MotoGP verso Brno, chi ferma il “cannibale” Marquez?

Addio ferie, il Motomondiale riparte da Brno, circuito “tecnico” e spettacolare, per il 10° round iridato 2018 sui 19 in programma.

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Riflettori puntati sulla MotoGP dove l’imperativo è uno solo: fermare Marquez! Facile a dirsi ma difficile a farsi visti i risultati delle prime nove gare stagionali con Marc saldamente capoclassifica (46 punti di vantaggio sul secondo Rossi, 56 sul terzo Vinales, 77 sul quarto Dovizioso ecc.) dopo ben cinque perentorie vittorie e due secondi posti (e due “zero”), pilota in grado di fare la differenza e capace di far volare la sua Honda, maturato sul piano tecnico-tattico, deciso a conquistare a 25 anni il titolo iridato numero 7, il quinto nella classe regina.

Al di là delle bagarre in pista (ad Assen oltre 170 sorpassi in gara!) e dei tempi assai ravvicinati in qualifica, finora c’è stato un vero unico dominatore: Marquez. Gli ordini d’arrivo in gara e la classifica generale parlano da soli. Nel 2017 si giungeva al 10° appuntamento stagionale di Brno con Marquez, Vinales, Dovizioso, Rossi nell’ordine, racchiusi in un fazzoletto di 10 punti. Marquez aveva ottenuto “solo” due vittorie, due secondi posti e altri piazzamenti. Rossi aveva trionfato ad Assen ed era salito due volte sul secondo gradino del podio ecc.; Vinales addirittura era “esploso” con tre primi posti, un secondo ecc.; Dovizioso aveva centrato la straordinaria doppietta al Mugello e a Barcellona, oltre a un secondo posto ecc.; addirittura Pedrosa aveva trionfato a Jerez ecc.

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Nel 2017, dei big, solo Lorenzo era messo peggio di oggi, dopo gli exploit trionfali 2018 al Mugello e a Barcellona. L’anno scorso, dopo Brno, ci fu il gran risveglio del Dovi con le quattro straordinarie vittorie in Austria, Inghilterra, Giappone, Malesia vanificate però dallo “zero” nella finalissima di Valencia e la corona iridata a Marquez, che però vinse in totale “solo” cinque volte, numero già raggiunto quest’anno a metà stagione. Insomma, al di là di quel che vediamo e sentiamo, cioè una MotoGP con tanti protagonisti capaci di battagliare e vincere, alla fine c’è un unico “magico” binomio che fa la differenza e il risultato: Marquez-Honda.

Solo un altro binomio in giornata di grazia e senza la luna storta, Lorenzo-Ducati, è stato davvero in grado di fare altrettanto, pur se solamente – fin qui - in due occasioni. Ora, alla vigilia di Brno, Marquez afferma che per lui, in ottica campionato: “il più pericoloso è Valentino”. Ci sta, vista la regolarità dell’asso pesarese. Ma in questa MotoGP, sommare piazzamenti porta magari a vincere la battaglia dei… “secondi”. Per conquistare il titolo serve la vittoria, anzi, servono più vittorie! Tradotto: o Valentino cambia strategia e passo sostituendo la difesa con l’attacco o il titolo resta una chimera e la stessa piazza d’onore è a rischio.

Mentre l’arrembante Marquez vince guidando “in scioltezza” e spesso giocando a gatto col topo a dimostrazione di una netta – se pur lieve – superiorità, il sempreverde Rossi deve usare tutta la propria inesauribile esperienza per agguantare il podio, ma nei gradini sotto il primo. Il pubblico (televisivo) s’appassiona incitando Valentino nelle sue rincorse che però non trovano – finora – lo sbocco finale del trionfo. Di fatto, lo spettacolo vero lo offre Marquez, non solo per le sue prodezze e con i suoi giri alla Giotto a suon di record, ma perché capace di vincere, dominando senza... strafare.

Tant’è se ne dica, qui non è la moto (Honda) a vincere, ma il pilota (Marquez). Dove sarebbe oggi la Casa dell’Ala dorata senza Marc in sella? Gli altri, tutti gli altri, lamentano problemi, veri o presunti. Ma è la storia di sempre: chi perde deve pur attaccarsi a qualcosa. A Brno cambia il vento? Nel 2017 Marquez dominò conquistando pole e vittoria davanti a un resuscitato (all’epoca) Pedrosa. Rossi partì col secondo tempo finendo quarto in gara (gap di oltre 20 secondi) dietro al terzo Vinales. Le Ducati conquistarono la seconda fila con Dovizioso e Lorenzo finendo il forlivese sesto (gap oltre 23 secondi) davanti a Petrucci e il maiorchino 15° a 40 secondi. Altri tempi, altre storie? Si vedrà. Le classifiche restano scritte. Il resto è bla-bla.

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