CIV, la crescita c’è. Ma il “tricolore” resta di nicchia

Un ultimo sguardo sui dati della stagione 2018 resi pubblici con una bella e chiara brochure dalla FMI, organizzatore unico del campionato italiano di velocità denominato “Sistema CIV”.

CIV, la crescita c’è. Ma il “tricolore” resta di nicchia

C’è tempo per analizzare il CIV (tricolore di velocità) 2019 che inizierà il 30 marzo prossimo all’autodromo di Misano. Dopo il primo round seguiranno altre cinque tappe, sempre con il collaudato format di Gara 1 sabato e Gara 2 domenica: 26-27 aprile (Mugello), 29-30 giugno (Imola), 27-28 luglio (di nuovo Misano), 21-22 settembre (Mugello bis), 5-6 ottobre (Vallelunga).

Approfittiamo, quindi, per un ultimo sguardo sui dati della stagione 2018 resi pubblici con una bella e chiara brochure dalla FMI, organizzatore unico del campionato italiano di velocità denominato “Sistema CIV”, composto da 5 Campionati sviluppati in 46 round con 1000 piloti partecipanti.

Qui interessa il fiore all’occhiello, cioè il “tricolore” di velocità (Sbk, Moto3, Supersport, Supersport 300, Premoto3 4T). Letti di… corsa, senza approfondimento, i dati ufficiali del 2018 inducono all’ottimismo: 400 piloti iscritti ogni round tra Civ e Trofei abbinati, 40.000 spettatori (paganti? ndr) complessivi, presenti tutti i media di settore, copertura TV integrale su Sky Sport MotoGP HD, AutomotoTV e diretta streaming su Elevensports.it e Facebook.

CIV, la crescita c’è. Ma il “tricolore” resta di nicchia

Dati che, essendo ad uso e consumo del marketing, particolarmente in funzione pro-sponsoring, celano i non pochi limiti (strutturali e non) del Campionato, offrendo l’immagine di un progetto con il vento in poppa, tutto “rosa e fiori”, con un contenitore e contenuti particolarmente appetibili, insomma un investimento ottimale per le aziende sponsor. Giusto così. In particolare viene messo in risalto che il CIV ha prodotto nel 2018 un valore mediatico di 11,7 milioni di Euro (Per valore mediatico (o media value) si intende la valorizzazione basata sull’utilizzo del CPT (Cost per thousand), unità di misura che rappresenta il costo che un brand deve sostenere per raggiungere 1.000 persone per 30 secondi attraverso uno spot commerciale standard) raggiungendo complessivamente 27,3 milioni di contatti con una copertura televisiva di 582 ore e un audience di 1.972.000 persone, ecc.

Qui ci limitiamo al dato riferito alla televisione. Il campionato 2018 (sei round con due gare ogni week-end) è stato visto complessivamente – come scritto sopra - da quasi 2 milioni di telespettatori. Andando a spanne, si sono avuti poco più di 300 mila spettatori televisivi a round. Non per cercare il pelo nell’uovo o per stabilire rapporti inappropriati, ma per capire… “dove siamo”, serve una base di confronto – pur se in modo schematico e superficiale – con la MotoGP e con altri sport.

CIV, la crescita c’è. Ma il “tricolore” resta di nicchia

Qualche esempio. Mugello 2018: telespettatori oltre 4 milioni (4.000.081) su Sky (1 milione e 294 mila spettatori medi) e TV8 (2.787.000 con share del 17,8%). Insomma, in chiaro una gara del Motomondiale richiama oltre 4 milioni di telespettatori (il doppio circa della pay-tv). Un confronto con altri sport? Calcio: finalissima mondiale 12 milioni di telespettatori (66% di share!). Formula uno Monza, triplice diretta: quasi 10 milioni di spettatori unici (9.711.000) con share oltre il 30%). Giro d’Italia di ciclismo: le dirette Rai (quindi non a pagamento) godono di un ascolto medio per tappa di oltre 1.500.000 spettatori (oltre il 15% di share), con gli arrivi oltre i 2 milioni (share sul 30%) e con il “tappone” sui 3 milioni e mezzo di telespettatori (share oltre 40%!).

Non servono polemiche. Ma non serve neppure enfatizzare una realtà che, pur se in crescita, conferma che il CIV resta – non solo su piano degli ascolti TV – uno sport di nicchia da dove non pare facile schiodarlo. L’arrivo nel 2019 in Moto3 del Team Sky VR46 e di altri Team da mondiale (Gresini, Leopard, RGR TM ecc.) porterà una benefica ventata d’aria nuova, in particolare una salutare spinta all’immagine del campionato che resta tutt’ora confinato in una ristretta cerchia di appassionati, per lo più del “giro” dei piloti.

Bene. Ma questo non basta. Serve un ulteriore salto di qualità complessivo, tanta … fantasia per valorizzare meglio e di più quel che c’è rafforzando e migliorando ancora contenitore e contenuti. Si può fare.

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