MotoGP: Jorge&Dovi, quella “storiaccia” infinita

Se vale sempre l’antico adagio: “il gioco è bello quando dura poco”, questa infinita tiritera dei due rider ufficiali della Rossa è diventata, oltre che stantia, privo di senso.

MotoGP: Jorge&Dovi, quella “storiaccia” infinita

Scritta così, “Jorge&Dovi” potrebbe essere anche una ditta, pure di fiori. Invece la Ditta – fior di azienda! – è la Ducati, costretta a mandar giù a mo’ di rospo nel gozzo la infinita bega interna fra i suoi due piloti MotoGP, Jorge Lorenzo e Andrea Dovizioso. Poco conta, a questo punto, chi ha cominciato per primo. Se vale sempre l’antico adagio: “il gioco è bello quando dura poco”, questa infinita tiritera dei due rider ufficiali della Rossa è diventata, oltre che stantia, privo di senso. Per tutti, a cominciare dai due battibeccanti galletti, Jorge&Dovi.

Appunto. Non è solamente un modo sbagliato di affrontare la sempre difficile coabitazione fra compagni di squadra che, come in questo caso dei due “ufficiali” della Rossa, diventano i classici “fratelli coltelli”. E’ un errore perché non scioglie nessuno dei nodi per cui la polemica è sorta, specie nel suo atto finale, quello a Sepang (quando Andrea, dopo il forfait del maiorchino ancora fisicamente non ok, aveva ironizzato: “E’ una situazione un po’ strana” ricevendo diritto un tweet-sberla da Jorge: “Grazie Andrea, sei un vero gentiluomo, un compagno di squadra esemplare…”) e addirittura proseguito all’EICMA di Milano con nuove frecciate che nulla aggiungono e nulla tolgono a una storiaccia nata male e proseguita peggio: inutile, appunto.

Perché in una MotoGP che vive di immagine, qui è proprio l’immagine che viene coperta, se non dal fango, dal ridicolo. Non c’è niente da scandalizzarsi, ovvio. C’è solo da ciondolare il capo e dire, annoiati, fra sé e sé: “Ma vedi questi! Ma senti questi!”. Il motociclismo, si sa, è pieno di polemiche fra due piloti, anche della stessa squadra. Polemiche spesso artificiose, addirittura inventate e spinte dai media, per alimentare tensioni utili – si direbbe oggi nell’era dell’immagine e della comunicazione – all’audience.

Ducati – ancora una volta inadeguata a gestire certe questioni interne – con Ciabatti&C ha farfugliato, senza costrutto, tant’è che i suoi due piloti hanno proseguito come nulla fosse nel loro insensato teatrino. Non è dato sapere cosa prevedono, in tali casi, i contratti. Fatto sta che la Ducati per prima non ne esce bene, non fosse altro perché si dimostra quel che già abbiamo detto e che già si sapeva: lo staff ai piani alti di Borgo Panigale non “comanda” ma subisce, non dirige l’orchestra (che costa montagne di soldi) ma si limita a far buon viso a cattiva sorte quando il primo (o il secondo) violino fa un… dritto, o peggio.

In altri tempi, il Conte Domenico Agusta avrebbe chiuso la bega inviando ai suoi piloti un telegramma con una sola parola. Va anche ricordato che, all’epoca, certe questioni interne riguardavano i due piloti ufficiali della stessa Casa, vincenti e impegnati a tirarsi sassi perché nessuno dei due voleva arrivare secondo. Si trattava, appunto, del primo e del secondo. Di che si tratta, invece, qui in Ducati? Fortuna che Valencia è vicina e il sipario cala spegnendo le luci anche di queste storie. Sperando che i due piloti abbiano altro cui pensare e altro da fare.

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