Moto3, bella e … impossibile per i “giovani leoni” italiani?

Fra meno di due settimane (3/5 agosto) il Motomondiale torna in pista a Brno per il decimo round dei 19 in programma quest’anno.

Fra meno di due settimane (3/5 agosto) il Motomondiale torna in pista a Brno per il decimo round dei19 in programma quest’anno. Grande attesa per la Moto3, con i piloti italiani a caccia di quel titolo iridato che dopo sei stagioni non è ancora arrivato. La Moto3 (la nuova categoria con motori 250 monocilindrici bialbero 4 tempi), nel Motomondiale dal 2012, ha visto vincitori il tedesco Cortese su KTM (2012), gli spagnoli Vinales su KTM (2013) e Marquez Alex su Honda (2014), l’inglese Kent su Honda (2015), il sudafricano Binder su KTM (2015), ancora uno spagnolo, Mir su Honda (2017).

E gli italiani? A bocca asciutta, pur se protagonisti e anche vincenti, almeno nelle singole gare. Dei “nostri”, il pilota che più si è avvicinato al titolo è stato Romano Fenati, ottimo secondo (248 punti finali) dietro a Mir (341) nel 2017. L’ascolano è stato anche l’italiano più presente e miglior piazzato con un 4° posto (2015), un 5° (2014), un 6° (2012), e due volte 10° (2015 e 2016). Sul podio finale, oltre a Fenati la scorsa stagione, gli italiani sono saliti altri due volte, con Enea Bastianini, nel 2016 (2°) e nel 2015 (3°). Questo il riepilogo complessivo.

Nel 2012 (Cortese campione del Mondo) gli italiani a fine campionato sono arrivati: 6° Fenati (136 punti contro i 325 di Cortese), 14° Antonelli (77), 18° Tonucci (45), 39° Calia (2), 38° Rinaldi (1), 39° Simone Grotzkyj (1). Nel 2013 (Vinales iridato con 323 punti): 10° Fenati (73 punti), 16° Antonelli (47), 25° Tonucci (6), 27° Ferrari (2). Nel 2014 (Marquez primo con 278 punti), 5° Fenati (176), 9° Bastianini (127), 14° Antonelli (68), 16° Bagnaia (50), 19° Tonucci (20), 22° Ferrari (12), 25° Migno (8). Nel 2015 (Kent primo con 260 punti), 3° Bastianini (207), 4° Fenati (176), 5° Antonelli (174), 14° Bagnaia (76), 19° Migno (35), 20° Locatelli (33), 25° Dalla Porta (13), 27° Manzi (10), 31° Bulega (4), 32° Pagliani (3), 33° Ferrari (1). Nel 2016 (Binder primo con 319 punti), 2° Bastianini (177), 4° Bagnaia (145), 6° Di Giannantonio (134), 7° Bulega (129), 9° Locatelli (96), 10° Fenati (93) “penalizzato” per le note burrascose vicende con il suo Team, 11° Antonelli (91), 17° Migno (63), 29° Manzi (13), 30° Dalla Porta (12), 34° Valtulini (3). Nel 2017 (primo Mir con 341 punti), 2° Fenati (248), 5° Di Giannantonio (153), 6° Bastianini (141), 9° Migno (118), 12° Bulega (81), 18° Antonelli (38), 22° Bezzecchi (20), 24° Foggia (19), 28° Dalla Porta (9), 29° Pagliani (8), 34° Arbolino (2).

Le classifiche e anche i singoli punteggi non dicono tutto ma dicono molto anche sul valore di piloti, moto e Team. Insomma, la classifica finale, specie quando si ripete per più stagioni, riflette sostanzialmente i valori in campo. In poco tempo la Moto3 ha fatto un bel salto qualitativo (alla pari dei costi… stratosferici) con moto sempre più performanti e sofisticate (gran lavoro su aerodinamica, assetti ecc.) e motori più potenti e di ampia erogazione, pur se con la “museruola” di regolamenti restrittivi (tetto max dei giri-motore, decibel scarichi ecc.). Sono costantemente calati i tempi sul giro e, anche per l’appiattimento tecnico, è salito lo show con gare-trenino e/o gare-serpentoni iper combattute ma anche ad alto rischio, con incidenti, cadute ecc. L’esasperazione tecnica e dei costi ha ridotto al lumicino le Case impegnate, con in campo le sole Honda e KTM.

