MotoGP, Ducati liquida Jorge. E se il maiorchino fosse l’ago della bilancia?

Amen. A Borgo Panigale la messa è finita.

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L’amministratore delegato Claudio Domenicali con una dichiarazione cardinalizia: “E’ un grande pilota che non è riuscito a trarre il meglio dalla nostra moto” ha spento la luce, svitato la lampadina, dando il benservito a Jorge l’errante, cui va l’onta del peccatore per non essere riuscito a portare in gloria la Rossa. C’eravamo tanto amati. E’ finito così, di fatto, il sodalizio già da mesi claudicante fra Ducati e Jorge Lorenzo annunciato all’inizio dai capi della Casa di Borgo Panigale come evento storico, con 25 milioni di euro di compenso (più bonus) considerati un “sacrificio necessario”, una bazzecola, perché con l’arrivo del maiorchino sella Rossa sarebbe arrivato – “do ut des” - anche il titolo mondiale MotoGP.

Oggi, dopo il fiasco totale per mancanza di uno straccio di risultato, si raccolgono solo amari sfoghi e foglie secche. A Jorge, oltre al rospone che non va né su né giù, e al legittimo ma non semplice desiderio di riscatto (di vendetta?), resta in tasca un bel gruzzolone. A Ducati resta l’ennesima delusione per una scelta di cui, adesso, pare che nessuno sia responsabile, neppure di parole e affermazioni “fuori dal sen fuggite”.

Il progetto, costato a Ducati sul piano dell’immagine e dell’investimento complessivo ben oltre 25 milioni di euro, viene quindi liquidato così, senza una parvenza di analisi tecnica, alla guisa di battuta da Domenicali sperando nella clemenza del tempo (capace di lenire le ferite anche dei grandi amori finiti) e soprattutto sperando che Andrea Dovizioso, appena ingaggiato per un altro biennio, riporti in trionfo la Rossa sin dal prossimo round casalingo del Mugello e si rimetta in corsa per conquistare l’agognato titolo iridato MotoGP 2018. A questa speranza, ci associamo anche noi convinti della bontà del progetto della Casa bolognese.

Ma non sarà facile, come dimostra questo inizio di stagione. Con ancora 14 gran premi davanti tutto può accadere. Messi i contendenti sulla bilancia e fatti due conti non ci vuole l’acume del grande stratega per capire che per vincere la partita, alla fine, potrebbe essere determinante il gioco di squadra. E qui casca l’asino. Perché, fatta la frittata, usare il tono lapidario mettendo la croce addosso al maiorchino? Cui prodest? E se strada facendo fosse proprio Jorge l’ago della bilancia e la Ducati dovesse chiedergli una... mano pro Dovi? Un Lorenzo incarognito fa danni a stesso, figurarsi quanti danni può fare al proprio (ex) compagno di squadra e alla propria (ex) Casa. Il matrimonio è finito, non “consumato”. Forse i cocci sparsi faranno altri danni. A Ducati. Jorge, adesso una bomba ad orologeria?

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