MotoGP, Germania: Marquez immenso e inarrestabile. Rossi e Vinales a podio

No, la MotoGP non è la Moto3, ma oggi nel toboga del Sachsenring Marquez ha fatto come Martin nella classe cadetta, giocando a gatto col topo.

MotoGP, Germania: Marquez immenso e inarrestabile. Rossi e Vinales a podio

No, la MotoGP non è la Moto3, ma oggi nel toboga del Sachsenring Marquez ha fatto come Martin nella classe cadetta, giocando a gatto col topo. Un trionfo, l’ennesimo, quello del campione del mondo in carica, costruito con la certezza di avere una carta in più, lasciando sfogare per quasi metà gara il futuro compagno di squadra Lorenzo, per poi saltare al comando dosando le forze e misurando gli avversari fin sotto alla bandiera a scacchi.

Una vittoria, dunque, più di testa che di manico, a dimostrazione che al di là dei continui svarioni in prova, Marquez mette in corsa, oltre a talento e voglia di primeggiare, un livello di maturità e di sicurezza di fronte ai quali gli avversari possono lottare solo per la seconda posizione. Il risultato di Marquez può apparire facile, se non addirittura scontato. Ma invece la “nona sonata” del fenomenale spagnolo è opera mirabile, il frutto raccolto perché coltivato con inflessibile determinazione, magistrale accortezza, superba strategia.

Marc non voleva perdere l’occasione del “suo” Sachsenring, crocevia del Mondiale 2018, e non l’ha persa, lasciando agli altri, nessuno escluso, le briciole. Sono le classiche situazioni in cui, salvo il Marquez “marziano”, fra i “terrestri” torna ad emergere Valentino Rossi, anche lui tatticamente superbo nella sua capacità di cogliere il momento dell’attacco e di mantenerne i frutti, anche oggi sul podio, seppur solo d’argento, ma dal valore aureo perché dietro c’è Vinales, una gran rimonta ma limitata al terzo gradino perché davanti si erge il muro di Valentino, se pur a un soffio di mezza manciata di decimi.

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Onore, dunque, con la fanfara, al Marquez “diavolaccio”, qui al nono trionfo consecutivo (il sesto in MotoGP), alla sesta vittoria 2018, sempre più lanciato verso il nuovo titolo iridato, con adesso 46 punti di vantaggio sul secondo Valentino. Grande Marc! Anzi, unico! Ma giù il cappello davanti a Rossi e a Vinales (56 punti da Marquez) passati dalla debole difesa annunciata alla vigilia al solidissimo contrattacco, grazie anche a una Yamaha che – chissà perché? – ritrova in gara una competitività talmente elevata che, senza l’ingombrante presenza di Marquez, sarebbe vincente.

Chi esce dal Sachsenring con le orecchie basse è la Ducati. Non sono bastati né la fuga per quasi metà gara di Lorenzo (frenato poi dalla gomma anteriore morbida e anche da due suoi svarioni) né il quasi exploit di Petrucci - prova di gran livello, ma bruciato nel finale da Vinales locomotiva - a convincere che non fosse solo una illusione. Giornata “no” per le Rosse, aggravata dall’opaca prestazione di Dovizioso (mai fra i primi e alla fine settimo a quasi 8 secondi di distacco!), non certo raddrizzata dal buon quinto posto di Bautista.

A Borgo Panigale si pesta nel mortaio ma così, oltre al can can di propositi e promesse, non arrivano vittorie in gara né tanto meno i titoli mondiali. Il campionato non esce dal GP di Germania in modo assai diverso da come ci era entrato, caso mai – questo il nostro umile parere – conferma quel che si sapeva prima e il suggello viene dalla classifica generale. Di solito i numeri dicono di più e meglio delle parole. Il resto in cronaca.

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