Miti di oggi e di ieri, Marquez e Hailwood. Marc raggiunge Mike: 41 GP vinti!

Con il trionfo in MotoGP ad Aragon il 25enne Marc Marquez, a un passo dal suo settimo titolo iridato in otto anni di Motomondiale, ha conquistato il suo 41esimo Gran premio eguagliando il 9 volte campione del Mondo Mike Hailwood

Certi paragoni fra i campioni di oggi e quelli di ieri non si dovrebbero fare, ma ci sono eccezioni. Con il trionfo in MotoGP ad Aragon il 25enne Marc Marquez, a un passo dal suo settimo titolo iridato in otto anni di Motomondiale, ha conquistato il suo 41esimo Gran premio eguagliando il 9 volte campione del Mondo Mike Hailwood, considerato l’emblema del pilota e delle corse di moto.

Uomini, piloti, moto assai diversi fra loro, di epoche che hanno poco in comune se non la passione per uno sport che cambia tutto per restare fondamentalmente se stesso. Mike, inglese nato il 2 aprile 1940 a Grat Milton presso Oxford, è stato un fenomeno sulle due ruote, superbo anche sulle quattro ruote, in F2 e F1. Number one in pista, gentleman fuori. Per i tifosi italiani Mike era “l’inglese” sui bolidi rossi di Cascina Costa, capace persino di … “rubare” almeno la metà dei fan del suo grande rivale Giacomo Agostini. Mike è stato il corridore più rispettato da tutti gli avversari e il più amato dagli appassionati di tutto il mondo. I pur probanti 9 titoli di campione del Mondo non riescono a tradurre ciò che Mike ha rappresentato e rappresenta per il motociclismo.

Chi – come l’estensore di queste note - lo ha visto correre - in ogni condizione, su qualsiasi circuito, in ogni cilindrata, su moto di ogni tipo, battendosi con i più grandi campioni passati alla storia - dalla fine degli anni ’50 agli inizi degli anni ’70, sa che ogni aggettivo resta limitativo nel descrivere il campione e il personaggio. Figlio di papà, milionario in sterline, un fuoriclasse innato, dotato di grande passione, di grande talento, di grande tecnica, eclettico come nessun altro. Ripetiamo, Mike fu capace di portare alla vittoria di gare e titoli qualsiasi moto di qualsiasi Marca e cilindrata a 2 o 4 tempi, con motori di ogni tipo da uno a sei cilindri, su ogni circuito, in ogni condizione meteo. Contento di correre, comunque andasse. Felice di rendere felice qualcuno a bordo pista. Hailwood chiuse con il Motomondiale nel 1968 a 28 anni, nel pieno della sua giovinezza (poi proseguì in auto e saltuariamente in moto vincendo ancora anche al TT sulla Ducati…).

Marquez, ovvio, è assai diverso. E’ figlio del suo tempo ma dispone della stessa passione, dello stesso talento, della stessa versatilità di guidare che aveva Mike. Non a caso, il giovane spagnolo ha già vinto gare e mondiale in 125, in Moto2 e in MotoGP. Marc è un ragazzo più “solare” di Mike, quasi un “giamburrasca”, un “ercolino” di straordinario appeal ma privo di quel tatto di “umiltà” e di signorilità che rendeva l’asso inglese “speciale”, se non unico. Non è questa la sede per approfondire gli aspetti umani e agonistici di due personaggi indubbiamente nel cuore di tutti gli appassionati e nella storia indelebile del motociclismo mondiale. Grazie Mike, grazie Marc.

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