SBK, Melandri “velenoso” nei confronti di Ducati e Aruba

Così sulla inedita V4 della Rossa Casa 2019 salirà, insieme al confermato gallese Chaz Davies, lo spagnolo Bautista.

melandri-gara-2.jpg

Adesso volano gli stracci. A tirarli è un delusissimo e inferocito Marco Melandri, cui Ducati e Aruba hanno dato sbrigativamente il benservito, per ora senza neppure due righe o una parola. E’ stato ieri a Silverstone Alvaro Bautista ad annunciare per il 2019 il proprio passaggio dalla MotoGP alla SBK quale nuovo pilota ufficiale Ducati sostituto di Melandri, impegnato in queste ore nei test di Portimao.

Così sulla inedita V4 della Rossa Casa 2019 salirà, insieme al confermato gallese Chaz Davies, lo spagnolo Bautista. Non torniamo su quanto già scrittoi ieri, sui perché di tale scelta e sugli interrogativi da noi sollevati per una operazione che, al di là di valutazioni sulla qualità dei singoli piloti, lascia aperti dubbi e interrogativi. Scrivevamo ieri: “Se il “benservito” dato dalla Ducati a Marco Melandri non è stato una questione di soldi – e non è stata una questione di soldi - perché la Casa bolognese lo ha sostituito con Alvaro Bautista? Per un giudizio negativo rispetto alle due ultime stagioni con un deludente quarto posto finale nel 2017 e attualmente un grigissimo quinto posto o per la regia della Dorna (promoter della MotoGP e della Sbk) che fa e disfa a proprio piacimento dando apparentemente consigli ai piloti e alle Case che poi nei fatti diventano “pressioni” quando non veri e propri “ordini”?"

2017-ducati-melandri-portimao-9.jpg

Sull’online Speedweek Melandri precisa sparando ad alzo zero contro Ducati e contro Aruba: “Il colmo? Nessuno mi ha ancora detto che sono fuori”. I soldi? “Sono il pilota più economico nel paddock – precisa il ravennate - in Ducati ho preso 150.000 euro in due anni mentre Davies ha incassato 1.3 milioni di euro, nove volte più di me. Ducati non mi ha nemmeno chiesto quanto avrei voluto per restare. Bautista non può aver chiesto meno di me, ci sono altre ragioni dietro questo affare”.

Già, quali altre ragioni? Lo “zampino” della Dorna come già scritto? Melandri non risparmia l’amministratore delegato di Aruba.it (proprietaria del Team della Rossa in Sbk) Stefano Cecconi, fino a ieri considerato (anche) grande amico personale: “Prima della gara di Misano Stefano mi aveva assicurato che lui era il capo del team, e che sarebbe stato lui ad avallare la scelta dei piloti. Dopo Misano, mi ha detto la stessa cosa, e che le voci su Bautista sarebbero state usate solo per negoziare sugli ingaggi. Non abbiamo mai parlato di soldi. Quando ho saputo che Ducati aveva firmato con Bautista ho richiamato Stefano, mi ha risposto che non poteva farci niente. In precedenza, era proprietario di una squadra e improvvisamente non sapeva nulla e non poteva fare nulla.”.

Capito? Che dire? Prendiamo atto del legittimo e comprensibile risentimento di Melandri e aspettiamo l’altra campana. Questa brutta storia, conferma che in Ducati la gestione piloti lascia a desiderare e soprattutto che il motociclismo show-business non è un’isola felice dominato com’è dall’interesse rischiando di trasformarsi in una zona franca dove il pesce più grosso mangia quello più piccolo. C’è chi da tempo lo definisce un “verminaio”.

2017-ducati-melandri-portimao-12.jpg

  • shares
  • Mail