La Moto3 resta una categoria di accesso al mondiale per i giovanissimi piloti (troppo costosa, per i più), potenzialmente di lancio e poi di passaggio verso lidi più … appetibili, soprattutto per i vincitori del titolo e per pochi altri. Specie nelle ultime stagioni, gli italiani sono cresciuti quantitativamente e qualitativamente disponendo anche di mezzi (ufficiali) e team adeguati. Ciò, tuttavia, non è stato (fin qui) sufficiente per conquistare l’agognato titolo. Ogni anno c’è un nuovo vincitore ma è sempre “straniero”. Ogni anno la categoria si rinnova, quasi sempre con il campione del Mondo Moto3 che cambia classe.

Ciò dovrebbe semplificare l’assalto al titolo dei nostri, specie di chi rimane e quindi dispone (anche) di maggior esperienza. Ma i conti non tornano mai rinviando alla stagione successiva il “colpaccio” iridato. Così il titolo diventa una chimera. Diversi i motivi e, ovviamente, ogni pilota può accampare legittimamente proprie motivazioni sui mancati risultati, motivazioni spesso non campate in aria ma altrettanto spesso vere e proprie “scuse” per coprire i propri limiti e quelli dei rispettivi Team.

La semina fatta dalla Spagna da oltre 20 anni ha permesso ai piloti iberici ottimi raccolti, grazie a una accorta strategia capace di fare “sistema”. Anche il nostro vivaio è in crescita, pur se il baricentro rimane l’abusata pratica del “pilota con la valigia” e il mai sopito vezzo di pompare “fenomeni” che tali non sono. Ciò avviene per errori di valutazione e soprattutto per interesse di business, dato che il pilota – già dalle minimoto – è considerato una “risorsa”, anche di tipo economico.

Il più delle volte i risultati non sono pari alle aspettative e portano a cocenti delusioni. Non è un caso che ancora oggi il pilota italiano più blasonato e più avanti in classifica MotoGP è Valentino Rossi, avviato verso i suoi splendidi 40 anni! Tornando alla Moto3, a Brno, serve la svolta, fermando la corsa trionfale di Jorge Martin. Da parte dei nostri serve la vittoria perché oggi il titolo non si vince stando in difesa, senza salire sul gradino più alto del podio.

Martin, sei pole e cinque vittorie nelle prime 9 gare 2018, ha 130 punti con un vantaggio di 7 lunghezze sul secondo Bezzecchi (123) e di 31 sul terzo Canet (92). Di Giannantonio è quarto (91) davanti a Bastianini (84), Rodrigo (65), Kornfeil (61), Migno (60), Ramirez (57), Dalla Porta chiude la top ten (46). Gli altri italiani: Antonelli 11° (45), Arbolino 20° (24), Foggia 24° (13), Bulega 27° (7), Pagliani 28° (6), Nepa 33° (0). Che dire? Chiudiamo qui lasciando parlare i numeri.

Adesso, si impone, anche per l’ottimo 19enne riminese Marco Bezzecchi, un deciso cambio di passo. con un unico obiettivo: attaccare per vincere. Molti dei nostri “giovani leoni” in Moto3 pensano al futuro, al salto di categoria nel 2019. Ciò può essere di stimolo ma anche un limite rispetto alla massima concentrazione richiesta in un campionato ancora lungo, aperto, ma dove è facile sbagliare. Non ci sono scorciatoie e la vetta si raggiunge guadagnandola scalino dopo scalino. Un conto è arrivare in una categoria superiore con il titolo iridato in tasca (o almeno essendoselo giocato), un altro conto è arrivarci con un pugno di foglie secche. C’è bisogno di campioni veri e consacrati. Di promesse … mancate il motociclismo è pieno.

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