MotoGP, Rossi, Marquez: Giacomo Agostini dixit…

Agostini, oltre che straordinario campione, resta una “risorsa” anche per le sue valutazioni e i suoi giudizi sul motociclismo di ieri e di oggi.

Alla vigilia del 13esimo round iridato di Misano, “Sua maestà” Giacomo Agostini torna a dire la sua in una recente intervista rilasciata a “Repubblica” su questioni del motociclismo di ieri, di oggi e di… domani. Ne ha facoltà, il “sempreverde” campionissimo di Lovere, dall’alto dei suoi 76 anni splendidamente portati e dal tetto vertiginoso dei suoi gloriosi 15 titoli mondiali (8 nella 500 e sette nella 350) in sella a MV Agusta e Yamaha.

Ago esterna molto più dopo aver attaccato il casco al chiodo (fine 1977) - soprattutto in questi anni, specie in tv in qualità di “esperto” e “opinionista” - di quando correva. Da pilota, (dal debutto iridato sulla Morini “mono” 250 GP nel settembre del 1963 e su su poi con i bolidi 350 e 500 della Casa di Cascina Costa infine con le 350, 500, 750 della Casa di Iwata) il fuoriclasse bergamasco non era particolarmente loquace, lasciando parlare i fatti. Anche perché quelli erano i tempi in cui con il Comm. Alfonso Morini e con il conte Domenico Agusta (ma anche con i boss giapponesi) i piloti – nessuno escluso – preferivano tenere la lingua a posto evitando così possibili incidenti diplomatici e conseguenti …lavate di testa.

Insomma, quelli erano i tempi dominati dal detto: “zitti e … pedalare”. Ciò valeva anche per un pilota di grande talento, di grande intelligenza, di grande determinazione, di grande fortuna (cercata e meritata) qual era Agostini, “uomo-macchina” di vittorie” al limite della perfezione, il primo vero pilota con la mentalità da “professionista” ad avere chiuso l’epopea del motociclismo de “I giorni del coraggio” aprendo l’era del motociclismo moderno. Proprio coltivando con meticolosa perseveranza il suo talento e lavorando su se stesso anche sul piano psicologico, Mino è diventato Ago, il pilota italiano conosciuto e apprezzato ovunque, simbolo del motociclismo prima dell’avvento di Valentino Rossi, il più vincente del motociclismo di tutti i tempi.

Agostini chiuse con le corse all’età di 34 anni perché diceva: “A quell’età un pilota è finito”. Oggi Giacomo dice di Rossi che a 40 anni si può essere ancora competitivi e vincenti anche se: “Onestamente sarà difficile per lui battere Marquez e vincere il decimo titolo. Se anche nel 2019 non succede nulla di straordinario dubito che qualcosa cambierà”. Teme che Marquez gli rubi lo scettro dei suoi 15 titoli? “Non riesco a immaginare di perdere questa leadership. Molto può succedere in questo sport, ma mi rifiuto di pensarlo”.

A Marc, sornione, fischiano le orecchie? Poi Agostini parla del futuro auspicando l’arrivo di nuovi giovani piloti (italiani) talentuosi e affamati: “Ci vuole pazienza. Abbiamo ragazzi molto bravi anche se non c’è alcuna garanzia che prevarranno nella top class”. Chiaro? Insomma di “doman non c’è certezza”. Ovviamente, non è tutto oro colato quel che Ago dice e non su tutto ci azzecca, come a caldo in tv sul caos di due settimane fa a Silverstone. Così come resta per lui difficile – ovvio - esprimere giudizi sempre oggettivi e super partes rispetto a piloti e a corse della sua epopea. Chi è parte in causa, anche se grande protagonista (o proprio perché grande protagonista), non è il miglior garante della oggettività dei fatti.

A volte (o sempre?) opinioni e giudizi sono più realistici, oggettivi e credibili se dati stando non nella mischia dove pesano interessi di vario tipo ma rimanendone fuori, magari due dita sopra, proprio per non cadere… in tentazione. Agostini, oltre che straordinario campione, resta una “risorsa” anche per le sue valutazioni e i suoi giudizi sul motociclismo di ieri e di oggi. Ma neppure lui è il Papa, il quale, per altro, non è infallibile quando esce dal suo seminato. Poi, si sa, meno si parla è più una parola lascia il segno. Perché, a differenza delle corse dove più si vince è meglio è, nella vita i giudizi (sui colleghi e sul proprio mondo) meno si danno e più valgono.

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