Quel Natale ’64 con la Benelli 250 “4” di Tarquinio Provini sotto … l’albero

Stavolta il nostro Amarcord fa un salto nel tempo di 54 anni addietro, quando proprio nel periodo delle feste natalizie (dalla vigilia di Natale del dicembre 1964 alla Festa della Befana del 7 gennaio 1965) Pesaro rompe l’isolamento … motociclistico con un evento inedito diventato storico.

Quel Natale ’64 con la Benelli 250 “4” di Tarquinio Provini sotto … l’albero

Come più volte ricordato, per decenni, il motociclismo racing andava in letargo. In Italia le corse abbassavano la saracinesca con il GP iridato di Monza dei primi di settembre, con la coda finale tricolore di Vallelunga i primi di ottobre, riaprendo “bottega” il 19 marzo con la prima “tricolore” (aperta ai big mondiali) all’autodromo di Modena.

L’eccezione era rappresentata dal Sudafrica, un appuntamento di fine anno disertato dai piloti e dalle Case italiane ma nobilitato dalla presenza di assi come Mike Hailwood. Insomma, per circa cinque mesi, agli appassionati non restavano che i ricordi, sfogliando e risfogliando, fino a consumarla, l’unica rivista di settore esistente, frequentando i Moto club cittadini, dove l’inverno veniva riscaldato dal fuoco delle immancabili polemiche, più o meno come oggi.

Già, oggi, in una realtà molto differente, soprattutto per l’invasione mediatica che crea un “continuum” dove il tempo vola e la nuova stagione di corse arriva quando ancora non si sono spenti gli eco di quella passata. Non solo. Adesso c’è una vera e propria invasione di iniziative di ogni tipo anche se – pure nel motociclismo è così – spesso si confondono gli eventi con le… sagre. Cosa vogliamo dire? Che una volta, nel periodo extra sportivo, c’erano meno occasioni per vedere i protagonisti (moto, piloti ecc.), ma quando questo avveniva a farla da protagonista era la “qualità” dell’evento e non la … fuffa. Un esempio?

Infatti, il centro storico cittadino si animò non solo per il grande albero illuminato in Piazza del Popolo ma per una “speciale” iniziativa in Via Branca con al centro una moto da corsa.

E che moto! In un noto negozio di “moto e armi” (sì, si vendevano insieme…) fu esposta la mitica fiammante Benelli 250 4 cilindri GP grigio fumo di Tarquinio Provini, il nuovo asso della Casa pesarese, pluricampione mondiale e già pilota ufficiale di Mondial, MV Agusta, Morini. Quella era, all’epoca, la moto da corsa ricca di preziosismi tecnici e stilistici, la più moderna e promettente motoGP dell’industria italiana ed europea, già vacillante sotto i colpi dei colossi del Sol Levante.

Ed era la prima volta che un bolide “vero” e in attività (non come si usa oggi con un manichino o una show-bike) veniva messo in vetrina, dove chiunque poteva vederlo da vicino e anche … toccarlo sfidando le grida minacciose del vecchio indimenticabile Tamburini, il proprietario del negozio in via Branca, fra il Teatro Rossini e Piazza del Popolo. Oggi - ripetiamo - con l’indigestione mediatica, con la copertura televisiva e il tam tam di internet, tutto è a portata di mano, anche se per lo più in modo virtuale. Ma mezzo secolo addietro, le corse i piloti i bolidi, erano materia per soli appassionati che – peraltro - raramente si recavano sui circuiti mentre per la grande massa dei cittadini “normali” erano un mondo lontano e sconosciuto, con i piloti considerati eroi inimitabili o pazzi svitati e con le moto da corsa ritenute o rombanti mezzi infernali portatori di guai e di lutti o, all’opposto, mitici oggetti del desiderio liberando la fantasia per agganciare sogni impossibili da realizzare.

Anche a Pesaro era così, pur essendoci nella città di Gioachino Rossini una solida e vasta cultura delle corse, grazie soprattutto alla presenza di una grande realtà industriale e sempre impegnata nelle competizioni qual era la Moto Benelli e grazie ai numerosi piloti pesaresi o di altre città e nazionalità in sella ai bolidi della grande Casa di Viale Mameli.

Quel Natale ’64 con la Benelli 250 “4” di Tarquinio Provini sotto … l’albero

L’idea di mettere in mostra il suo “gioiello” era stata discussa dallo staff della Casa del Leoncino, con un ok finale dato più per porre fine alle ripetute richieste dell’appassionatissimo Tamburini che per esigenze di marketing cui pure i Benelli erano sensibili, specie con l’arrivo sulla tolda di comando di un manager di qualità quale il Conte Innocenzo Nardi Dei (tutt’ora in splendida forma!) cui non mancavano l’ironia del fiorentino doc né gli strumenti culturali per capire il valore dell’immagine.

La splendida “belva” – una delle più belle moto da gran premio di tutti i tempi - dall’inedita livrea grigio-ardesia o canna di fucile con due sottili bande tricolori sulle due fiancate fu inserita “di traverso” nella vetrina del piccolo negozio, con l’anteriore che lambiva la vetrata e illuminata con faretti così che chiunque passasse in via Branca la vedesse nel suo splendore, anche dopo le 17, al buio. Per me, studente (si fa per dire…) liceale del primo anno, quello fu, per un mese, l’appuntamento fisso.

Non solo. Scrissi un articolo su quella moto e sul suo pilota pubblicato dal quotidiano il Messaggero, dopo aver barato sulla mia età, aumentata di due anni, da 14 a 16. Tamburini ritagliò l’articolo e lo affisse in bella vista sulla vetrina e mi… incaricò di “intrattenere” i visitatori sempre più numerosi e addirittura facendomi poi “presentare” il grande Tarquinio Provini che un pomeriggio fra Natale e Capodanno ci onorò della sua presenza conversando con i presenti e firmando centinaia di autografi.

Non si può dire che iniziò il pellegrinaggio come a Piazza Tienanmen di Pechino per visitare il mausoleo di Mao o come a Loreto per la Madonna Nera, ma certamente tanta gente, anche dalla vicina Romagna e non solo, accorse in quel negozio attirati dal bolide nero. Fu un evento promozionale per tutto il motociclismo che in seguito si ripetè in altre città con altre moto e altri piloti. Quando il motociclismo de: “I giorni del coraggio” fa battere il cuore anche dopo mezzo secolo.

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