Motomondiale, i precedenti delle gare “saltate”

In passato era già capitato che il programma di gara venisse modificato o rivoluzionato a causa di condizioni particolarmente avverse.


di Nico Patrizi

L’annullamento dell’intero weekend di gara di Silverstone a causa della pioggia torrenziale è il primo dell’era Dorna. In passato, però, era già capitato che il programma di gara venisse modificato o rivoluzionato a causa di condizioni particolarmente avverse. Per esempio nel 2008 il weekend di Indianapolis si interruppe alla classe 250 GP in quanto una “coda” dell’uragano Ike colpì successivamente il glorioso catino dell’Indiana, rendendo presto il tracciato impraticabile e causando l’annullamento della gara MotoGP. Degno di nota poi l’anno seguente il rinvio a Losail della gara della MotoGP di un giorno a causa della pioggia. I capricci del meteo hanno spesso condizionato l’attività sulla pista araba.

La 24 Ore Automobilistica che si disputa per tradizione a Gennaio è stata in più di un caso avversata da forti rovesci notturni. Incredibile, per un autodromo in pieno deserto. Tra l’altro il rischio di rinvio di un giorno, sempre a Losail, si è spesso riproposto nelle ultime edizioni. In altri casi invece le condizioni meteo particolarmente proibitive non hanno impedito la disputa della gara, con schieramenti di partenza però ridotti a causa di boicottaggi e rinunce. Gli italiani ricordano bene la gara della 500 GP svolta a Misano nel 1989. La corsa vedeva in testa Pierfrancesco Chili su Honda quando l’arrivo della pioggia spinse i “big” capitanati da Kevin Schwantz ad alzare il braccio per fermare le operazioni dopo appena quattro giri.

Al rifiuto della Direzione Gara di concedere una sessione di prove extra sul bagnato, oltre due terzi dello schieramento disertarono il nuovo via. I pochi “superstiti” sullo schieramento disputarono una gara estremamente guardinga. Unico big al via fu Chili che, dimostrando una notevole padronanza del mezzo sulla pista viscida, vinse con ampio margine sull’inglese Simon Buckmaster e sul tedesco Michael Rudroff.

Il ridottissimo numero di partenti consentì alla Fior di Marco Gentile di chiudere al quarto posto, penultimo dei concorrenti a pieni giri, ed un po’ di gloria arrivò anche per un altro italiano, Romolo Balbi, che terminò al settimo posto ad un giro, precedendo ben tre piloti tra i quali Andreas Leuthe - futuro pilota della VRP di Carlo Verona e zio del nostro Leonardo Leuthe Biliotti- e Niggi Schmassman.

La FIM, particolarmente inflessibile, sanzionò con 2000 Franchi Svizzeri tutti i “disertori”. Un altro boicottaggio degno di nota si verificò nel GP di Francia 1982 a Nogaro, dove i big saltarono la corsa permettendo così all’elvetico Michel Frutschi di conquistare l’unica vittoria della Sanvenero. Quella del compianto elvetico, perito l’anno seguente a Le Mans, ultima vittoria di una moto italiana in 500 GP fino al successo in Ungheria della Cagiva di Eddie Lawson nel 1992.

Episodi rari, in un Motomondiale che negli ultimi anni non si è mai fermato nemmeno in occasione di tragedie, come nel caso di Ivan Palazzese nel 1989 a Hockenheim, di Nobuyuki Wakai nel 1993 a Jerez, di Shoya Tomizawa nel 2010 a Misano e di Luis Salom a Barcellona nel 2016. In nessuno di questi casi il programma delle corse venne interrotto, scatenando spesso aspre polemiche. In Superbike il maltempo di solito non ha mai causato l’interruzione o l’annullamento di gare, se escludiamo la cancellazione di gara 2 ad Imola nella stagione 2005 a causa di pioggia e vento fortissimi.

Nel 2013, a Mosca, la gara della Supersport fu bersagliata da una pioggia torrenziale ma i piloti vennero ugualmente mandati in pista. Una decisione che si rivelò fatale per Andrea Antonelli, vittima di un incidente mortale dopo pochi metri di gara; il resto del programma di quel weekend, che includeva la seconda gara del Mondiale Superbike, venne quindi cancellato. In passato avvenne anche di peggio: gli incidenti mortali di Michel Paquay nel 1998 a Monza e di Brett McLeod a Kyalami nel 1999 negli eventi della Supersport non avevano allo stop della successiva seconda manche della Superbike.

Del 1991 è il boicottaggio dei big alla corsa di Mosport-Bowmanville, per il Gran Premio del Canada, a causa di un percorso ritenuto troppo pericoloso a causa dei saliscendi troppo bruschi e delle barriere troppo vicine all’asfalto. La corsa fu effettuata solo da una ventina di sconosciuti piloti locali, mentre il “roster” principale della SBK andò direttamente a Brainerd per la gara prevista il fine settimana successivo. La storia della Superbike registra un solo annullamento integrale, non dovuto però alle condizioni meteorologiche.

Accadde nel 1993, a Città del Messico, in occasione dell’ultima prova di un Mondiale che vedeva in lotta per il titolo la Kawasaki di Scott Russell e la Ducati di “King” Carl Fogarty. L’evento all’Autodromo Hermanos Rodriguez fu un vero “inferno”. Già prima del weekend si erano verificati problemi per lo sdoganamento del materiale per tensioni di confine tra USA e Messico, che portarono al forfait di Doug Polen e Pascal Picotte, iscritti con il team di Eraldo Ferracci; poi le prove libere furono costellate di problemi. La pista fu “bersagliata” dai palloni da calcio scagliati da numerosissimi campetti piazzati tutto intorno il circuito e mai sgomberati per il weekend; in alcuni tratti i piloti furono costretti a rallentare per evitare cani randagi che scorrazzavano sulla pista.

Il peggio capitò nell’ultima sessione di prove libere quando un pick-up di servizio attraversò la pista a tutta velocità, proprio davanti ad un inorridito Scott Russell che fu costretto ad attaccarsi ai freni per evitare la collisione. Un sopralluogo dell’organizzazione prima delle prove ufficiali diede esito negativo -la vettura fu centrata da una ennesima pallonata!- ed i “big” decisero di disertare la competizione. Curioso notare come proprio Fogarty, in lizza per il titolo e principale inseguitore di Russell, capeggiasse il fronte dei “ribelli”. Solo sei piloti, gli “ufficiali” messicani Omar Isaak, Oscar Castellanos ed Israel Jaitovich, il veterano americano Tray Batey, il compianto Mauro Moroni e lo sfortunatissimo Aldeo Presciutti con la Ducati di Red Devils, scesero in pista per la prima qualifica ufficiale.

Ben presto però anche questi sei “temerari” capirono che non era possibile proseguire e rientrarono ai box, dichiarando lo “stop” del Mexican Round e consegnando il titolo senza scendere in pista a Russell. Invece di regalare emozioni in pista al deluso pubblico locale, i concorrenti finirono per farsi una partita a carte con il mazzo che il buon Aldeo Presciutti portava sempre con sé. Roba da fare impallidire i vecchi Grand Prix dell’Argentina e del Venezuela da sempre criticatissimi da piloti ed addetti ai lavori con il pubblico sempre pericolosamente vicino alla pista ed in qualche caso addirittura gente a cavallo che galoppava a due passi dal circuito, ma alla fine sempre arrivati fino in fondo. Chi è rimasto inorridito per la mala parata di Silverstone leggendo questo pezzo saprà che in fin dei conti al peggio non c’è mai fine…

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