Lorenzo (Chicho), frecciate contro Marquez e il “sistema” spagnolo

Tutti sanno chi è Jorge Lorenzo, pochi sanno chi è Chicho Lorenzo...

Lorenzo (Chicho), frecciate contro Marquez e il “sistema” spagnolo

Tutti sanno chi è Jorge Lorenzo, pochi sanno chi è Chicho Lorenzo. E’ il papà del maiorchino da due anni in Ducati e presto con le valigie in mano per approdare in Honda-Hrc, compagno di Marc Marquez in MotoGP. C’è gente che, come si dice, “le cerca col pane”, riferito alle … rogne o beghe che dir si voglia.

Ai microfoni di El Transistor de Onda Cero, Lorenzo senior ha “sparato” contro Marquez rifacendosi alla sua aggressività ritenuta la causa del noto ko di Jorge ad Aragon tornando addirittura sulla obsoleta “rogna” di Sepang 2015 (il fattaccio con Rossi…) e bollando il prossimo compagno di squadra di suo figlio: “Marc non ha rispetto per i rivali”. Perché questa uscita fuori sacco del Chicho? Voce del sén fuggita? O … pressione psicologica anti-Marc?

Non ci interessa. Fuffa. Interessa invece la critica che babbo Lorenzo muove al “sistema” del motociclismo spagnolo. Chicho, dopo aver difeso Valentino Rossi per il famoso episodio di cui sopra, ne esalta la funzione e il ruolo di formazione, manageriale e imprenditoriale in riferimento alla VR46 Academy e dintorni.

“Rossi tira la macchina del motociclismo italiano, I successi delle sua idea e del suo lavoro stanno arrivando. Idea che in Spagna viviamo in una vecchia formula oramai obsoleta e stiamo dormendo sugli allori, si deve iniziare a fare autocritica”.

Con chi ce l’ha? Forse papà Lorenzo vede da dentro cose che noi comuni mortali non possiamo vedere: cioè individue i prodromi di una crisi del motociclismo spagnolo che, stando ai fatti, non pare proprio così eclatante. La Spagna da anni svolge un ruolo fondamentale nel motociclismo mondiale e tale ruolo mantiene tutt’ora, al di là delle altalenanti vicende agonistiche. Anche qui, risultati alla mano, di fronte agli spagnoli bisogna togliersi il cappello. Tagliamo corto.

Lorenzo (Chicho), frecciate contro Marquez e il “sistema” spagnolo

A quattro gare dal termine, nella categoria simbolo del Motomondiale, la MotoGP, è lo spagnolo 25enne Marc Marquez a dettar legge, lanciatissimo verso il suo settimo titolo iridato. Categoria che, non va dimenticato, i piloti spagnoli vincono consecutivamente da sei stagioni, sette se ci aggiungiamo quella verso la chiusura del 2018. Nelle sei stagioni della Moto3, gli spagnoli hanno vinto il titolo tre volte (gli italiani mai) con buone probabilità di portarsi a casa con Jorge Martin anche questo del 2018. Nelle otto stagioni della Moto2 quattro volte gli spagnoli si sono cinti della corona iridata (una sola volta gli italiani con Franco Morbidelli lo scorso anno).

Non solo. Nel Cev spagnolo, in Moto3, la categoria più combattuta e di lancio verso il mondiale, in testa c’è il 18enne madrileno Fernandez Raul davanti al 22enne Manuel Pagliani: cinque spagnoli nei primi dieci con un solo italiano dentro. Un campionato, questo, vinto nelle ultime tre edizioni dai “giovani leoni” italiani: Nicolo Bulega nel 2015, Lorenzo Dalla Porta nel 2016, Dennis Foggia nel 2017.

Nell’altro significativo campionato internazionale dei “galletti”, il Red Bull Rookies Cup, nella selezione sulle pre Moto3 della settimana scorsa (105 piloti di 32 nazioni!) fra i 13 che hanno superato (contavano i tempi sul giro) la prova 2 sono gli spagnoli (Pedro Acosta e Alex Escrig), un solo italiano (sui 9 presenti) Matteo Bertelle, quindi uno svizzero (Noah Dettwiler), un russo (Artem Maraev), un giapponese (Daijiro Sako), un americano (Tyler Scott), un tedesco (Phillip Tonn), un olandese (Zonta Van Goorbergh. Come noto la Coppa 2018 è stata dominata dai due terribili turchi Can Oncu (primo) e Deniz Oncu (secondo) davanti allo spagnolo Xavier Artigas. Gli italiani, in coda, con 20° Pasquale Alfano e 21° Matteo Patacca. Non proprio uno splendore.

Lorenzo (Chicho), frecciate contro Marquez e il “sistema” spagnolo

Nel 2017 1° il nipponico Kazuki Masaki (quest’anno nel mondiale Moto3) davanti allo spagnolo Aleix Viu, con gli italiani nella top ten con Omar Bonoli (9°) e con Gabriele Giannini 22° e Lorenzo Bartalesi 24°. Italia e Spagna sono da sempre due realtà significative del motociclismo internazionale. Ma non pare proprio “obsoleto” e in difficoltà il motociclismo spagnolo, che ha nella “sua” Dorna il promoter (padrone assoluto) del Motomondiale, del WSBK e del Cev, regia in grado di “orientare” e gestire tutto l’ambaradan organizzativo, mediatico e l’intero business.

La presenza spagnola è massiccia e articolata nei vari campionati, non solo con tanti piloti di qualità e uno straordinario vivaio per “pulcini” e “galletti”, ma anche con Team, apparati di ogni tipo ecc. Per non parlare della presenza di modernissimi autodromi e di una rete capillare di club, scuole per giovanissimi alle prime leve ecc. Non solo. Il motociclismo, a differenza dell’Italia, è ritenuto strategico per gli interessi sportivi, economici e di immagine dell’intera nazione per cui è sostenuto sul piano politico ed istituzionale e conseguentemente gode di una forte e costante copertura mediatica. Il tutto coinvolge moltitudini di persone e diventa, nel fuoco della passione sportiva, grande business.

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