SBK, Misano 2018: super Rea, uno-due da mondiale

Gara impepata, Rea un gigante-mattatore, giù il cappello per il coriacissimo Van Der Mark, una forte pacca sulle spalle al ritrovato graffiante Melandri.

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Gara impepata, Rea un gigante-mattatore, giù il cappello per il coriacissimo Van Der Mark, una forte pacca sulle spalle al ritrovato graffiante Melandri. Questo è il podio di Gara 2. Questa è la corsa, da cuore in mano, sull’ostico e infido toboga romagnolo anche oggi ben poco affollato sugli spalti.

Il resto, tutto il resto è contorno, compresi Davies, quarto, lo sconfitto della giornata (+2.382) e Sykes quinto (+4.535), più sconfitto ancora, davanti a Lowes (+6.559), Savadori (+7.193), Laverty (+9.972), quindi Baz (+13.874), Camier (+14.047) e, a un quasi abisso, il deludente Rinaldi (+26.003), Razgatlioglu (+28.886), Canepa (+33.758), Gagne (+34.751), Ramos (+36.892), Fernandez (+36.983).

Peccato per il ko del motore della Ducati del Team Barni che ha tradito Fores, in testa per quattro tornate. Di fatto si ripete quel che si sa e si è già visto in precedenza: per i regolamenti-bluff che impongono al vincitore di Gara 1 (Rea) lo start in Gara 2 dall’ultima casella della terza fila, il nord-irlandese è costretto all’inizio a fare numeri acrobatici e rifilare … “botte” a destra e a manca, per districarsi nel groviglio e riagguantare con una rimonta a tratti da brividi i fuggitivi che, ovviamente, non si lasciano sfuggire la possibilità del colpaccio. Una ghiotta occasione, soprattutto per il portacolori olandese della Yamaha-lepre che ha tentato prima la fuga, poi alzando la barriera per l’alt al rientro del campione del mondo puntando a bissare la vittoria nel GP d’Inghilterra (lì ci fu addirittura la doppietta).

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Ma col trascorrere dei giri, scansate di forza tutte le pedine (durissimo su Sykes e su Davies!), a suon di giri veloci martellando sul ’35 basso, Rea – dopo la bagarre con l’ostico Melandri - entra nella scia di Van Der Mark, lo pressa all’inverosimile, superandolo a due giri dalla fine con una sberla-ko, vera e propria fiocinata, nella esse dopo il traguardo e andando così a fare il tris dopo le doppiette di Imola e di Laguna Seca.

Applausi! Salgono così a 10 le vittorie stagionali di Rea (64 in carriera, 6 a Misano, ottavo podio consecutivo!) – diventano 120 le vittorie della Kawasaki - e soprattutto si allunga ancor di più il vantaggio, già pesante, sugli avversari: 92 lunghezze sul secondo Davies (370 punti contro 278), 122 punti sul terzo Van Der Mark (248 punti), 152 sul quarto Sykes (218), 177 sul quinto Melandri (193). Seguono Lowes (193 punti), Fores (164), Laverty (113), Razgatlioglu (100), Savadori 10° (92) ecc.

Mondiale chiuso? Non è bello dirlo. Ma è fin troppo facile ritenere che il mondiale SBK 2018 è chiuso. Con davanti altri quattro round (8 corse) e con il vento che tira in pista, Rea è realisticamente inarrivabile (pur se matematicamente il discorso non è chiuso) potendo gestire come ritiene meglio la situazione. Tutto qui? No. Va dato a Cesare quel che è di Cesare e a Rea quel che si merita.

Oggi (anche oggi) ha vinto il pilota: la Yamaha, già in forte crescita nelle ultime gare (sancita da ben tre successi), qui con Van Der Mark ha dimostrato maggiore velocità e più accelerazione della “verdona” costretta in difesa per il... depotenziamento del motore. Ovvio che incidono – e come! – i 600 giri in più che portano alla moto della Casa dei tre diapason quella decina di cavalli in più (magari una quindicina…) che impongono a Rea numeri da gran giocoliere, con le sbavature e i rischi conseguenti.

A tenerlo in piedi, evitando patatrac, è il suo talento e la sua determinazione, nonché una lucidità e una capacità tattica e strategica da fuoriclasse. Jonathan merita, oltre questa doppietta e la leadership mondiale, il plauso di tutti. Tant’è se ne dica Ducati ha (ancora) una gran moto. Sulla pista di casa Melandri si è (in parte) riscattato dalla opaca prestazione di ieri anche se il trionfo del 2017 è lontano mentre Davies non ha bissato il semi exploit di Gara 1. Restano entrambi, pur nella loro diversità, due piloti di gran statura, ma vuoi per un motivo vuoi per un altro motivo (leggi la non definizione dei rispettivi contratti) sia Marco che Chaz vanno a corrente alternata. Peccato. Il resto in cronaca.

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