Motociclismo e istituzioni, dalla presenza di Erdogan all’assenza del… sindaco di Pesaro

L’evento ha fatto notizia non perché la premiazione ai massimi livelli istituzionale di un pilota motociclista sia un fatto raro bensì perché l’avvenimento sia avvenuto in Turchia, considerata ancora una nazione fuori dal grande giro del motociclismo mondiale...

Motociclismo e istituzioni, dalla presenza di Erdogan all’assenza del… sindaco di Pesaro

Ha fatto notizia l’altro giorno che il presidente turco Erdogan abbia ricevuto i piloti Can e Deniz Oncu per omaggiarli e ringraziarli a nome della nazione di quanto fatto egregiamente a livello internazionale nel 2018 dai due gemelli. Un riconoscimento istituzionale di altissimo livello, doveroso quanto meritato, per i due giovanissimi campioni non ancora sedicenni.

Come noto, con l’inatteso trionfo iridato in Moto3 nell’ultimo round bagnatissimo di Valencia, il poco più che quindicenne Can – da wild card - oltre ad entrare nell’albo d’oro ha stabilito il record storico quale vincitore più giovane di sempre di una corsa mondiale. Grande stagione anche per il gemellino Deniz, vice campione nella combattutissima Rookies Cup, pronto nel 2019 per il Cev Mondialino della classe cadetta come è pronto Can per l’attesissimo esordio nel Mondiale Moto3.

Insomma, due piloti da tener d’occhio, soprattutto Can, che potrebbe far saltare ogni pronostico con un “colpaccio” davvero storico. L’evento ha fatto notizia non perché la premiazione ai massimi livelli istituzionale di un pilota motociclista sia un fatto raro bensì perché l’avvenimento sia avvenuto in Turchia, considerata ancora una nazione fuori dal grande giro del motociclismo mondiale, anche se da tempo in “movimento” e vanta un pilota dal valore di Sofuoglu.

E’ indubbiamente il segno dei tempi che cambiano, con piloti che si affacciano alla ribalta del motociclismo internazionale, provenienti da aree ai margini dalla cultura e dalla storia del motociclismo per come si è sviluppato negli ultimi… 100 anni. Aria nuova. Bene, molto bene. Da sempre, le istituzioni hanno reso omaggio al motociclismo e ai suoi campioni. Addirittura la regina d’Inghilterra ha premiato (con ambitissimi titoli nobiliari) campioni quali Surtees, Hailwood, Read ecc., altrettanto ha fatto il Re di Spagna da Nieto su su fino a Marquez.

Idem in Italia dove gli esponenti di vari livelli istituzionali – dai presidenti della Repubblica ai sindaci – hanno sempre dato segni tangibili di alto riconoscimento al nostro sport e ai suoi esponenti, sia con premiazioni eccellenti nelle giornate di festa, sia con presenze personali e orazioni funebri nelle giornate delle dipartite dei campioni. E’ così da sempre. Memorabile, ad esempio, la festa delle autorità di governo nazionale e locale a fine 1950 in onore del cesenate Dario Ambrosini e della Benelli neo campioni del Mondo 250 e – in una situazione opposta – la loro presenza pochi mesi dopo ai funerali dell’asso romagnolo deceduto sul circuito francese di Albi.

Si possono fare decine e decine di esempi fino ai giorni d’oggi. Hanno lasciato il segno le premiazioni istituzionali per Giacomo Agostini e i riconoscimenti, prima e dopo, ai nostri campioni del presidente della Repubblica di turno nel salone più prestigioso del Quirinale. Io stesso ho avuto l’onore di essere presente al Quirinale – come “accompagnatore” di piloti – in due occasioni quando a premiare i nostri campioni furono una volta Sandro Pertini e un’altra volta Francesco Cossiga.

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Tutto bene, dunque? No. Non sono mancati “vuoti” istituzionali, dimenticanze e assenze non giustificabili, specie nelle giornate tristi dei funerali. L’ultima volta è accaduto in occasione del funerale del grande campione pesarese Silvio Grassetti, scomparso l’8 settembre 2018. Silvio, per quasi 20 anni – dai primissimi anni anni ’60 a metà anni ’70 – ha tenuto alto in Italia e nel mondo il tricolore, in particolare il nome della città di Rossini (e della Benelli), della provincia pesarese, della regione Marche.

Ovunque, da ogni parte del mondo, sono giunte condoglianze e attestati di stima. La cerimonia funebre ha lasciato il segno per la partecipazione commossa di centinaia e centinaia di appassionati (anche in moto) e per la presenza delle autorità. Il possente rombo della “sua” Benelli 4 cilindri 250 GP rimane nel cuore di tutti i presenti. Un solo assente: il sindaco di… Pesaro! Non è dato sapere perché.

Evidentemente altri e più pressanti impegni. Peccato per lui. Presente invece, commosso, il sindaco di Fano Massimo Seri che dopo la toccante cerimonia funebre ha scritto di suo pugno un saluto a nome della cittadinanza, che qui sintetizziamo: “Sono profondamente colpito dalla scomparsa di Silvio, per tutti noi indimenticabile campione di motociclismo… Silvio è stato uno dei beniamini dei tifosi italiani e dei tifosi nel mondo perché ha saputo farsi apprezzare per quel suo stile di combattente leale ma tenace, sempre misurato in pista e fuori. Scrivo dopo la toccante cerimonia anche perché tengo a dire che Fano è stata onorata di aver ospitato un pilota di così grande valore che ha raccolto meno soddisfazioni di quanto avrebbe meritato per le sue doti sportive e per quel suo carattere discreto e amabile, ricco di grande umanità che lo ha fatto diventare uno dei grandi personaggi del motociclismo mondiale. Il ricordo di Silvio permarrà indelebile nella nostra comunità..”.

A volte poche parole di un primo cittadino valgono più di un riconoscimento formale del “Palazzo” e forse anche di una corona iridata.

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