MotoGP: Dovi, accontentati! La Rossa non è seconda a nessuno

Il campione della Ducati analizza in una intervista la stagione che in questo week end fa tappa in Giappone, a Motegi...

MotoGP: Dovi, accontentati! La Rossa non è seconda a nessuno

Con i “se” i “ma” e i “senza” non si fa farina. Tanto meno, nel motociclismo, si vincono gare e mondiali. Vale per tutti, ovvio. Ma in MotoGP non sono pochi i piloti (anche i manager di Team e Case) che si affidano ai “se&C” per giustificare la mancanza di risultati o anche il non raggiungimento dell’obiettivo principale che resta sempre la conquista del titolo mondiale.

Non fa eccezione un pilota di grande esperienza, qualità e serietà qual è Andrea Dovizioso. Il campione della Ducati analizza in una intervista a Motogp.com la stagione che in questo week end fa tappa in Giappone, a Motegi. “Senza quella caduta rocambolesca a Jerez – dice il Dovi - e senza i due errori di Le Mans e Catalunya saremmo qui a raccontare una storia ben diversa”.

Già. Ma ogni pilota, compreso Marquez e anche Lorenzo per non dire di Rossi e Vinales ecc., può appellarsi ai propri “senza”, ai propri “se” ai propri “ma”. La storia - vale anche per il motociclismo - prima si fa, poi si racconta. Rivolgendosi ai passi avanti della Desmosedici e a “quanto manca” ancora per vincere il titolo, Andrea usa il “noi”, il plurale maiestatis: “Abbiamo capito qualcosa di importante riguardo alla moto, agli alettoni, alle gomme, Non è stato abbastanza perché adesso Marc e Honda sono più forti”.

Non è stato abbastanza, soprattutto – è questo va detto per onestà intellettuale – perché Marquez ha fatto (e fa) la differenza. Il Dovi si è ben difeso, capace anche di contrattaccare e persino mettere in difficoltà il suo più diretto avversario. Di questo gli va dato atto e di questo, come italiani, non si può non essere orgogliosi.

Fatto sta che Marquez è stato capace di non “andare in barca” nella fase più difficile della Honda, con condotte di gara difensive, di grande maturità e intelligenza, ma spesso rischiando oltre il dovuto forse anche per nascondere i reali limiti della sua moto, per poi tornare all’attacco quando la situazione (di gara, di circuito ecc.) lo permetteva.

A quattro gare dalla fine i 77 punti di vantaggio di Marc sul secondo Dovizioso sono la cartina del tornasole sulle reali forze in campo anche se, a tutt’oggi, la Ducati non ha nulla da invidiare alla Honda e anzi sul dritto e in accelerazione (oramai su quasi tutti i tracciati) si è dimostrata (un filo) superiore.

Stiamo parlando, ovviamente, di differenze che si misurano sul millesimo di secondo: ciò vale rispetto alle moto ma anche rispetto ai piloti. Dovizioso – sbagliando – non ammette questa situazione con la GP18 più forte della Honda: “Dire che è la moto migliore è difficile, abbiamo alcuni vantaggi rispetto ad altri rivali, ma alcune parti sono ancora peggiori”. La Rossa è oggi in gara quanto meno sullo stesso livello della Honda (lo ripetiamo, tempi alla mano sul giro e sui vari punti dei circuiti possono dimostrare che non è certo inferiore) ed è superiore a Yamaha, Suzuki, Aprilia, Ktm, ovviamente diverse fra loro e su piani di competitività non comparabili.

Andrea chiude così: “Non siamo riusciti a vincere in Aragona e questo conferma che abbiamo ancora alcuni problemi”. Ecco. Questo conferma invece quanto detto sopra: ad Aragon, in una battaglia serrata con un Dovizioso superbo, Marquez ha però fatto la differenza meritandosi la vittoria e anche il titolo che forse già si mette in tasca nel prossimo GP del Giappone o la gara successiva. Il Dovi si esprime anche sul 2019. Noi invece, con quattro gare ancora da disputare, restiamo ancorati al 2018. Sarebbe bene che anche il Dovi sia totalmente concentrato su questo.

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