SBK Ducati, via Melandri entra Bautista. C’è lo zampino della Dorna?

Che succede? Se il “benservito” dato dalla Ducati a Marco Melandri non è stato una questione di soldi – e non è stata una questione di soldi - perché la Casa bolognese lo ha sostituito con Alvaro Bautista?

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Mentre a Portimao iniziano i test della Superbike, a Silverstone, nella conferenza stampa MotoGP del giovedì pomeriggio, Alvaro Bautista annuncia ufficialmente il proprio passaggio nel 2019 dalla classe regina alla SBK con la Ducati ufficiale.

Dunque entra Alvaro, esce Marco. Un benvenuto allo spagnolo da parte degli italiani cui resta, però, l’amaro in bocca se non il rospo nel gozzo. Per avere sulla nuova V4 Rossa factory un gallese e uno spagnolo, per una SBK 2019 senza “campioni” italiani, per un Melandri probabilmente fuori dal mondiale. Che succede? Se il “benservito” dato dalla Ducati a Marco Melandri non è stato una questione di soldi – e non è stata una questione di soldi - perché la Casa bolognese lo ha sostituito con Alvaro Bautista?

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Per un giudizio negativo rispetto alle due ultime stagioni con un deludente quarto posto finale nel 2017 e attualmente un grigissimo quinto posto o per la regia della Dorna (promoter della MotoGP e della SBK) che fa e disfa a proprio piacimento dando apparentemente consigli ai piloti e alle Case che poi nei fatti diventano “pressioni” quando non veri e propri “ordini”? Che senso aveva il refrain di Ducati e di Aruba.it (sponsor e … proprietario del Team): “Vogliamo confermare entrambi i piloti, Davies e Melandri?”. Un finale che non entusiasma sollevando non pochi interrogativi sulla vicenda e sul futuro della SBK.

Anche perché il non rinnovo del sodalizio fra la Casa bolognese e il pilota ravennate avrà – come detto - quasi sicuramente, come conseguenza, l’addio di Marco dal mondiale SBK 2019, cioè del pilota italiano più rappresentativo delle ultime due stagioni, uno dei massimi protagonisti nel mondiale delle derivate di serie dal 2011. Il 36enne pilota romagnolo, nel Motomondiale dal 1997 (125) e iridato 250 nel 2002, può essere considerato un “veterano” di gran lusso: 215 gare disputate nel Motomondiale (22 vittorie, 62 podi, 9 pole, 16 giri veloci); in Sbk dal 2011 (vice campione del mondo su Yamaha) vanta fin qui 146 gare disputate (22 vittorie , 68 podi, 3 pole, 20 giri veloci).

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Insomma, al di là di alti e bassi e del suo carattere “ballerino”, Melandri è stato ed è un gran bel manico, corridore pimpante e di sostanza, come dimostra (anche) il fatto di essere il pilota italiano con più vittorie in SBK, superando addirittura Max Biaggi. Tant’è. In queste due ultime due stagioni in Ducati Marco ha raccolto meno di quanto si sperava, specie quest’anno - per ora solo quinto - con un’unica giornata trionfale, quella della doppietta nell’apertura stagionale di Phillip Island.

Melandri viene sostituito dal “seniores” 34enne spagnolo Alvaro Bautista (iridato 125 nel 2006), dal 2010 in MotoGP (negli ultimi due anni con Ducati satellite) con il miglior risultato nel 2012 (5°), pilota coriaceo che così cambia “mondiale” approdando nel 2019 in SBK sulla nuova V4 ufficiale della Rossa. Bautista affianca il riconfermato 31enne Chaz Davies, in SBK dal 2012 dopo alcune stagioni non eccelse nel Motomondiale 125 e 250 e dopo il titolo iridato Supersport nel 2011 (miglior risultato finale 2° nel 2017), gran mastino, quest’anno non sempre convincente, spesso demotivato davanti alla superiorità del binomio Rea-Kawasaki, pur con due vittorie e diversi podi. Con questa decisione – ripetiamo - l’Italia rischia (usiamo un eufemismo) di non avere piloti di grido nel mondiale SBK 2019, situazione che aggraverà ulteriormente lo stato non certo di buona salute del campionato in Italia con possibili ripercussioni sul fronte Tv.

Dorna e Mediaset sono ai ferri corti con quest’ultima che non è disposta a sborsare la cifra di 1,5 milione annui (vorrebbe addirittura avere i diritti a costo zero…) come nelle ultime tre stagioni. Dorna cerca l’alternativa con Rai e La7, ma ancora è buio pesto. Si vedrà. Tutte storie che dimostrano le difficoltà del campionato derivate di serie. D’altronde, non sarà certo l’ingresso di Bautista a fare uscire dalla crisi questa SBK oramai priva di identità e di nuovi giovani campioni di gran manico e gran carisma.

E’ tutto da dimostrare, inoltre, quanto la stessa Ducati guadagnerà in pista con il cambio di un pilota italiano 36enne con un pilota spagnolo 34enne. Non si vuol qui rapportare le vicende della MotoGP con quelle della SBK ma, fatte le dovute proporzioni, tali vicende (là dall’era Stoner-Rossi poi Lorenzo, Dovizioso, Petrucci e qua Melandri, Davies, Bautista) dimostrano le difficoltà via via accentuate della Ducati nella gestione piloti. Torneremo sulla questione, ma una domanda s’impone: perché Ducati non affiancò Davies dal 2017 con un giovane pilota (italiano) emergente? Oggi non sarebbe stato pronto per il 2019 e oltre? A Borgo Panigale hanno sempre detto di non volere il “gioco di squadra” e quindi le “due punte” (Davies e Melandri) costituivano un optional. Allora? Chiamando le cose per nome si tratta di errori di strategia. Errare human est ma perseverare… con quel che segue.

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