CIV Misano, più piloti in pista che pubblico sugli spalti. Perché?

Anche ai più incalliti frequentatori da decenni di circuiti e autodromi fa un brutto effetto vedere un magnifico impianto come quello di Misano desolatamente vuoto in un week end di gare.

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Ieri, per il 4° round del CIV tricolore al “Marco Simoncelli”, sugli spalti (tribune e terrapieni), non c’era anima viva: nemmeno una persona alla Quercia, nemmeno una persona al Tramonto, nemmeno una persona al Curvone.

Come se per il pubblico ci fosse il divieto di ingresso. C’è chi ha subito accusato il solleone e l’umidità della riviera romagnola. Sono gli stessi che cercano ogni volta una scusa e non le cause che portano alla dura realtà. Ieri c’era il caldo del 29 luglio (30 gradi con umidità 64%) ma nel precedente round dell’8 aprile 2018 c’era la brezza marina (20 gradi con umidità 46%) con lo stesso risultato: pubblico assente. Idem nei round “tricolori” del Mugello e di Imola. Cambiano le stagioni, cambiano le temperature, cambiano i circuiti ma il pubblico non c’è. Eppure anche ieri a Misano ci sono state cinque belle gare del massimo campionato nazionale di velocità (più quelle del National Trophy e Yamaha R1 Cup), con oltre 200 piloti (“giovani leoni” e campioni di nome) in pista, nonché eventi di contorno non disprezzabili Poco? Meglio di niente.

Gare e contorno che, comunque, potevano ben valere i 15 euro del prezzo del biglietto (domenica circolare). Evidentemente non è il prezzo del biglietto il problema (ci sono state epoche con ingresso gratuito e zero spetattori) ma è il prodotto (format) che non “tira”. Ciò non vuol dire incolpare qualcuno (la FMI organizzatrice del CIV) ma semplicemente prendere atto di una situazione che per quel che concerne il pubblico nei circuiti, resta negli anni, desolante. Le gare trasmesse in diretta Tv da Sky Sport MotoGP nonché in diretta streaming su Eleven Sports hanno un discreto seguito ma ciò non cambia la realtà del rapporto di crisi CIV-pubblico-media.

Altre volte su Motoblog abbiamo affrontato la questione con analisi sul CIV sempre in fase di decollo ma sempre inchiodato a terra e abbiamo anche avanzato proposte senza avere mai neppure un cenno di riscontro. Tant’è. Resta nella FMI – cui va riconosciuta la volontà di insistere e di non chiudere baracca e burattini - una logica da fortino assediato, aperti distrattamente all’ascolto ma di fatto chiusi burocraticamente in un vortice che sfocia in autoreferenzialità, supponenza, arroganza.

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Il codazzo dei soliti “baciapile” (anche fra i media) fa il resto. Se non si riconosce la crisi non può esserci rimedio. Se non si riconosce la malattia non si può tentare la via della guarigione. Non è questa la sede per approfondire una questione complessa. Al di là delle tante cause, la radice della crisi è “culturale” e va al di là del CIV, del motociclismo e dello sport. Oggi il grande pubblico (idem per le grandi aziende Sponsor) non è mosso dalla passione (sportiva). Fa molti chilometri e spende tempo e soldi per assistere a una manifestazione di sport-spettacolo dove c’è il campione-star con cui si identifica. Va in circuito in cerca del “suo campione” con cui fare un selfie: poco importa la corsa. Fa male dirlo ma per molti è così dovuto anche alla rivoluzione tecnologica degli strumenti di comunicazione.

Da almeno due decenni tra sport “puro”, sport spettacolo, spettacolo “puro” il grande pubblico vuole lo “sport-show”. Lo sport “pura passione” (quale?) non piace né a chi lo pratica né allo spettatore che dovrebbe seguirlo. E uno sport senza pubblico (fisicamente sugli spalti) finisce per diventare un esercizio “privato”, una pratica personale dello sport. Vale anche per il motociclismo e anche per quei piloti che anche ieri a Misano dopo la corsa dicono: “mi sono divertito” pur non avendo … divertito nessun altro (a parte, forse, il proprio Team e i propri parenti stretti…) perché non c’era ad applaudirli nessuno.

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Lo stesso CIV è a un bivio: o fa un passo avanti e diventa davvero sport professionistico di professionisti praticato e gestito da professionisti (con un bilancio entrate-uscite derivto da biglietti venduti, sponsor, diritti tv ecc.) o precipita nello sport dilettantistico e amatoriale, robetta da cortile. Non possono essere i “piloti con la valigia” a mantenere un simile “ambaradan” se non c’è riscontro nel grande pubblico, nei grandi media, nei grandi sponsor. Il CIV non può essere ridotto a “dovere sociale”, un Campionato italiano da “mantenere” come fosse una appendice statale.

Alla FMI va la riconoscenza e la stima per darsi da fare nel mantenere in vita un Campionato come il “Tricolore” di velocità. Ma, ripetiamo, organizzare corse non è un “dovere sociale” o “istituzionale”. Non si può cambiare il mondo né, nel suo piccolo il motociclismo che ha oramai regole e fini codificati a livello mondiale. E’ però giunta l’ora di ripensare almeno il format e la gestione di questo CIV sempre in mezzo al guado. O si torna a un diverso rapporto FMI-Moto club rinverdendo (impossibili?) allori del passato remoto o, più realisticamente, si salta il fosso (il Rubicone?) passando il CIV ad altri, con una gestione “privata” – con la FMI supervisore – dove anche il “Tricolore” entra armi e bagagli nello sport show-business, un investimento dove al “dare” corrisponde un “avere”.

Anche la grande cultura – vedi i grandi festival musicali di Mozart, Verdi, Rossini - ha dovuto piegarsi (con successo) alla legge dello spettacolo. Idem il grande sport, ultimo esempio il ciclismo. Dove c’è spettacolo (vero) e vere professionalità e qualità la gente va, e dove la gente va corrono i media e dietro a loro gli sponsor, cioè i soldi senza i quali si fanno i “revival” ridotti a sagre per i nostalgici. Il Motomondiale-MotoGP – dopo la Formula 1 ecc. – ha inventato l’acqua calda ma, pur fra limiti e contraddizioni, ha reso le grandi corse iridate un evento internazionale di massa, quindi un “affare” appetibile per chi partecipa, per chi guarda e per chi investe.

Qui, invece, i 30 gradi di Misano fanno bollire il CIV. Ci dovrà pur essere un rapporto fra i 150 mila spettatori di Misano la prima domenica di settembre per il Motomondiale e il vuoto (i nessuno) del CIV di ieri! Se la FMI fa orecchie da mercante o si chiude a riccio contenti di quel che c’è e meglio non si può, il CIV – cioè il futuro del motociclismo italiano – non ha futuro. Poi si trova sempre l’ultimo che, chiusa bottega, spegne la luce.

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