MotoGP, Tardozzi: "Irritante che Yamaha provi a cambiare le regole"

A Borgo Panigale sembrano non aver gradito affatto che Yamaha abbia proposto un cambio regolamentare per accelerare il recupero della M1, attualmente in difficoltà rispetto Honda e Ducati...

Nel buio tunnel della crisi tecnica del team Yamaha MotoGP la gara di Buriram ha rappresentato una vera e propria luce di speranza, ma i passi avanti che gli uomini di Iwata sono ancora chiamati a fare sono molti: il lavoro da svolgere nel box dei Tre Diapason, per recuperare il gap con Honda e Ducati, è ancora tanto.

Il divario tra la YZR-M1 e i prototipi di Tokyo e Bologna è notevole, tanto da aver spinto i vertici dello squadrone giapponese a sondare la possibilità di un cambio regolamentare che acceleri il riavvicinamento con RC213V e Desmosedici: un'eventualità che gli avversari non gradiscono affatto, e che sarebbe difficile da mandare giù soprattutto a Borgo Panigale.

In Ducati, negli ultimi anni, di bocconi amari ne hanno dovuti mandare giù molti: dal passaggio di Casey Stoner alla Honda - correva l'anno 2011 - alla stagione 2015, il bottino della casa emiliana nella Classe Regina è stato davvero molto magro: a Bologna hanno dovuto incassare e lavorare a testa bassa per anni e anni prima di vedere la Desmosedici risorgere e tornare là davanti grazie anche al talento di Andrea Iannone, Andrea Dovizioso e Jorge Lorenzo.

E' piuttosto comprensibile che a Borgo Panigale, ora che hanno ritrovato la tanto agognata competitività, non vedano di buon occhio un cambio di regolamento che faciliterebbe non poco il lavoro di uno dei principali avversari del team in Rosso. Ma di preciso, cosa chiede Yamaha?

Prima di tutto, a Iwata, farebbero comodo delle norme meno stringenti per quanto riguarda lo sviluppo dei motori: i top team non possono infatti sviluppare i propulsori per tutta la durata della stagione, un lusso che è riservato alle sole squadre di concessione (categoria dalla quale anche Suzuki è stata appena esclusa, a causa dei buoni risultati ottenuti in questo Campionato).

In particolare, nel mirino ci sarebbe l'albero motore della M1: gran parte delle problematiche del prototipo dei Tre Diapason deriverebbero infatti da una non perfetta progettazione di questo componente, che però non può essere modificato proprio alla luce dei regolamenti attualmente in vigore. L'elettronica, seppur in grado di tamponare parzialmente le lacune meccaniche della quadricilindrica giapponese, non può fare miracoli, e gli uomini di Lin Jarvis si sono trovati in seria difficoltà nel far funzionare a dovere un progetto probabilmente perfettibile già in partenza.

In secondo luogo, in Yamaha stanno provando a spingere per cambiare gli orari delle corse domenicali, adeguandole al format delle prove del sabato: il perché di questa richiesta, apparentemente così strana, è presto spiegato. Le qualifiche della Moto2 si svolgono dopo le prove della Classe Regina; al contrario di domenica la gara della middle class precede quella della MotoGP: il risultato è una pista gommata con una "miscela" Dunlop-Michelin che, stando a quanto sostenuto da Jarvis, metterebbe in seria difficoltà la trazione della M1, apparentemente più sensibile e vulnerabile di Honda e Ducati sul versante del grip. Spostando, dunque, la gara della Moto2 dopo quella della MotoGP, in Yamaha avrebbero un problema in meno a cui pensare.

Davide Tardozzi, tuttavia, non ha nascosto il suo disappunto a riguardo: in Thalandia, il team manager e portavoce del team Ducati ha criticato esplicitamente questi tentativi portati avanti da Yamaha per procedere a un cambio delle regole odierne. "Yamaha è abituata a vincere troppo, e quando poi non si vince lo si percepisce come un disastro, ma non credo sia così" ha dichiarato ai microfoni di Sky Sport "Questo regolamento è stato creato per contenere i costi: non credo che Yamaha sia così tanto in difficoltà, hanno una buona moto e piccoli problemi che risolveranno grazie alla loro enorme esperienza e ai loro piloti".

In buona sostanza secondo Tardozzi Yamaha non dovrebbe cercare "scorciatoie" per ritrovare la competitività, ma comportarsi come Ducati: lavorare sodo e investire nel futuro, come a Bologna hanno fatto per tornare al vertice dopo molti anni bui. "In Yamaha devono credere nella propria forza, nel loro progetto" ha concluso il manager ravennate "cercare di cambiare il regolamento quando sei in crisi non mi sembra un comportamento appropriato per un un team come Yamaha. E' irritante che provino a cambiare le regole solo perché sono in difficoltà".

Ovviamente, ognuno tira l'acqua al proprio mulino, in Yamaha come in Ducati. Se è perfettamente comprensibile che a Borgo Panigale siano indispettiti da questi tentativi dei Tre Diapason, e altrettanto normale che a Iwata cerchino in tutti in modi - anche attraverso la "diplomazia" - di colmare il gap con gli avversari, tentando il tutto per tutto anche sul piano regolamentare. E voi, che ne pensate?

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