Campioni senza "corona": Silvio Grassetti, il "pluri" accasato

Dopo una lunga malattia è venuto a mancare durante la notte Silvio Grassetti. La redazione di Motoblog.it vuole ricordarlo pubblicando nuovamente un pezzo scritto tempo fa dal nostro Massimo Falcioni dedicato al celebre pilota pesarese.

Dopo una lunga malattia è venuto a mancare durante la notte Silvio Grassetti. Pesarese, pilota leale, generoso, schietto, uno dei rider simbolo di quella stagione da tutti ricordata con il celebre appellativo “I giorni del Coraggio”… La redazione di Motoblog.it esprime le più sincere condoglianze alla famiglia e agli amici di Silvio e vuole ricordarlo attraverso un articolo scritto dal nostro Massimo Falcioni, amico e concittadino del grande pilota, pubblicato un po’ di tempo fa.

Ciao Silvio che la terra ti sia lieve…

Agli appassionati di motociclismo d’oltre Manica piace il pilota “swashbckler”, cioè scavezzacollo. Silvio Grassetti, che pure era ardimentoso fino all’audacia, non può essere definito con quel difficile termine inglese, perché in pista coniugava la grinta da guerriero con lo stile da fiorettista e fuori pista restava un inguaribile “buono”, leale, generoso e riservato, uno schietto gentleman Made in Italy.

Silvio, pesarese di Montecchio nato il 24 febbraio 1938, è da considerarsi una delle stelle più fulgide di quel motociclismo de “I giorni del coraggio” (fatto di molti lampi di gioia e di troppe tragedie), in particolare dalla fine degli anni ’50 a metà anni ’70. Oltre tre lustri da protagonista a livello nazionale e internazionale: corridore che, dopo il positivo debutto nelle massacranti “gran fondo” stradali, si è misurato con la generazione dei “vecchi leoni” dell’era ante Agostini (Ubbiali, Provini, Mendogni, Spaggiari, Tassinari, Venturi, Brambilla Ernesto, Duke, Liberati, Dale, Hocking, Hailwood, Hartle, Shepherd, Minter, Mc Intyre, Phillis, Taveri, Takahashi, Redman, Caldarella), poi dell’avvento di Ago (Pasolini, Bergamonti, Villa, Pagani, Saarinen, Lansivuori, Read, Gould, Sheene, Herrero, Carruthers, Drapal, Nieto, Mortimer, Findlay, Braun, Ivy), infine delle nuove leve (Lega, Andersson, Cecotto, Bonera, Toracca, Anelli, Rougerie, Mandracci, Proni, Buscherini, Tordi, Parlotti, Kneubuhler).

Grassetti ha vinto quattro campionati italiani (quando il tricolore era un premondiale) nelle 125, 250, 350 e 500, è stato vice campione del Mondo della 350 (Jawa ufficiale 4 cl 2T dietro ad Agostini Mv Agusta). Dopo il brillante avvio con la Rumi 125, da …”grande” ha gareggiato ufficialmente con la Benelli in tre periodi (125 Leoncino 2T, poi 250 mono fine anni ’50 e 4 cilindri inizi anni ’60, infine 250 e 350 4 cl); con la Morini ufficiale 250 mono 4 T in due periodi; con la MV Agusta ufficiale 500 4 cl 4T in due periodi; con la Bianchi ufficiale 350 e 500 2 cl 4T in due periodi; con la Gilera ufficiale 500 4 cl 4T; con la cecoslovacca Jawa ufficiale 350 4 cl 2T; con la tedesco orientale MZ ufficiale 250 e 350 2 cl 2T a disco rotante. Ha inoltre corso con la Yamaha 250 e 350 2 cl 2T, con la Morbidelli ufficiale 125 2 cl 2T (solo a Villa Fastiggi di Pesaro, con giro record), con la Honda 750 4 cl 4 T alla 200 Miglia di Imola.

Più volte dato per finito (dopo bruttissimi incidenti) e sempre “resuscitato”, Grassetti, pilota eclettico e versatile, è stato un duecentocinquantista “puro”, quando la quarto di litro rappresentava il top mondiale per la qualità dei piloti e dei mezzi meccanici. Ha vinto molto ma … troppo poco per quanto ha dato: sovente la sfortuna ci ha messo lo zampino privandolo di successi strameritati. Soprattutto era pilota... italiano quando – specie nella 250 – iniziarono a dominare le Case giapponesi che ingaggiavano piloti di lingua inglese ma non quelli del Belpaese, in quanto l’Italia aveva all’epoca ancora fior di industrie concorrenti.

