sul piano teorico - i valori in campo.

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E’ questo è quel che è avvenuto anche e soprattutto per un altro motivo. Mentre le Case giapponesi dovevano di fatto ripartire da zero, non conoscendo la centralina Marelli, Ducati partiva avvantaggiata. La Casa di Borgo Panigale, infatti, ha sempre lavorato con Marelli conoscendo bene la nuova centralina imposta a tutti in MotoGP. Va aggiunto, però, che Ducati ha svolto un ottimo lavoro anche su altri piani: un motore di elevata potenza e ben gestibile a tutti i regimi; un Team affiatato e unito attorno al suo direttore tecnico cui va anche il merito di aver indirizzato nel 2015 i regolamenti … pro Ducati.

Un altro aspetto da non sottovalutare è il pacchetto aerodinamico che Ducati ha sviluppato in questi anni. Le appendici alari comparse nel 2015 sono il frutto di studi che vanno oltre la semplice penetrazione aerodinamica (Cx) ma coinvolgono anche i carichi verticali. Purtroppo, il mancato feeling di Jorge Lorenzo con la nuova moto, quanto meno per tutto il 2017, un Dovizioso in crescita ma discontinuo e con il tocco della jella, una perdurante difficoltà di gestione tattica e strategica del Team, non hanno permesso il dispiegamento totale del grande potenziale, dando la possibilità (almeno a Honda) di recuperare e di conquistare il titolo, ripetutamente.

Marquez ci ha messo del suo ma Honda non è stata da meno. Qui siamo. Saprà Ducati mantenere quel vantaggio tecnico che già in non poche gare del 2018 si era assottigliato? Soprattutto, sarà in grado la nuova coppia delle Rosse Dovizioso-Petrucci di contrastare l’inedito binomio Marquez-Lorenzo, sulla carta super favorito? I miracoli, si sa, sono sempre più rari. Ma sognare non è proibito. Anzi, in questo caso è d’obbligo.

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