MotoGP, pagelle: Marquez, trionfo annunciato. Ma Rossi non molla. Delusione Ducati

Le pagelle del GP di Germania di Massimo Falcioni.

La gara: voto 9+. Giove pluvio risparmia i cieli della Sassonia finalmente assolata ma Marquez non concede tregua suonando la “nona” e togliendo ogni illusione ai suoi avversari: ha già in tasca… mezzo titolo e la chiave per l’altro mezzo! Nel 2017, dopo il Sachsenring, la classifica corta (in quattro dentro 10 punti) teneva aperto il mondiale, oggi dal primo al quarto ci sono 77 punti e 46 dal primo al secondo! E’ tutto un arzigogolare di gomme, assetti e grip ma è il “manico” a fare la differenza. Vedi Marquez, l’infinito (la prima Honda dopo la sua è 8°) Vedi Rossi, il sempreverde (la prima Yamaha è la sua). Ducati? Non bene in pista e non bene fuori, con i piloti a “beccarsi” e peggio. Quattro Rosse in fila, ma tutte fuori podio. Dopo la sosta, stessa musica con il “funambolo” Marc a giocare a “gatto col topo”? Si vedrà.

Marquez: voto 10+. Dalla FP1 alle qualifiche alla corsa, fa e disfa come vuole il furetto “mangiatutti” della Honda (voto 10). E’ lui l’alieno in pista che fa la differenza. Una lucidità tattica e strategica pari alla classe e alla determinazione. Si chiama talento. Anzi, grande talento: fa con facilità ciò che agli altri non riesce neppure con gran fatica. Merita quel che raccoglie in gara e in campionato. Chi lo ferma?

Rossi: voto 9+. Il pesarese della Yamaha (voto 9) si rigenera, miglior risultato stagionale, nessuna sbavatura, corsa di sostanza, gran secondo dietro all’alieno Marquez, quindi “primo” dei “terrestri” in gara e in campionato. Qui nel 2017 Vale subì l’onta nella lotta interna: fece 5° dietro (anche) alla M1 2016 satellite del rookie Folger (studiato in questo weekend diligentemente dal Dottore!...) e dietro a Vinales: 4° nel mondiale. Il “vecchietto” va (anche la M1!) e non molla guadagnandosi la pagnotta sul campo. Non è poco all’orizzonte dei 40 anni!

Vinales: voto 8+. Solita partenza al ralentì (perché?), solita rimonta super ma intascando “solo” l’ultimo gradino del podio. Quando nel finale Maverick giunge come un ciclone Vale fa muro e Marquez è già su un altro pianeta. Pilota aggressivo e di qualità, in (forte) risalita, cui manca (solo) la … spinta iniziale. Il 2° e il 3° posto delle M1 dimostra la scarsa consistenza delle critiche di Rossi (ma anche di Vinales) sulla scarsa competitività Yamaha. La Casa dei tre diapason lascia dire: “So’ ragazzi!”.

Petrucci: voto 7+. Il ternano non agguanta il podio finendo quarto ma salvando la gara e la faccia alla Ducati (voto 6-). Danilo non fa miracoli (e nemmeno li annuncia) ma è lui il primo delle Rosse. Petrux accusa Jorge per il contatto al 25° giro: “Mi ha fatto perdere tempo, forse il podio” e va anche “fuori dalle righe” riproponendo polemiche da minestra riscaldata. Al futuro “tutto-ufficiale” di Borgo Panigale non servono “bla-bla”. Serve invece un altro “clic”. Ma ci vuole il “quid”.


Bautista: voto 8. Con una Ducati old time versione Aspar si tiene dietro gli “ufficiali” ben più blasonati (e pagati) Lorenzo e Dovizioso. Per Alvaro vale come un podio, forse di più.

Lorenzo: voto 6-. Il maiorchino, incostante o peggio, si illude e illude con una partenza e una prima parte di gara da sogno. Invece del trionfo “tris” dopo gli exploit del Mugello e Barcellona arriva un incolore 6° posto, pur se meglio del 7° del Dovi, ma “suonato” dal Petrux cui Jorge ha tolto il saluto. Il maiorchino continua a giocare il jolly delle “morbide”: solo un azzardo o una somarata che – ripetuta - diventa una presa per i fondelli? Idem il ballo degli assetti per il grip. Ducatisti e Ducati da “montagne russe”, spesso in… confusione.

Dovizioso: voto 5. Andrea vola (molto) basso anche al Sachsenring cogliendo un più che modesto 7° posto. Non è il replay del 2017 ma quasi quando il forlivese arrancava finendo 8° a 20 secondi. Nuovo segnale di rientro nei ranghi o addirittura di crisi? I “se” del Dovi non fanno farina, né punti pesanti in classifica. E non basta la firma di un contratto per dimostrarsi competitivi e tornare vincenti. Orecchie basse e visi lunghi nel box Rosso. A Brno la svolta?

Iannone e Rins: voto n.c. Entrambi coinvolti nel patatrac del primo giro innescato da un Pol Espargaro fuori misura. Peccato.

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