MotoGP, Domenicali “torna” su Jorge: a chi giova? Via anche Stoner

Perché il boss della Casa di Borgo Panigale ripropone la storiaccia con Jorge tornando a mettere il dito su piaghe non rimarginate proprio alla vigilia del GP San Marino-Riviera di Rimini?

Tutti hanno diritto di parola. Ma, si sa, le parole non hanno lo stesso peso perché conta chi le dice. Scorrendo quanto afferma l’AD della Ducati Claudio Domenicali in una intervista esclusiva pubblicata sulla rosea Gazzetta mercoledì 5 marzo ci si pone la classica domanda: cui prodest? La minestra riscaldata non piace a nessuno e resta nel gozzo.

Perché il boss della Casa di Borgo Panigale ripropone la storiaccia con Jorge tornando a mettere il dito su piaghe non rimarginate proprio alla vigilia del GP San Marino-Riviera di Rimini, round assai importante, se non addirittura decisivo per le Rosse all’inseguimento con Lorenzo e Dovizioso del fuggitivo Marquez? Domenicali, pur manager avveduto ed esperto, in precedenza, più volte sui giudizi è andato… “lungo” tagliando con l’accetta nodi di matasse già ingarbugliate e alla fine peggiorando situazioni già compromesse.

Le dichiarazioni di Domenicali, sempre a difesa a riccio del proprio operato e del suo staff, più di stampo propagandistico che di analisi sui fatti, mal si addicono a un boss la cui Casa, pur con ingente profusione di mezzi non solo economici, non riesce a cogliere il risultato più ambito, quel titolo mondiale della MotoGP vinto solamente con lo stratosferico Casey Stoner, poi… premiato con il “benservito” per far posto a Valentino Rossi, nel biennio flop.

Quello stesso Stoner che proprio in queste ore pare non volerne più sapere di restare in Ducati neppure nel ruolo di “special tester” MotoGP perché “inutile al progetto” per cui era stato richiamato novello “figliol prodigo”, in quanto – parole di Casey – “Sembra che non utilizzano i dati e le indicazioni che io do loro. Quindi se non servo meglio andar via”. Insomma, un altro addio pesante.

Piove sul bagnato. Nel senso che se due più due fa quattro e mettendo in fila i fatti di questi anni non si può certo dire che la Casa bolognese abbia gestito con oculatezza e profitto il rapporto con i suoi piloti, mentre merita il plauso per la capacità tecnica nel realizzare moto competitive. Tornando all’intervista di poche ore fa, Domenicali insiste sulla vicenda del rapporto poi finito in rottura con Jorge Lorenzo senza fare uno straccio di autocritica per aver perso un campione come il maiorchino e aver rafforzato la concorrenza (Honda) e anzi ribadendo la vecchia linea (fallimentare): “Non credo ci sia stato niente di sbagliato”.

Insomma, l’AD tira diritto, non ha rimorsi. Contento lui! Invece noi pensiamo siano stati nel giusto e abbiano ragione quelli che hanno ritenuto la gestione del rapporto con Lorenzo (e con altri piloti e non solo in MotoGP come dimostra l’altro recente “benservito” a Marco Melandri in SBK) da parte della dirigenza Ducati come esempio da non seguire, di fatto un harakiri per la Casa bolognese. Inutile tornare sui particolari. Fatto sta che Jorge è tornato il “martello” vincente sulla Rossa quando il vertice della stessa aveva già deciso (maldestramente e avventatamente) il non proseguimento del sodalizio.

Tant’è. La storia insegna che prima di una battaglia il comandante non esterna, tace. Domani iniziano le prove ufficiali del GP San Marino-Riviera di Rimini e domenica c’è una corsa di grande importanza anche per Ducati, con risvolti per il Mondiale. Le dichiarazioni di Domenicali rischiano di essere - ancora una volta - inopportune e fuori tempo, “voce dal sen sfuggita”. Per fortuna Jorge e la squadra delle Rosse in queste ore hanno altro cui pensare e ben altro da fare.

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