MotoGP: Ducati, è il momento della strategia

C’è stato gioco di squadra? No. Tutti hanno giocato le loro carte, anche Marquez...

MotoGP: Ducati, è il momento della strategia

La splendida doppietta della Ducati a Brno può trarre in inganno chi si illude in un ribaltamento dei valori in campo a favore della Rossa e dei suoi piloti e a danno di Marquez e della Honda. A Borgo Panigale, dopo Brno, la legittima soddisfazione per il grande risultato rischia di trasformarsi in una euforia oltre misura con le conseguenze di amari contraccolpi. Senza nulla togliere al valore della vittoria di Dovizioso e anzi ribadendo le qualità del pilota e della moto è evidente che la bagarre finale alle spalle del forlivese fra i due spagnoli ha “favorito” il fuggitivo e “sfavorito” i due inseguitori.

Non è una considerazione ottica o passionale ma legata alle lancette del cronometro. I giri decisivi della gara sono stati gli ultimi quattro. Al 18° passaggio, del tris davanti, non è Dovizioso (già in testa alla corsa con un vantaggio di 0.140, vantaggio minimo ma che permette di guidare senza “contatti” con gli avversari) a fare il giro veloce ma è il secondo Lorenzo a girare più forte (1’56.985) pur combattendo con Marquez (il distacco fra i due è sotto un decimo!), il quale gira in 1’57.272, cioè di fatto come Andrea.

Al 19° passaggio tutti e tre girano sotto l’1 e 57 (nessuno gira forte come loro): il giro più veloce dei tre lo fa ancora Lorenzo (1’56.801) che è secondo ma ha leggermente staccato Marquez (1’56.909) di un decimo e otto con Andrea primo che segna 1’56.819. Nel giro cruciale, il 20esimo, le continue “botte” fra Lorenzo e Marquez producono l’effetto che decide la gara: Dovi ode lo sferragliare delle lame dei due spagnoli ma non gli arrivano addosso da dietro né scintille… frenanti né altro, segnando un altro tempo sotto l’1 e 57: 1’56.930.

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Jorge e Marc, invece, stanno sopra l’1 e 57: il ducatista 1’57.088, l’hondista 1’57.011: tempi superlativi tenendo conto delle reciproche sberle. All’ultimo giro Dovi resiste meravigliosamente con il suo 1’56.742 mentre i due inseguitori, pur girando più forte (Jorge 1’56.640, Marc 1’56.729), non riescono ad agguantare Andrea la volpe che trionfa sui due “boxeur” con poco più di un decimo sul 99 e poco più di tre decimi sul 93. Con i se non si fa la storia e chi vince ha ragione. Resta il fatto che il durissimo corpo a corpo finale fra i due spagnoli dal dente avvelenato ha permesso all’italiano di mantenere quel minimo di vantaggio tradotto magnificamente in trionfo.

C’è stato gioco di squadra? No. Tutti hanno giocato le loro carte, anche Marquez che, pur non risparmiandosi, si è limitato a dare il 100% e non il 110% di altre occasioni, considerando la situazione di classifica a proprio favore. In particolare Lorenzo, con una tattica diversa dal passato – in difesa all’inizio, in attacco nel finale – ha tentato di vincere ma non ce l’ha fatta perché … “invischiato” nel match con Marquez. Questi i fatti. Rispetto al risultato di Brno poco conta adesso arrovellarsi con i “se”: se Jorge avesse attaccato prima avrebbe potuto infilare meglio Marquez, agguantare il Dovi e superarlo? Se Jorge non avesse a sua volta “rallentato” Marquez, questi avrebbe guadagnato la testa della corsa e vinto? Potremmo continuare con i “se” ma, ripetiamo, il risultato non cambia.

MotoGP: Ducati, è il momento della strategia

L’analisi, invece, può servire (in primis alla Ducati) per la strategia da adottare in futuro, a cominciare dal prossimo GP d’Austria. Il Mondiale, pur con il binomio Marquez-Honda favorito, non è chiuso. Non è vero che questo mondiale può perderlo solo Marquez. Per tenerlo aperto e tentare di ribaltare il pronostico e il …colpaccio serve tener Marquez sotto pressione, inducendolo all’errore, sapendo anche che non ha compagni di squadra in grado di aiutarlo. Alla Casa bolognese serve il gioco di squadra. Chi dice il contrario o mente o non ha chiara la situazione e dovrà poi pentirsi per aver perso una grande occasione. Non è vero che una Casa come la Ducati – per gli investimenti fatti e per la posta in gioco – può oggi limitarsi a puntare a una tattica minimale del “giorno-dopo-giorno” mirando a vincere le gare ma “disenteressandosi” del Mondiale. Il Mondiale era e resta l’obiettivo. Adesso bisogna andare all’attacco, sempre e con tutte le forze. Con una tattica “a uomo” (il Dovi contro Marc, Jorge contro Marc) Marquez, alla fine, non si batte. Serve la tattica … “a zona” schierando come una falange Dovizioso, Lorenzo, Petrucci. Il gioco di squadra, impensabile ad inizio stagione, diventa adesso legittimo ed essenziale, la carta vincente per realizzare il miracolo e riportare il titolo iridato MotoGP a Borgo Panigale.

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