MotoGP, Rossi deluso “suona la sveglia” a Yamaha

Proprio ieri, alla vigilia della gara, il “Dottore” ha parlato senza peli sulla lingua, di fatto mettendo a nudo i limiti tecnici della Yamaha e quelli strategici della sua dirigenza.

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Con i primi due turni di prove libere inizia oggi al Red Bull Ring di Spielberg il GP d’Austria, undicesimo round iridato 2018 dei 19 in programma. Per la MotoGP è un appuntamento molto atteso, anche in ottica campionato. Si tratta di capire meglio se contro Marquez non c’è più niente da fare (leader in classifica: 181 punti contro i 132 di Rossi, i 113 di Dovizioso, i 109 di Vinales, i 105 di Lorenzo ecc.) o se l’ultima “doppietta” delle Ducati domenica scorsa a Brno costituisce il segnale di riscossa delle Rosse e la possibilità di riacciuffare il binomio in testa, e se Valentino Rossi ha ancora chance iridate o è “fuori gioco”, con le M1 in affanno.

Proprio ieri, alla vigilia della gara, il “Dottore” ha parlato senza peli sulla lingua, di fatto mettendo a nudo i limiti tecnici della Yamaha e quelli strategici della sua dirigenza. A dirla tutta, nella sua analisi critica, il fuoriclasse pesarese è andato oltre, mettendo addirittura in dubbio la volontà di recupero e di rilancio della Casa di Iwata:

“Bisogna capire quanto la Yamaha abbia voglia di tornare a vincere e quanto voglia investire. Mi sembra che Ducati e Honda, negli ultimi tempi, abbiano investito più risorse, sia nelle persone che nei test team. Non credo che a Yamaha manchi nulla ma deve impegnarsi al massimo”

.

Un pietrone nello stagno. Una critica durissima che diventa una accusa mirata sapendo che Yamaha non vince da oltre 20 gare e in ogni round fatica a battersi per il podio. E’ la cartina del tornasole di una Yamaha avvitata tecnicamente su se stessa in un situazione di campionato non priva di ambiguità, sostanzialmente illusorio: quel secondo posto in classifica generale è appeso a un filo di lana, il risultato fin qui delle qualità di Valentino (veloce e regolare) e del suo modo “conservativo-difensivo” di correre nonché (anche) delle… sfortune altrui.

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Vale sa bene che così non regge e invece di pensare di attaccare la leadership di Marquez rischia di non poter più contenere l’assalto delle Ducati. Insomma, Rossi è uscito allo scoperto, lanciando l’allarme, suonando la carica. Bisogna dare atto a Valentino di essere “coraggioso”, non solo in pista. I tempi sono cambiati e nel motociclismo de: “I giorni del coraggio” nessun pilota (anche di prestigio e pluri titolato) si sarebbe potuto esprimere così bruscamente tirando “le orecchie” alla propria Casa.

Persino Agostini mai avrebbe osato tanto nei confronti della MV Agusta, in primis del Conte Domenico. Tant’è. Rossi non teme niente e nessuno e fa bene. Adesso si tratta di capire se ha pienamente ragione Valentino nel bocciare la M1 e chi nella Casa dei tre diapason decide le linee strategiche MotoGP (“Servirebbero – tuona Vale - persone capaci di prendersi delle responsabilità e anche dei rischi”) o se in Yamaha non siano invece del tutto convinti che il problema sia… la moto. In medio start virtus?

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