Misano, festa “de mutor”: il presente è già futuro

Il motociclismo, però, pur sport legato ai numeri dove si incrociano le lame per rubare al tempo una frazione di secondo, è soprattutto sorpresa: un mix di tecnica e cuore...

A Misano, in questo attesissimo week-end “de mutor”, non passa il “treno per Yuma”. Ma il 13esimo round 2018 può essere l’ultimo treno per chi vuole tentare di raggiungere Marquez lanciatissimo nella sua cavalcata verso il titolo MotoGP. Per Rossi (-59 punti), per Lorenzo (-71), per Dovizioso (-72) è l’occasione da non perdere, forse quella decisiva.

Cancellato Silverstone per le note assurde vicende che hanno riproposto i limiti di un Motomondiale alla guisa di un gigante dai piedi d’argilla, il GP San Marino-Riviera di Rimini mette sul piatto in bella posa quel che resta con ancora sette gare in calendario: 175 punti da assegnare. Troppo pochi per mettere l’agitazione al fuggitivo Marquez, inducendolo all’errore? Ancora molti per convincere gli avversari dello spagnolo che la partita non è chiusa e che il gioco “duro” vale la candela?

La matematica, si sa, non è un’opinione. E se fosse per i numeri, questo mondiale sarebbe già in archivio, con i suonatori muti, le luminarie spente dopo l’incoronazione di Marquez – una formalità poco più, data la perentorietà della conquista - la quinta nella classe regina, la settima (per ora) in totale. Il motociclismo, però, pur sport legato ai numeri dove si incrociano le lame per rubare al tempo una frazione di secondo, è soprattutto sorpresa: un mix di tecnica e cuore dove niente è mai scontato e dove si passa dagli altari alla polvere e viceversa, in meno di un amen.

Tornare all’analisi tecnica sul livello delle moto in campo è roba che lasciamo ai … “soloni” del noi l’avevamo scritto, ai “cattedratici” inchiodati da sempre nelle paludate sale stampa, i più spesso proni alla voce del “padrone”, capaci di distribuire i meriti e i demeriti sulla base di quanto ricevono. Non che le moto non contino, intendiamoci. Ma il balletto sulla competitività della M1 o delle Rosse o del bolide dell’Ala dorata diventa il refrain della “fuffa” riscaldata. Non erano da buttar via le Yamaha prima di Silverstone? E poi, invece quei segnali di ... riscossa?

Sì, ripetiamo, fuffa mediatica ad uso e consumo di chi si nutre di gossip e bla-bla. Su un tracciato spettacolare quanto tecnico e insidioso come quello di Misano sono i piloti a fare la differenza. E’ il polso destro a limare il decimo di secondo. E’ inventarsi l’”O” di Giotto a trasformare una bella corsa in corsa trionfale. Vince chi sa interpretare meglio il week end in riva all’Adriatico, senza far di conto, senza pensare al mondiale, senza pensare al futuro, puntando solo all’abbraccio degli aficionados impazziti sugli spalti.

Qui a Misano c’è il sapore del passato che fa della propria storia la cultura del motociclismo e c’è il presente che è già futuro. Ecco perché sarà festa. Sarà gran festa, comunque, dei 150 mila e passa per ricollegare quel filo strappato a Silverstone per l’incuria e l’arroganza di chi fa di questo sport solo uno strumento di show-business. Show-business legittimo, ci sta, ma se sta al posto suo. Qui serve il cuore. Quel gran cuore che il sangue romagnolo sa come far battere forte. Da sempre. Che la festa inizi!

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