Agostini? “Il migliore”. Quando Arturo Magni “pesò” i piloti della MV Agusta

Era l’epoca quando nel box troneggiava con l’immancabile Borsalino e l’impeccabile impermeabile bianco il Conte Domenico Agusta cui tutti attorno rendevamo omaggio stando … muti...

Agostini? “Il migliore”. Quando Arturo Magni “pesò” i piloti della MV Agusta

Sono passati tre anni da quando, il 2 dicembre 2015, all’età di 90 anni splendidamente portati, ci lasciava Arturo Magni, direttore per 25 anni del mitico reparto corse MV Agusta, una leggenda del motociclismo mondiale non solo sul piano tecnico.

Chi scrive queste note ha conosciuto Magni anche personalmente, sin dai primi anni ’60, quando i bolidi di Cascina Costa dominavano in ogni categoria e cilindrata in un’epoca dove sui circuiti gli appassionati erano divisi dalle moto da corsa, dai piloti, dai tecnici da una semplice fettuccia di nastro adesivo. Insomma, quel mondo per cui gli appassionati andavano in visibilio, era così a portata di mano che non lo si toccava per rispetto e… pudore. Avevo ancora i calzoni corti quando rimanevo ore estasiato ad osservare da un metro poco più il box della MV, i bolidi splendenti allineati, la calma e la perfezione di come tutti lavoravano senza pronunciare una parola e senza fare cadere a terra neppure una chiave.

A volte si rimaneva ammaliati, oltre che dalla sfilata delle pluricilindriche rosso-argento, anche da particolari apparentemente semplici ma “speciali” come ad esempio il contenitore dei gigler avvitati a decine e decine – solamente la MV ne aveva così tanti! - in una cassetta di legno nella quale solo Magni poteva frugare per scegliere quel che riteneva giusto per la giusta carburazione ecc. Era l’epoca quando nel box troneggiava con l’immancabile Borsalino e l’impeccabile impermeabile bianco il Conte Domenico Agusta cui tutti attorno rendevamo omaggio stando … muti, a rispettosa distanza.

arturo magni

Di quei miei primi anni sui circuiti, da ragazzo, mi resta impresso tutt’ora, dopo oltre mezzo secolo, il modo di come operava Magni: un direttore d’orchestra (il conte scambiava poche parole solo con lui che a sua volta le interpretava e le trasferiva allo staff e ai piloti vicini) senza bisogno dello spartito, capace di imprimere la sinfonia del lavoro all’intera “orchestra”, con pochi cenni verso i suoi collaboratori, quasi esclusivamente con l’esempio, al box nelle piste di tutto il mondo come nel reparto corse varesino. In quegli anni, la “telemetria” era costituita da un taccuino rettangolare a quadretti dove Arturo segnava tutto, credo persino il respiro e il battito del cuore dei suoi piloti.

E che piloti! Leslie Graham, Carlo Ubbiali, Fortunato Libanori, John Surtees, Gary Hocking, Tarquinio Provini, Remo Venturi, Umberto Masetti, Emilio Mendogni, Bruno Spaggiari, Mike Hailwood, Alan Shephard, Silvio Grassetti, Giacomo Agostini, Angelo Bergamonti, Alberto Pagani, Phil Read, Armando Toracca, Gianfranco Bonera ecc.

C’è da ricordare che la MV Agusta era impegnata anche nei campionati di “seconda categoria” con decine di suoi piloti e altre decine di “assistiti”. A metà degli anni ’60 in un test a Monza ho contato nel box della MV ben … 26 moto Grand Prix tutte allineate e coperte come voleva Magni. Prova d’orchestra mirabile quando al tocco di Arturo i meccanici accendevano i motori dei bolidi in contemporanea: “due a due” o “quattro a quattro” liberando nel cielo la melodia più inebriante con l’odore dei fumi dell’olio racing ricinato così intenso e ammaliante da averlo ancora… dentro.

Siccome non mancavo mai a nessuna corsa in Italia – poi da metà anni ’60 anche da quelle all’estero – una volta sul circuito di Cesenatico, presentandomi con la mia fiammante MV 125 5 marce appena acquistata, Magni mi chiese chi fossi e da dove venissi. Da quel giorno nacque una amicizia e Arturo mi… cambiò nome chiamandomi “Rossini” perché pesarese “coraggioso” capace di girare con una MV nella tana del lupo… della Benelli.

Sovente, come semplice sportivo appassionato, chiedevo a Magni spiegazioni su particolari dei bolidi nel box e lui paziente, in poche parole, mi illuminava sull’ammortizzatore di sterzo, sul motore a 2 e 4 valvole, su freni, ammortizzatori, distribuzione, candele, giri motore, valvole, frazionamento cilindri, 2 e 4 tempi, e ogni diavoleria tecnica evitando però di parlare dei suoi piloti passati e presenti. Solo nel 2004, in una serata conviviale memorabile a Pesaro, in occasione delle premiazioni di “MOMI-MOTO&MITI” – l’evento internazionale di cui io ero promoter insieme a Graziano Rossi – presenti grandi campioni (fra gli altri Surtees, Ubbiali, Venturi, Grassetti, Campanelli, Lazzarini, Bianchi, Gallina, Agostini, Read, Schwantz, Rossi Valentino, Stoner, Dovizioso e tanti altri) in un tete-a-tete esclusivo con me protrattasi fin quasi all’alba Arturo Magni non lesinò apprezzamenti e critiche su quasi tutti i piloti ufficiali che avevano corso con le MV Agusta. Resta valido il mio giuramento di allora di tenermi per me le “pagelle” del capo del reparto corse di Cascina Costa. Svelo solo un “segreto”: Magni aveva grande rispetto di tutti quei “suoi” piloti. Incalzato da me su chi fosse stato il “migliore”, sottovoce, dopo un grande sospiro, mi disse: Agostini. Grazie ancora, Arturo. Grazie. Il motociclismo ti porterà sempre nel cuore per il tuo valore, per la tua umanità.

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