Grassetti ebbe anche la sfortuna di arrivare un po’… fuori tempo: prima (1959) la Benelli 250 mono bialbero, ottima ma superata; poi (1962) la Benelli 250 “quattro”, attualissima ma ancora troppo grezza; quindi (1964-65) la Morini 250 mono, moto super ma oramai impotente di fronte alle 4 e 6 cilindri giapponesi; idem per la Bianchi; salì – dominando un lunghissimo campionato italiano 1963 – sulla mastodontica MV 500 4 cl già di Hocking e Hailwood quando al giovane Agostini, Cascina Costa regalò la filante inedita 3 cilindri, vestito moderno e su misura per il giovane bergamasco. Silvio domò la scorbutica e pericolosissima Jawa 350 4 cl (fu chiamato subito dopo la morte di Bill Ivy) e fece un 1969 da favola.

Poi perse per un soffio – contro gente dal calibro di Saarinen, Read, Pasolini, Sheene ecc – il mondiale 1971 della 250 con la sibilante MZ, superando i successi di Hocking e Hailwood con la moto tedesca.

Troppi i momenti indimenticabili. Fotofinish con Saarinen a Monza nella 350 iridata, trionfi iridati 250 a Salisburgo e a Spa (primo a 192,399 kmh di media!) e vari podi nella duemmezzo ecc. Era un mito nell’est europeo (ben 8 centri nell’insidioso saliscendi di Abbazia: con la Benelli 4 cl vinse tre corse lo stesso giorno). Vittorie a Saragozza (Spagna), Mettet (Belgio), Nova Goriza (Jugo) ecc. In Italia, per anni, tenne acceso l’interesse delle corse come pilota … “anti”: contro Provini, contro Agostini, contro Pasolini, contro Venturi, contro Bergamonti: duelli epici. Era pilota da pole e d’attacco.

Esattamente 50 anni fa portò alla vittoria storica di Cesenatico la nuova Benelli 250 quattro” verde metallizzata finendo la corsa in volata – dopo una caduta - davanti agli iridati Phillis e Redman (Honda) e Provini (Morini) e in mezzo a due ali di folla. Chi scrive era lì, vicino a Silvio portato in trionfo. Fu costretto al ritiro nei due successivi gran premi mondiali al Montjuich (Spagna) e a Hockenheim (Germania), quando era in testa. Idem ad Assen (Olanda) 1962 con la Bianchi 350, un inseguimento sul bagnato (Hailwood, Mc Intyre, Redman, Brambilla, Minter) fino alla testa della corsa, record della pista, poi il motore ko. Stessa sorte con la bicilindrica milanese a Monza 1967 (dopo la vittoria 1966 nel meeting Italia-Russia) inizio di gara in testa con Agostini, poi secondo fino a tre giri dalla fine e motore in calo. Dominò la 250 con la Morini a Modena (1964) chiudendo polemicamente il gas a 500 metri dall’arrivo per ordini di scuderia: così Agostini vinse la sua prima corsa fra i big e scoppiò il caos in tribuna.

Quell’anno la stagione fu troncata con il brutto volo di Cervia (dopo il miglior tempo davanti a Provini e Agostini) per il bloccaggio del freno anteriore. Poi, superata la via crucis, di nuovo la “resurrezione”, la bella trasferta con la Morini nel 1965 negli USA, sul podio nell’apertura iridata di Daytona dietro la 6 cilindri Honda di Hailwood e la quattro cilindri Yamaha di Read. E la chiara vittoria di Sebring. Silvio aveva già corso nelle... Americhe, dominando con la Benelli 250 bialbero e aprendo quel mercato alla Casa pesarese. Nel ’65, con la Morini, corrida esaltante con Provini (Benelli) per tutto il campionato: ad esempio a Imola, Silvio domina davanti a 80 mila spettatori, ma la moto lo tradisce all’ultimo giro per un fusibile da 1000 lire. Nel ’67, apre con la vittoria di Modena (Morini) ma ritorna a furor di popolo alla Benelli (con in squadra Pasolini), vince il titolo della 350 e perde quello della 250 (Bergamonti) in volata a Vallelunga, dopo 2 vittorie e un secondo posto. Si potrebbe continuare.

Silvio, oggi “nonno” con i capelli argentati ancora in sella nelle gare vintage, non ha nulla da recriminare e ricorda con affetto i compagni di tante battaglie caduti. La dea bendata, tante volte non certo benigna con il centauro pesarese, non ha voltato le spalle a Silvio nel giorno più nero del motociclismo: quel 20 maggio 1973 la sua MZ 250 ufficiale recalcitrò al via. E i suoi due avversari-amici Saarinen e Pasolini si involarono verso il loro destino. A Silvio toccò pagare il conto l’anno dopo, a Spa, centrato a forte velocità da un altro pilota. Mesi bui. Per fortuna è solo un brutto ricordo.

di Massimo Falcioni 17/12/2012

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