Incidenti: più morti sulle moto, meno sui ciclomotori

Dal Rapporto ACI-ISTAT emerge una diminuzione dei motociclisti morti per incidente stradale, ma cresce il numero dei decessi su ciclomotore.


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Buone e cattive notizie per gli amanti delle due ruote dal Rapporto ACI-ISTAT sugli incidenti stradali nel 2017: scende il numero dei morti in sella ai ciclomotori (-20,7%) ma sale quello dei decessi di motociclisti (735, +11,9%). In assoluto sulle strade italiane l'anno scorso sono morte più persone (3.378 contro i 3.283 del 2016, +2,9%) anche se sono diminuiti gli incidenti (174.933 contro i precedenti 175.791, -0,5%).

Guidare una due ruote in Italia, quindi, resta molto pericoloso: sommando il numero dei morti a cavallo di motocicli, ciclomotori e biciclette si arriva a 1.081 decessi, quasi un terzo del totale. I restanti sono pedoni (600) e conducenti o passeggeri di autovetture (1.464).

"Rispetto allo scorso anno registriamo, purtroppo, un aumento delle vittime sulle nostre strade - commenta Angelo Sticchi Damiani, presidente dell'Automobile Club d'Italia - dopo la flessione del 2016, forse complice anche il positivo contesto economico associato alla crescita delle prime iscrizioni e delle percorrenze La rete viaria nazionale è davvero vasta, in molti casi obsoleta, non aggiornata nei sistemi di sicurezza passiva quali guard-rail, asfalto e aree di sosta. Mi auguro che a breve venga avviato un piano strategico di riordino dell'intero sistema infrastrutturale, nelle città così come per le grandi arterie. Un contributo fondamentale per la sicurezza - conclude Sticchi - potrebbe essere fornito dagli ADAS, tanto che l'ACI auspica da tempo la loro obbligatorietà su tutti i nuovi modelli".

Cercando qualche buona notizia nei numeri di ACI e ISTAT, si trova il calo dei decessi nei grandi centri urbani, probabilmente correlato al -20,7% dei morti su ciclomotore. Purtroppo uscendo dalla città e andando su extraurbane e autostrade i morti tornano a salire. In questa dinamica la velocità ha certamente un ruolo importante.


In generale, tra le cause di incidente, il Rapporto mette al primo posto (con il 40% complessivo) una errata condotta di almeno un conducente: distrazione, mancato rispetto della precedenza o del semaforo, velocità eccessiva. A queste cause vanno aggiunte il mancato rispetto della distanza di sicurezza (21.463 incidenti), manovre irregolari (15.932), comportamento scorretto del pedone (7.204). Queste tre cause totalizzano, rispettivamente, il 9,6%, il 7,1% e il 3,2% del totale degli incidenti.

I mesi con più incidenti sono maggio, giugno e luglio, anche a causa dell'aumento del numero dei mezzi in circolazione, mentre è agosto il mese più pericoloso (2,3 morti ogni 100 incidenti) e di notte (tra le 22 e le 6 del mattino) avvengono il 10,5% degli incidenti con il 20,2% dei morti. Se consideriamo tutte le ore di buio (cioè nelle ore dal tramonto all'alba), in questa fascia avvengono il 27% degli incidenti.

Per essere più sicure, quindi, le strade italiane hanno bisogno anche di lampioni e questo lo sa bene chi guida una due ruote ed è meno visibile rispetto a chi è a bordo di un'autovettura.

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