MotoGP e diritti TV: Sky c’è perché Valentino Rossi c’è

Alla fine, dopo una trattativa altalenante, il colosso satellitare ha firmato con Dorna Sports confermandosi come la Tv della MotoGP.

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Dunque, non cambia niente in Italia nel rapporto fra Motomondiale e Tv, con Sky che acquisisce i diritti di esclusiva anche per il triennio 2019-2021. Alla fine, dopo una trattativa altalenante, il colosso satellitare ha firmato con Dorna Sports confermandosi come la Tv della MotoGP (nel pacchetto c’è l’esclusiva anche per Moto3 e Moto2) nonché la Tv monopolistica del Motorsport per i diritti anche della Formula 1.

Adesso è inutile entrare nel ginepraio polemico sulla funzione e la qualità della Tv a pagamento ecc., sul ruolo e sulle scelte della Rai-servizio pubblico e questioni varie che attengono a scelte aziendali (discutibili) in un mondo della comunicazione e dello sport globalizzati dove niente è come nei “bei tempi andati” e tutto è in evoluzione nella esclusiva (e ancor più discutibile) logica dell’audience, cioè del business.

Tant’è. Motoblog.it ha già illustrato i dettagli dell’operazione – piattaforme disponibili, canale di riferimento, format ecc. - che chiude la fase di incertezza e dà punti di riferimento precisi a tutto il Circus e al mondo che gli gira attorno, operazione che resta comunque aperta ad interpretazioni e ad interrogativi. Perché Sky, dopo un lungo tira e molla, ha firmato con Dorna sborsando una cifra per tre anni attorno – dicitur – ai 50 milioni di euro complessivi (cifra ventilata nel paddock senza conferme ufficiali)?

La risposta è scontata: perché il Motomondiale è un business importante anche sul piano della comunicazione televisiva e dintorni, uno “strumento” di “traino” e di “volano” che Sky non intende abbandonare e lasciare ad altri. Un business non scontato, in uno sport diventato di massa da pochi anni, perché incentrato particolarmente su un pilota-star (Valentino Rossi) e quindi collegato al rapporto del 39enne fuoriclasse pesarese con la sua permanenza in MotoGP e con il suo futuro nel Motomondiale.

Senza girarci attorno, si sa che così come in F1 quando la Ferrari rompe o non lotta per la vittoria i telespettatori spengono la tv, in MotoGP è lo stesso quando Rossi non lotta per podio e vittoria o è out. Il pesarese 9 volte campione del Mondo “vale” almeno un terzo (c’è chi dice il 50%) dell’audience tv, di fatto dell’intero business della MotoGP. Quindi, il contratto Sky con Dorna per i diritti TV, in scadenza a fine 2018, era di fatto legato alla decisione di Rossi se continuare o no a correre.

Quando a metà marzo 2018 Rossi e Yamaha hanno confermato il proseguimento per il biennio 2019-2020 (anche) Sky e Dorna hanno tirato un sospirone di sollievo certi, a quel punto, di proseguire il sodalizio, continuando nella manfrina di una trattativa sui dettagli… economici e affini. Quindi c’era e c’è (e ci sarà?) un rapporto diretto Sky-Dorna-MotoGP-Rossi perché Valentino è il valore aggiunto del Circus, l’asset senza il quale il “prodotto” Motomondiale – diventato negli ultimi anni un vero e proprio “sistema” da business internazionale - perde una parte essenziale per considerarlo appetibile economicamente.

In altre parole Valentino è la “garanzia” di questa MotoGP show-business, una gallina dalle uova d’oro utile a formare una torta economica mai così sostanziosa e appetibile per tutto l’ambiente e dintorni. E non c’è niente di “artificioso” o di “imposto” perché in corsa Rossi è tutt’ora competitivo, in lotta per il podio in gara e addirittura a metà campionato secondo in classifica generale, tenendo aperto l’obiettivo del titolo iridato numero 10. Un sogno che, se raggiunto, innalzerebbe a mito vivente l’asso di Tavullia e farebbe “esplodere” la MotoGP trasformandola in vera macchina da soldi.

Qui siamo. Con Rossi ufficialmente in pista con Yamaha ufficiale (almeno) fino a tutto il 2020. Perché Sky ha firmato un contratto triennale fino al 2021? Anche Rossi non è eterno come pilota e già è impegnato nel ruolo di promoter-proprietario-business man di Team in Moto2 e Moto3, oltre tutto il resto nel motociclismo e non solo. Una girandola di interessi che dà lavoro e fa girare montagne di soldi.

E il 2021? Potrebbe essere l’anno del debutto del Team ufficiale di Valentino Rossi con una propria squadra in MotoGP, addirittura con un pilota italiano. Il primo anno di una nuova era per Valentino, per il motociclismo e per il business collegato. Una nuova sfida che, con la benedizione di Dorna, Sky non vuole perdere, sicura di vincerla. Insieme a Valentino. Grazie a Valentino. Un altro grande pilota italiano, Giacomo Agostini, nel 1982, appeso il casco al chiodo, restò nel Motomondiale gestendo il Team Marlboro-Yamaha con risultati importanti. Altri tempi e minor “potenza di tiro” (economica e di comunicazione) rispetto a quella che oggi può mettere in campo un tris quale Sky-Dorna-Rossi. Si vedrà. Se son rose…

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