MotoGP, Jerez: quel “pasticciaccio” del 18° giro alla curva 6

Non si placano gli strascichi polemici dopo il “patatrac” che a 7 giri dal termine della MotoGP di Jerez ha coinvolto in una caduta “a domino” Dovizioso, Lorenzo, Pedrosa.

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Non si placano gli strascichi polemici dopo il “patatrac” che a 7 giri dal termine della MotoGP di Jerez dominata da Marquez ha coinvolto in una caduta “a domino” Dovizioso, Lorenzo, Pedrosa, tutti e tre ko. E’ stato un incidente di gara come tanti altri nel motociclismo dove un sorpasso riuscito può condurre sugli altari e uno non riuscito può portare nella polvere.

A caldo, Dovizioso nel ghiaione ha fatto un gesto di stizza contro il compagno di squadra, poi più tardi ha puntato il dito contro Pedrosa che a sua volta ha accusato Lorenzo: “Non è stato un incidente di gara, Jorge doveva guardare!”. Il maiorchino si smarca: “E’ stata solo sfortuna per tutti e tre, chi pensa che io abbia qualche colpa, non capisce molto di moto”.

Un fatto è certo. In questi casi non c’entra niente il destino trattandosi di una carambola innescata da una manovra (di Dovizioso) legittima quanto rischiosa, azzardata e abortita per aver superato i limiti in frenata. Tecnicamente è quindi un errore del pilota, che ci può stare specie quando si lotta per la seconda posizione e per il podio. Nessuna predeterminazione, quindi nessuna colpa per nessun pilota coinvolto anche se la dinamica che ha prodotto la “frittata” è evidente, messa in moto – ripetiamo - dal tentativo di sorpasso in staccata di Dovizioso su Lorenzo che ha (anche lui legittimamente) tentato di resistergli.

Entrambi i ducatisti arrivano lunghi consentendo a Pedrosa di infilarsi prendendo la linea interna della curva. La manovra di Dani è senza errore in quanto, piegato con la sua moto in piena curva con il capo verso il basso, non può vedere Lorenzo che dall’esterno, da sinistra, tenta di rientrare in traiettoria con eccessiva foga, incurante di chi sopravviene. Qui sta l’errore di Jorge. Quindi le traiettorie si incrociano, i due spagnoli vanno a terra coinvolgendo Dovizioso.

Il Dovi dice che senza l’incidente avrebbe raggiunto il battistrada Marquez, giocandosi con lui la vittoria. Con i se non si fa la storia. Di certo sarebbe andato sul podio, probabilmente secondo. Ma la questione è un’altra e riguarda la Ducati, uscita da Jerez con un pugno di foglie secche e con le orecchie basse.

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Ciò non per difficoltà tecniche, in quanto le Rosse anche su un tracciato storicamente ostico hanno dimostrato una competitività elevata, bensì per limiti di conduzione generale del Team e di gestione tattica in gara. In gioco c’è il titolo di campione del mondo MotoGP con forti interessi internazionali di immagine, commerciali ed economici. Le corse sono imprevedibili ma una grande Casa deve poter far fronte alla ruota che gira con strategie e tattiche ben definite per poter far rendere al massimo il proprio pacchetto Team-moto-piloti.

Per vincere non basta avere potenzialmente il miglior pilota o la migliore moto: conta l’equilibrio del mix e il “clima” interno che rende possibile tradurre e utilizzare al meglio tutto il potenziale a disposizione. Le anime belle si scandalizzano per i “giochi di squadra” come se Gilera, Guzzi, MV Agusta, Benelli, Aprilia e la stessa Ferrari in auto (nonché le grandi Case motociclistiche tedesche, inglesi e giapponesi) abbiano corso e vinto per opera dello spirito santo.


A cosa servono, oltre che per lo sviluppo tecnico, due piloti nella stessa squadra? Se due è peggio di uno, meglio uno. Ancor meglio, due “giusti”. La storia dimostra che non è impossibile anche se i fatti dimostrano quanto ciò sia difficile in Ducati. La famosa “Mappa 8” di Valencia 2017 – l’obbligo di cedere posizione al Dovi in lotta per il mondiale non rispettato da Lorenzo – è stata la cartina del tornasole di un difficile clima interno alla Ducati, carico di tensione e di incapacità di decisione confondendo le priorità, in questo caso a danno di una grande azienda e di un grande Gruppo industriale mondiale.

La difficoltà nel rinnovo dei contratti dei piloti è la conferma di questo stato “fluido” dove si sente la mancanza del “manico” sulla tolda di comando. L’incidente di Jerez è anche frutto di una tensione fra i piloti della Rossa e fra questi e il Team che va superata senza indulgere oltre. Altrimenti quello di Jerez, per la Casa di Borgo Panigale, non sarà l’ultimo disastro.

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