Museo Ducati: una passeggiata al suo interno

Di passaggio a Bologna, ecco l’occasione giusta per un bel giro nel Museo Ducati. Proprio presso la fabbrica e dopo una profonda ristrutturazione del 2016, merita un pò di attenzione

Di passaggio a Bologna, ecco l’occasione giusta per un bel giro nel Museo Ducati. Il museo si trova proprio presso la fabbrica e dopo una profonda ristrutturazione avvenuta nel 2016 in occasione dei 90 anni dell’azienda, è stato profondamente rinnovato.

Nel mezzo la figura inconfondibile di un enorme casco che idealmente pone al centro l’uomo e i suoi sogni. Intorno, ben schierate le moto che maggiormente hanno caratterizzato la produzione sportiva sotto questo glorioso marchio e che soprattutto hanno incarnato il sentimento agonistico di moltissimi appassionati, dal dopoguerra fino ai giorni nostri.

Non mancano alcune sale a tema dove vengono raccolte e valorizzate alcune vere e proprie icone Ducati, come il Cucciolo, la prima bicicletta a motore interamente assemblata in Ducati e la 60, ovvero quella che viene definita come la prima motocicletta Ducati.

Da qui in poi i modelli più belli e significativi si susseguono uno dopo l’altro in un crescendo di fascino ed evoluzione tecnica che coinvolge motori e ciclistiche, convergendo tutti nel mitico motore Desmo e nei telai sempre più vicini al traliccio in tubi che tanto ha caratterizza questo nome.

Ducati espone anche alcune delle tute che hanno indossato i piloti più significativi del proprio palmares; un’occasione per rendersi conto di quanta evoluzione ci sia stata in termini di sicurezza. Inoltre, in questo periodo ma ancora per poco il museo espone le moto che nel 1957 hanno percorso 60mila chilometri intorno al mondo attraverso 5 continenti, due 175 T da 14cv guidate da Tartarini e Monetti; un’impresa ancora più incredibile vedendo da vicino questi oggetti.

E poi il piatto forte, le moto da corsa. Belle, affascinanti, pezzi d’arte capaci di rievocare le incredibili gesta dei campioni che hanno saputo costruire il mito attraverso le proprie imprese. A partire dall’incredibile Desmosedici di Stoner, all’appello non manca davvero nessuno, dalle 750 di Paul Smart e Mike Hailwood.

Anno dopo anno, campionato dopo campionato è bello vedere da vicino le 851 e 888 di Raimond Roche, Doug Polen, e dell’incredibile Giancarlo Falappa fino ad arrivare alle 916, 996 e 998 di Fogarty, Corser e Troy Bayliss. Uomini tenaci, ricchi di carisma e capaci di rendere grande la categoria Superbike.

Per il fuoristrada spunta la mitica Cagiva motorizzata Ducati che Edi Orioli portò alla vittoria della Parigi-Dakar nel 1990 e nel 94. E poi le moto più iconiche della produzione di serie, come la 750 Paso il cui nome fu un tributo a Renzo Pasolini scomparso durante il gran premio di Monza del ’73, e ancora… la Supersport 900, il Monster, uno dei più grandi successi commerciali di Ducati… fino ad arrivare ai giorni nostri attraverso le Moto più simboliche del marchio.

Il Museo Ducati, attraverso tre diversi percorsi ideologici, non è una semplice parata delle moto più rappresentative di questi anni di storia, ma racconta anche il contesto socio-culturale di ogni epoca, sia attraverso la storia delle corse, sia grazie al contributo degli uomini che anno preso parte a questi momenti unici, spesso irripetibili e che alcuni rimpiangono...

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