Motomondiale baraonda. Moto3 e Moto2 figlie di un “dio minore”

La brutta vicenda di Silverstone dovrebbe aprire una seria e approfondita verifica su come oggi è strutturato il Motomondiale, sui ruoli e le funzioni di ogni sua struttura e componente.

MotoGP Silverstone, the day after

Dalla baraonda di Silverstone, dove la MotoGP è affogata, se ne uscirà come sempre con un farsesco rimpallo di responsabilità, lasciando tutto come prima. Il Motomondiale, oltre ai danni economici, perde la faccia e non sarà facile recuperare l’immagine sperando nella dea bendata e nel belletto.

Non torniamo sull’iter della vicenda già spiegata e analizzata da Motoblog. E non torniamo sulle cause (dovute non solo alle bizze del meteo) e sulle responsabilità che, come tutte le cose non solo nel motociclismo e nello sport, sono (dovrebbero) in proporzione allo “status” dei protagonisti. Non ci si può perdere sull’interrogativo se è nato prima l’uovo o la gallina, se ha più colpe il circuito (la direzione, la proprietà ecc.) o chi doveva verificare e non l’ha fatto o l’ha fatto male, se la “famosa” safety commission può consentire la corsa senza aver testato il circuito in condizioni simili, se e come c’è stata l’ok all’omologazione ecc.

Quel che è accaduto – alla fine la corsa è saltata perché i piloti l’hanno ritenuta “fuori sicurezza” – è la conseguenza di una MotoGP d’azzardo, dove c’è un unico “padrone” (Dorna) che detta legge perdendosi però in un bicchier d’acqua, travolti dal marasma per la gran confusione di ruoli (si fa per dire) fra chi controlla e chi deve essere controllato. Ovvio che ciò non avverrà perché crollerebbero le fondamenta su cui poggia malamente l’intero castello.

Interrogativi che, al di là degli annunci a caldo, resteranno senza risposta. Un dato è certo: non ha la stessa responsabilità l’ultimo volontario (il Marshall) che si sfinisce per ore con la ramazza per cercare di far drenare l’acqua in pista di chi è proprietario dell’autodromo o di chi, soprattutto, gestisce dalla sua torre dorata tutto l’ambaradan mondiale (Dorna e Fim). Già l’affermazione dell’Ad della società che gestisce il circuito di aver speso per i lavori di riasfaltatura “solo 3 milioni invece di 20” per mancanza di budget la dice tutta sulla vicenda che, a questo punto, potrebbe avere conseguenze anche extra sportive. Ci fermiamo qui.

Non c’è nient’altro da aggiungere se non ribadire che i piloti – al di là di come sono stati maldestramente coinvolti andando alla famosa riunione Irta come fossero … “carbonari” (rivoluzionari) – hanno fatto bene a dire “No”. Due cose ancora. Con una gara in meno il campionato (MotoGP) rischia alla fine – se non la regolarità e la legittimità - di avere strascichi polemici perché non è vero che una gara in meno ha lo stesso peso su tutti i concorrenti: toglie a chi insegue (in primis ai piloti Ducati Lorenzo e Dovizioso ma anche a Rossi) la possibilità, quanto meno sul piano aritmetico e potenziale, di recuperare.

Moto3 Silverstone 2018: pole di Jorge Martin

La seconda questione riguarda la Moto3 e la Moto2. Il caos di Silverstone ha tolto ogni dubbio – per chi ce li avesse ancora – sul ruolo e sul peso di queste due categorie iridate lasciate in disparte nell’intera vicenda, alla deriva, di fatto dimenticate nel paddock, comunque “cancellate” dal programma anche se ci fosse stato lo start della classe regina. La ennesima dimostrazione che Moto3 e Moto2 sono figlie di un dio minore, non hanno la stessa dignità della premier class, più che categorie sussidiarie sono di fatto “zavorra” in un Motomondiale incentrato esclusivamente sulla MotoGP perché è la MotoGP a produrre la “torta” per tutti. In palio, così, più che il titolo mondiale, pare esserci una “coppa”. Le Case, soprattutto i Team, i piloti, gli sponsor di Moto3 e Moto2 non hanno niente da dire?


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